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“Upside Down”, una storia d’amore sottosopra Cinema

Adam ed Eden si innamorano l'uno dell'altra durante la loro adolescenza. C'è un solo problema, vivono entrambi su due mondi gemelli con gravità che attirano in direzioni opposte, uno sopra e uno sotto, così vicini, eppure da sempre irraggiungibili. Dieci anni dopo essere stati violentemente separati, Adam sfiderà la forza di gravità e intraprenderà una pericolosa missione per ricongiungersi con il suo grande amore. L'argentino Juan Diego Solanas è figlio d'arte del grande Fernando Solanas, uno dei più famosi esponenti del Grupo Cine Liberación, movimento cinematografico che univa la sperimentazione artistica con la forte componente politica e che in seguito si legò alla sinistra del presidente Juan Domingo Perón. Con un padre così è ovvio che al figlio sia nata la passione per il mondo della celluloide e per la sperimentazione visiva di cui “Upside Down” è un ottimo esempio.

Purtroppo va detto subito, “Upside Down” è un film imperfetto con molti pregi e pochi gravi difetti, una su tutti la sceneggiatura. Il tutto funziona egregiamente nel descrivere questi due mondi particolari, diversi, opposti e coesistenti, ma si perde immancabilmente nel finale. Pare che Solanas, autore anche della sceneggiatura, abbia speso tutte le sue energie per creare un'ambientazione fantastica e visivamente sbalorditiva, e che sia arrivato alla fine dei lavori con soli pochi metri di pellicola e abbia dovuto tirar fuori dal cilindro un finale raffazzonato.

Ma la forza del film sta tutta nella sua grandiosa, e per una volta originale, idea di ambientare la sua favola romantica in un mondo con doppia forza di gravità dove i corpi sono attratti dal pianeta d'origine ma non da quella dell'altro. Ecco così che nasce un gioco deliziosamente disorientante, un corto circuito tra l'alto e il basso che crea una sensazione continua di vertigine ed incertezza. I piani continuano ad intrecciarsi in un contrappunto tra i due mondi, separati dalla gravità ma anche dall'ipocrisia umana che rimane uguale anche nei mondi inventati dalla fantascienza.

Certo “Upside Down” non è “Inception” di Christopher Nolan, film che aveva portato una boccata d'aria fresca con un'idea e una messinscena alquanto originali, ma quantomeno, in un momento in cui ci vengono propinati continuamente film tratti da libri, ispirati a eventi reali, remake e reboot, va elogiata la spinta innovativa e sperimentale di cui “Upside Down” si fa portavoce. Con un'eccezionale potenza visionaria il film di Solanas riesce ad affascinare con le sue prospettive escheriane, stupendo e ingannando lo spettatore con continui cambi di piano, che grazie al 3D guadagnano quel valore in più che manca ancora a molte pellicole stereoscopiche.

Regia: Juan Diego Solanas
Sceneggiatura: Juan Diego Solanas
Genere: Fantascienza
Nazione: Canada, Francia
Durata: 107'
Interpreti: Jim Sturgess, Kirsten Dunst, Timothy Spall, Agnieshka Wnorowska, Frank M. Ahearn
Fotografia: Pierre Gill
Montaggio: Paul Jutras
Produttore: Studio 37, Onyx Films, Jouror Productions, Transfilm 

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