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Unicoop Firenze.Contestato Contratto Integrativo Cronaca

Era il 20 settembre scorso quando presso la sede di Unicoop Firenze veniva presentato alla stampa il nuovo contratto integrativo aziendale di Unicoop Firenze. Da superstore a ipermercato, 25% degli utili da dividersi fra i lavoratori, 36 ore settimanali a differenza di altri big della grande distribuzione. Accolto positivamente dalla pubblica opinione il contratto sembrava delineare un orizzonte roseo per gli oltre 8000 dipendenti della storica cooperativa. Ma, in certe cose, c'è sempre un ma.

La Cgil che vogliamo: “Contrarietà a ipotesi accordo” – A lanciare una dura contestazione al “modello tedesco” immaginato e messo su carta da Unicoop è la branca toscana dell'area programmatica “La Cgil che vogliamo” della Confederazione Generale del Lavoro. In una nota diffusa in questi giorni, dal suggestivo titolo “Che succede in Unicoop Firenze”, la “Cgil che vogliamo” si definisce «contraria all'ipotesi di accordo» che proprio in queste ore nei quasi 100 negozi Unicoop è sottoposta al vaglio delle assemblee dei lavoratori.

Cosa non va nel contratto? – Secondo quanto sostenuto dall'area programmatica toscana del sindacato, il nuovo testo introdurrebbe «pesanti novità negative in termini salariali», riducendo il costo per le ore di straordinario e di supplemento. Ma non solo. A finire nel mirino de “La Cgil che vogliamo” ci sono anche le «pesanti diversità nell'orario di lavoro» fra i dipendenti, attuate da Unicoop per scaglionare i carichi di lavoro. Con il nuovo contratto i nuovi assunti saranno impiegati per 40 ore settimanali, nei minimercati si lavorerà per 38 e negli altri per 36. Il testo non riporterebbe fra l'altro «i parametri del salario variabile» e non darebbe vita, diversamente da quanto promesso, alla formula del dividendo al 25% degli utili per i lavoratori della cooperativa.

“Mancanza sistematica di democrazia” – Enrico Talenti, di Filcams-Cgil, è furioso per le modalità con cui si sta portando avanti l'approvazione del contratto, che «calpestano» i diritti dei lavoratori e che porteranno a una situazione in cui essi «avranno meno di ciò che hanno adesso». All'interno delle assemblee dei lavoratori votanti vi sarebbe una «sistematica mancanza di democrazia», dovuta al fatto che la trattativa è andata avanti con Rsu scadute da tre anni, senza «modalità di votazione certe» e con l'impossibilità per i delegati sindacali non d'accordo con l'architettura contrattuale di esprimersi nelle assemblee. Pena, il loro allontanamento dalle votazioni.

Il duro documento è stato firmato dalle seguenti Rsu, sigle e punti vendita: RSU La CGIL che Vogliamo, Iper Arezzo, Iper Montevarchi, Super S.Sepolcro, Super Arezzo, Minimercato Montevarchi, Super Signa, Super S.Casciano, Super Coverciano Firenze, Super Ponte a Greve, Super Gavinana, Super Neto Sesto, Magazzino Scandicci, Uffici Scandicci, Uffici S.Reparata e
Alcune RSU negozi di Pisa

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