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Università, studenti e il diritto all’acqua: sostenibile, economica e filtrata Breaking news, Cronaca

Firenze – La mobilitazione parte dalla casa dello studente “Calamandrei” e vede protagonista il collettivo SMU (Studenti Multietnici Uniti), che proprio in questi giorni ha “chiuso” con soddisfazione il confronto con la struttura per la questione del degrado dei bagni, ricevendo ampie rassicurazioni sul fatto che i lavori di risistemazione partiranno a breve. Questa volta, la rivendicazione è sull’acqua potabile.

“Il problema sembra residuale – dicono dal collettivo SMU – ma in realtà è molto sentito da tutta la popolazione studentesca”.

Ed ecco come funziona: all’interno della residenza studentesca Calamandrei (oltre 500 posti letto) ci sono sei fontanelli che distribuiscono l’acqua, filtrata, refrigerata, e bevande varie ; ma il vero problema, ribadiscono gli studenti, è l’acqua. Infatti, i fontanelli funzionano solo durante l’orario mensa (vale a dire, dalle 12.00 alle 14.15 e dalle 19.00 alle 22.00), all’interno della quale si trovano (tre);  e anche quelli del bar rispettano l’orario dell’attività. Risultano spenti anche il sabato (il bar chiude alle 14) e la domenica. I fontanelli sono posizionati tre nel locale mensa, e tre nel bar della residenza. La popolazione studentesca fissa si aggira su oltre quattrocento studenti, che però aumentano vertiginosamente se si mette in conto quelli che passano, quelli che vanno a studiare, quelli che si recano alla mensa da esterni.

Dunque, il problema che si pone è: innanzitutto, la scarsità dei fontanelli stessi, poi, il fatto che, quando non è in funzione la mensa, il bar e nel fine settimana, è praticamente impossibile avere “acqua buona” se non ricorrendo al rubinetto (dunque non filtrata) oppure alle macchinette erogatrici di bottigliette. O, ovviamente, rivolgendosi a esercizi commerciali all’esterno. La difficoltà più grossa si registra comunque nel fine settimana, quando, col bar che chiude alle 14.00, diventa impossibile fino al lunedì rifornirsi di acqua dal “beverello”. Difficoltà tuttavia ovviabile se si collocasse una macchina da tenersi aperta dal sabato pomeriggio, quando viene chiuso il bar.

La proposta del collettivo SMU? “Basterebbe posizionare dei fontanelli di solo acqua esterni alla struttura, magari all’ingresso principale, in modo che il rifornimento d’acqua sia continuativo e non più legato agli orari di mensa o ai giorni di “chiusura” del bar”. E nello stesso tempo, aumentando il numero di “beverelli” rispetto alla massiccia presenza degli studenti, dal momento che la Calamandrei è la più grossa struttura del genere a Firenze.

Tuttavia, il problema presenta anche un altro aspetto, più complicato. Intanto, proprio questo fine settimana sembra che il Direttore abbia intenzione, comprendendo le ragioni degli studenti, di far posizionare un nuovo “beverello” di sola acqua che potrebbe rispondere sia all’esigenza che si trovi esterno rispetto a bar e mensa, sia che rimanga aperto anche il sabato dopo la chiusura del bar. Il nuovo erogatore sarebbe a pagamento. Del resto è necessario ricordare che gli erogatori sono gestiti con un sistema di appalto, che prevede il pagamento del servizio a mensa aperta. La Dsu paga in relazione all’affluenza; vale a dire, se a pranzo si recano in mensa 1200 studenti, il Dsu paga per 1200 bevande. Tutto ciò solo a mensa aperta, dal momento che il contratto prevede casse aperte e lo “striscio” del tesserino. In ogni caso, qualcuno ricorda anche che il tentativo di lasciare aperti gli erogatori per prelevare gratuitamente le bevande anche al di là dell’orario di mensa, non andò bene, in quanto spesso gli erogatori arrivavano vuoti alla cena serale. Tirando le fila, nonostante la complessità, la possibilità che un nuovo beverello venga posizionato, capace di erogare acqua “buona” anche nel corso del fine settimana, potrebbe già essere considerata una “buona” risposta dagli studenti.

 

 

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