energee3
logo stamptoscana
Edizioni Thedotcompany

Un’intesa fra Regione e medici rilancia le cure primarie Cronaca

L’accordo fra Regione Toscana e Fimmg (Federazione medici di medicina generale) che è stato presentato oggi 26 novembre dall’assessore Daniela Scaramuzzi e dal segretario regionale Fimmg Vittorio Boscherini prefigura una sorta di rivoluzione copernicana del sistema di assistenza sanitaria.
Si tratta infatti di un’intesa che si fonda su due pilastri centrali nella riorganizzazione del servizio stesso: il medico di famiglia da un lato, il livello territoriale della gestione della salute dall’altro.
Fermo restando che le acuzie trovano il loro naturale ambito nell’accesso e nelle cure ospedaliere, tutto ciò che riguarda cronicità, prevenzione, salute in senso largo che comprende anche abitudini di vita e screening sulla popolazione rientra nel caso della cosidetta “sanità di iniziativa”.
Cosa significa esattamente? E in che modo impatterà sul quotidiano svolgersi dei nostri percorsi di salute?
Innanzitutto, alcuni dati: in Toscana sono presenti oltre 150mila pazienti con farmaci antidiabetici, di cui un quinto trattato con insulina; circa 770mila pazienti in cura con farmaci antiipertensivi; si verififcano circa 11mila infarti miiocardici acuti; poco meno di 11mila sono gli ictus cerebrali che si verificano ogni anno; i pazienti toscani con più di 65 anni affetti da bronco pneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) sono circa 100.000; gli anziani ultrasessantacinquenni affetti da scompenso cardiaco sono circa 55.000. Non solo: molte di queste patologie sono compresenti nella stessa persona; gli anziani residenti in Toscana con almeno 3 malattie croniche sono stimati in circa il 9% degli ultrasessantacinquenni (oltre 70.000 persone).
Il risultato di tutto ciò, che è un vero e proprio cambiamento epocale rispetto al passato, lo spiega il segretario della Fimmg: “Si vive di più ma con due-tre-quattro patologie croniche –spiega Boscherini – il che significa un assorbimento di risorse quasi del doppio rispetto al passato. Se non si riesce ad affrontare questo nodo, il sistema sanitario nazionale salta. Come fare? Tutto ciò che è gestito a livello di territorio costa meno. Perciò è necessario spostare la cura delle patologie croniche dal livello ospedaliero a quello territoriale. Come? Trasformando il metodo di cura seguito dalla medicina generale fino a oggi, un metodo nato per fronteggiare le acuzie, nel senso della medicina di gruppo”.
In soldoni, significa prevedere per legge il raggruppamento di medici che condividano operatori sanitari, personale infermieristico, strumenti diagnostici, ecc. Una realtà già in essere per circa un 30% dei medici ma che si vorrebbe estendere alla totalità. Un’organizzazione che consentirebbe di attuare quel principio di “sanità d’iniziativa” che è un po’ la risposta toscana ai tagli e ai disagi che la sanità ha dovuto subire in questi ultimi tempi: vale a dire, il cambiamento delle forme in cui si manifestano le patologie, con la loro cronicizzazione, conduce a non attendere più il manifestarsi dell’acuzia, ma il tendere a prevenire le crisi. Lo “slogan”: non è più il paziente che si rivolge al sistema ma è il sistema che cerca il paziente, è un po’ la semplificazione del concetto: il team (AFT, aggregazione funzionale territoriale previsto di 25 medici) segue la storia clinica del paziente, lo sollecita nel rispetto delle regole, lo accompagna nel percorso di cura. Non solo, ma serve anche per la continuità di cura in seguito alla dimissione dall’ospedale. Ciò significa che recarsi dal proprio medico sarà sì possbile, ma in caso di assenza si sarà seguiti ad esempio da un altro medico che comunque conosce la nostra storia clinica.


 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »