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Urbanisti contro Lupi, “Disegno di legge inaccettabile, arretramento clamoroso” Cronaca

Firenze – È Firenze la capitale dell’anti Lupi. Un documento di dura critica firmato da ricercatori e professori di urbanistica dell’Università di Firenze inchioda l‘ex assessore comunale a Milano, e ora ministro, Maurizio Lupi alle responsabilità di una totale deregolazione urbana e territoriale, nel caso venisse approvato il disegno di legge da lui proposto. Uno sfacelo per il già martoriato territorio italiano, dunque. E in Toscana si aprirebbe anche un problema in più: il contrasto tra legge nazionale e quella regionale, approvata a fine ottobre.

La bocciatura è totale: “Riteniamo, come urbanisti e come ricercatori, che questa proposta sia inaccettabile e che rappresenti un clamoroso arretramento, che non ha pari nel contesto europeo”. Il motivo, come si legge nel documento, è “la cancellazione, di fatto, della potestà pubblica in materia di pianificazione del territorio, istituzionalizzando la contrattazione con i proprietari fondiari di ogni scelta in materia”. “L’unico principio enunciato nel disegno di legge è la tutela dei proprietari- spiega il professore Marco Massa, già direttore del dipartimento di Urbanistica dell’Università fiorentina– dalla lettura degli articoli si nota come venga privilegiata solo una categoria di cittadini, quella dei proprietari, conferendo loro persino il rango di soggetti istituzionali, e in quanto tali autorizzati a “contrattare” con l’amministrazione le scelte di pianificazione”.

Non è difficile immaginare come la contrattazione possa diventare pericolosa nel caso di soggetti privati forti, come i grandi imprenditori. “È una legge a favore dell’abusivismo- continua senza mezzi termini Massa- e contro il senso del Pubblico, inteso nell’accezione più alta del termine. E anche paradossale: da un lato si distrugge il territorio, dall’altro si prevedono 7 miliardi di euro per la messa in sicurezza dello stesso per far fronte all’emergenza idro-geologica”.  Ma chi ha conosciuto Lupi da assessore comunale allo Sviluppo del Territorio a Milano dal 1997 al 2001 non si meraviglia: “Il ddl Lupi trae origine dalla legge urbanistica lombarda del 2005 che ha recepito tutte le ‘innovazioni’ sperimentate nel capoluogo lombardo durante il suo mandato.  La possibilità di negoziare atti, fino ad allora esclusivamente pubblici, nasce allora” conferma Maria Cristina Gibelli, professoressa al Politecnico di Milano.  

Ma non solo. Un’altra eredità lombarda, che potrebbe diventare realtà nazionale, è la previsione di un “registro dei diritti edificatori”: “In sostanza si prefigura la possibilità di accumulare dei ‘diritti di costruzione’ da accumulare nel tempo e ‘spendere’ alla prima buona occasione. Questi potranno anche essere acquisiti da altri, e commercializzati. Possiamo equipararli ai titoli tossici che hanno generato la bolla immobiliare” aggiunge ancora Massa. Un esempio? “Un terreno inedificabile, perché ad esempio vi si trova un bosco, cui vengono riconosciuti metri cubi da poter utilizzare altrove”. Crediti spendibili, ma anche scambiabili con altri proprietari, come se fossero punti del supermercato. A danno del territorio.

Ma se dell’istituzione del ‘registro’ ne parla diffusamente, il disegno di legge invece sorvola sulla lotta al consumo di suolo, “non prevedendo alcuna norma realmente efficace- sottolinea Massa- anzi liberalizzando gli interventi edilizi”. A differenza della nuova legge urbanistica toscana: “Di fatto si vieta di costruire nei territori non urbanizzati e per rendere efficace tale disposizione è prevista una forma di coordinamento e controllo a valore prescrittivo. Nel caso di contrasto tra comune e Regione, è la seconda che decide” aggiunge Luca Nespolo, ricercatore universitario che prosegue: “La nuova legge regionale si allinea a quanto già ampiamente consolidato a livello europeo”.

Niente di più lontano dal disegno di legge Lupi, dunque. Ma nel caso la proposta Lupi diventasse legge che ne sarebbe di quella regionale? “Il Governo del territorio è materia concorrente, ovvero sulla quale hanno potestà legislativa sia la Regione sia lo Stato. Quest’ultimo stabilisce i principi ispiratori e le Regioni la disciplina di dettaglio. In definitiva – conclude Nespolo- la legge toscana dovrebbe conformarsi agli indirizzi nazionali”. Un vero (eventuale) De Profundis per il testo regionale.

 

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