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Università, parte la contestazione al decreto Profumo Cronaca

Studenti universitari in fibrillazione in tutta Italia e anche a Firenze. Oggetto: il Decreto ministeriale del ministro Profumo, che modifica il sistema di tassazione universitaria. Una mossa che secondo gli studenti, metterebbe la parola fine al diritto allo studio, senza neanche preoccuparsi di aprire un confronto con le forze studentesche. Una protesta che potrebbe durare per "tutto il tempo necessario" come dicono alcuni rappresentanti degli studenti. Ma chi sono, questi studenti?

Hanno la faccia pulita dei ventenni, la voglia di migliorare il mondo tipica dell'età, e studiano all'università. E non è poco, visto gli ultimi dati delle immatricolazioni in caduta libera. In soli 10 anni, secondo il Consiglio Universitario Nazionale, si sono perse più di 50mila iscrizioni, come se sparisse la Statale di Milano o la stessa Università di Firenze. In attesa che qualcosa cambi, “aspettiamo il 24 e 25 febbraio, e vediamo” commenta tra l'ironico e il beffardo Giacomo, gli Studenti di Sinistra propongono un nuovo sistema di tasse “più equo” per un'università “più accessibile”. “Il sistema di calcolo delle tasse dell'Università di Firenze- spiega Giacomo, dei collettivi di sinistra- è basato sul reddito ISEE ed è suddiviso in 9 fasce reddituali, che penalizzano doppiamente i meno abbienti: da un lato infatti, se si rapporta l'ammontare delle tasse al corrispondente valore ISEE, emerge che i redditi medio-bassi sono tassati fino al 2,9% in più di chi si trova nelle fasce più alte; dall'altro, all'interno della stessa fascia di reddito, chi si trova nella parte inferiore della stessa è tenuto a pagare di più, sempre in proporzione, di chi si trova 'al confine' con la fascia superiore. Insomma- sintetizza Giacomo- è una doppia, ingiusta, distorsione”. Partendo da quest'analisi, gli studenti propongono una soluzione alternativa, ribattezzata “tassazione lineare proporzionale”: lineare, in quanto basata sull'idea progressiva delle tasse, che elimini gli scaglioni, e quindi le fasce di reddito; e proporzionale, come il metodo di calcolo utilizzato, secondo il principio fin troppo volte sbandierato in tanti settori, ma ben poco applicato, della proporzionalità della contribuzione. Tiziano, aspirante ingegnere, spiega in dettaglio: “Abbiamo elaborato una formula che, attraverso un sistema di aumenti percentuali legati al crescere del reddito e altri parametri, stabilisca una percentuale a ogni singolo valore ISEE. La percentuale così ottenuta sarà moltiplicata per il valore ISEE, in modo da garantire una reale progressività nella contribuzione”.

L'idea della formula, e della tassazione lineare, è già stata utilizzata in altri atenei, e sembra con buoni risultati: “All'università di Torino- aggiunge Andrea– è stata introdotta l'anno scorso, per ovviare ad un sistema di calcolo delle tasse che prevedeva ben 25 fasce di reddito diverse. La nostra situazione è diversa, ma i limiti sono gli stessi: paga di più chi ha meno soldi”. Ma non è finita qui: gli studenti chiedono che la soglia massima di contribuzione sia alzata dagli attuali 75mila agli 80mila euro, oltre i quali viene meno l'obbligo di presentare il proprio valore ISEE, pagando la contribuzione massima di 2mila euro annui, “in linea- aggiungono- con la maggioranza degli atenei italiani, che posizionano la fascia massima ben al di sopra dei nostri 75mila”. Consapevoli che il modello da loro elaborato necessiti di essere migliorato, gli studenti sperano nel maggior appoggio possibile da parte dei loro colleghi: “Questa è la tipica proposta dal basso, e ci auguriamo il massimo della condivisione- concludono- anche perchè il diritto allo studio non è, purtroppo, tra i temi discussi in campagna elettorale. Come non lo sono d'altronde il lavoro, e il precariato, che probabilmente ci attende una volta usciti da qui”. Che qualcuno ci provi, a dargli torto.

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