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Università di Siena: dure verità, senza paura Opinion leader

Alla vigilia non erano mancate prese di posizione dissuasive: sarà proprio il caso di ripristinare la cerimonia dell’inaugurazione, quando permangono allarmanti le cifre di bilancio e la magistratura sta concludendo un’inchiesta non priva di inquietanti rivelazioni? Il rettore Angelo Riccaboni ha osato e alla luce dei fatti si deve riconoscere che ha fatto bene. Nel suo discorso non un cedimento alla retorica d’uso. Ha prima delineato una diagnosi severa e conclusivamente additato le difficile ma non impraticabili vie di una ripresa in grande stile. Si sa che non è dietro l’angolo, ma non aiutano a individuare praticabili soluzioni coloro che alzano i toni delegittimando tutto e tutti.
Riccaboni ha detto di voler evitare la gradevolezza di un discorso ben confezionato, non l'ha evitata e, per siglare i tre punti chiave del suo dire, ha convocati nientemeno che Wittgenstein. Stendhal e Montaigne.         
Nel riepilogare le cifre della situazione finanziaria ha ricordato un famoso passo di Wittgenstein: “Tutto quello che si può dire, si può dire chiaramente”. E la chiarezza non è mancata: “ Il disavanzo di amministrazione, che esprime in maniera sintetica l’indebitamento netto del nostro Ateneo, al 31 dicembre 2010 era pari a 37,8 milioni. I mutui accesi alla stessa data valevano 95 milioni di euro.
Si tratta di cifre assai significative. Ma la criticità più preoccupante della nostra situazione finanziaria è rappresentata dal disavanzo di competenza che viene prodotto ogni anno. Tale disavanzo, che inevitabilmente genera nuovo debito, risultava per il 2010 pari a 18 milioni di euro”. Dunque occorreranno non solo misure straordinarie – come la vendita, già iniziata, di alcuni prestigiosi immobili – ma chiusura di sedi periferiche, riduzione dei dipartimenti, prepensionamenti e tagli dolorosi. Conforta che in una situazione così scabrosa l’Università mantenga standard elevatissimi e abbia un intatto potere di attrazione.  
Nella recente classifica Censis, basata sui servizi agli studenti, l’Ateneo senese si piazza al secondo posto su scala nazionale, e vede 7 delle proprie 9 facoltà nei primi dieci posti delle rispettive graduatorie di merito. In continuità con il trend positivo registrato nell’anno accademico 2010/11 (aumento del 3.3%), anche i dati delle immatricolazioni per l’anno accademico 2011/12  hanno evidenziato un buon incremento. Complessivamente, gli immatricolati sono cresciuti di oltre il 40%.
La cooperazione con gli enti locali e gli enti senesi che a vario titolo hanno a cuore le sorti dell’Università sarà essenziale, ma Riccaboni non ha esitato a invocare una crescita della dimensione regionale e europea. E qui è spuntato Stendhal.: “L’amore per la città di Siena non deve confondersi con il “patriotisme d'antichambre” – ha ammonito –, espressione
con cui Stendhal ironizzava sugli eccessi campanilistici degli italiani”. “ Troppo spesso l’Europa – ha aggiunto – vien fatta coincidere con le questioni difficilmente comprensibili della finanza. È forse inevitabile. Ma anche per il nostro Ateneo, come per il nostro Paese, l'Europa non costituisce un problema, bensì una parte consistente della soluzione”. La frase oggi suona piuttosto controcorrente, ma merita il consenso con il quale è stata accolta. E il rettore non ha escluso che l’Università si costituisca parte civile allorché saranno state ben individuate le responsabilità del dissesto .
Il peggior nemico è la paura, il paralizzante scetticismo. E qui ecco il saggio Montaigne ad ammonire: “La paura è la cosa di cui ho più paura” . “Il futuro invece esiste – ha affermato il Magnifico – e il percorso di rilancio è stato avviato, basandosi sul metodo della programmazione. Non sarà un percorso facile e rettilineo”. Programmazione col tempo è diventata un parolaccia. Che sia rilanciata da un economista che deve affrontare con realismo non un crac , come si è scritto, ma una condizione non misteriosa di estrema difficoltà è segno di tempi nuovi. Ed è in sintonia non casuale con i temi in agenda per l’Italia, con il sobrio e duro linguaggio di Monti & colleghi di avventura. Auguri! Come ogni volta, secondo una consuetudine antica, per l’inaugurazione dell’anno accademico il campanone della Torre del Mangia ha fatto udire  i suoi rintocchi. Ernesto Sestan notò che capita di rado che una città esprima in modo così solenne e simbolico la sua partecipazione alle vicende del suo Studio. Senza paura e per guardare al domani.


Roberto Barzanti       

 

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