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Un’etichetta per il cibo “fatto in casa” Opinion leader

Parigi – La Francia è sicuramente un regno dell’alta cucina ma anche  purtroppo anche della gastronomia del microonde: per proteggere i clienti e  continuare a mantenere alto il prestigio dei “maîtres à manger”  è stato ora deciso che un’etichetta segnalerà sul menu il cibo fatto non dall’assemblaggio di prodotti industriali, ma frutto della creatività di cuochi ai fornelli.

Quando si penetrerà in uno di questi templi  delle papille abilitato a etichettare come “Fait Maison”   le specialità proposte dal menu si potrà essere certi  che sono state preparate al 100% nelle cucine del ristorante con prodotti non lavorati.  In un primo tempo il progetto di legge,  che sta ultimando il suo iter parlamentare, avrebbe voluto aggiungere anche “prodotti freschi” ma i legislatori hanno poi lasciato cadere questa ulteriore esigenza lasciando così le porte aperte ai surgelati.

Un decreto preciserà i prodotti ritenuti non lavorati che potranno essere utilizzati, come il burro, l’olio, la farina ecc. Naturalmente la misura che sta adottando il Parlamento, ha già suscitato critiche, con chi la ritiene poco vincolante e chi la ritiene di difficile applicazione.  Altri già annunciano che non apporrano il “Fait Maison”  perché, per evitare frodi, comporterà una sorveglianza speciale da parte dei “Nas” francesi mentre gli altri ristoratori subiranno minori controlli.

La maggioranza però  ritiene questo logo un passo verso una maggiore trasparenza nella giungla della ristorazione d’oltralpe, dove ormai il fast food è in crescita costante a scapito di caffè e ristoranti. Un po’ per motivi di crisi economica un po’ per  i tempi  sempre più ridotti della ‘pausa pranzo’, cosicché, ad esempio, nella regione parigina  tra il 2000 e il 2010 la ristorazione rapida aumentata del 75% contro il 20% di quella tradizionale.

Che negli ultimi tre anni ha perso 72 milioni di visite mentre Mac Donald’s,  che ha in Francia il suo secondo mercato mondiale, avanza con una crescita del 4%.  Secondo il grande chef Alain Ducasse tre quarti dei 150.000 i ristoranti francesi “fanno della cucina industriale’’.  Era forse ora che un’etichetta segnalasse chi cucina e chi riscalda: sono due mestieri diversi, ha scritto al quotidiano “Le Monde”  un suo lettore che come molti altri ritiene ‘legittimo sapere cosa c’è nel piatto”.

Foto. foodie.it

 

 

 

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