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Urbanistica, accelerata della giunta, la legge è in consiglio regionale Cronaca

Firenze – Con un’accelerata che nessuno si aspettava, oggi la proposta di legge n.74, che riguarda per buona parte modifiche inerenti alla precedente legge regionale urbanistica (la n.65), arriva in consiglio regionale. La proposta di legge, che si trova allo stadio di commissione da tempo, metterà a punto alcune modifiche importanti, che riguarderanno sì le norme per il governo del territorio, ma anche misure di semplificazione e adeguamento alla disciplina statale, oltre a nuove previsioni per il territorio agricolo. Si tratta in buona sostanza di un, a volte pesante, “ritocco” che va a incidere non solo sulla 65/2014, ma anche sulla normativa precedente.

Per sapere cosa bolle in pentola, abbiamo raggiunto un’esperta in materia di leggi urbanistiche, vale a dire il consigliere regionale Elisabetta Meucci, che, nel suo ruolo di assessore all’Urbanistica al Comune di Firenze, portò a casa una delle operazioni più difficili del lavoro di giunta, vale a dire una riforma del regolamento urbanistico che da decenni Firenze non aveva più avuto.

elisabetta meucci

“La legge 65 presentava alcune criticità, che erano emerse a vari livelli, anche in via di applicazione – dice Meucci – l’operazione che è stata svolta si può sintetizzare dicendo che abbiamo svolto opera di manutenzione laddove si rendeva necessaria, oltre a risolvere i punti che conoscevano inghippi procedurali, carenze, difficoltà di applicazione concreta”.

Un’operazione che si è anche rivelata in buona parte di semplificazione, in particolare avendo a cuore la praticità applicativa per quanto riguarda quello che rappresenta un vero e proprio “cuore forte” della legge, vale a dire il territorio rurale.

“Si tratta di un settore importantissimo – ribadisce Meucci – in quanto è proprio dalla possibilità che il territorio non venga abbandonato, tornando da agricolo a “selvaggio”, ma rimanga presidiato dall’agricoltura, che discende la possibilità di dare manutenzione e regimentazione alle terre e alle acque, rafforzando e mantenendo quell’equilibrio che è il vero e proprio “miracolo” che rende così affascinante internazionalmente la Toscana”.

Andando per ordine, in primo piano sono emerse esigenze da un lato tecnico pratiche, come ad esempio la correzione di piccoli refusi contenuti in alcune disposizioni della l.r.65/2014, ma anche l’esigenza di incentivare e chiarire l’elaborazione dei piani strutturali intercomunali, migliorando la disciplina e ampliandone la casistica di applicazione. Sul piano della semplificazione, “l’esigenza emersa ha portato ad alleggerire alcuni procedimenti in materia urbanistica, semplificando strumenti e procedure e chiarendo alcuni passaggi”.

Per fare un esempio, pur mantenendo l’impostazione della legge 65/2014 per il punto che riguarda la necessità della condivisione tra Regione, province, Città metropolitana e comuni su tutte le scelte urbanistiche che comportano consumo di nuovo suolo, si è evidenziata la necessità di ridurre il numero delle fattispecie per cui è necessario il previo parere della conferenza di copianificazione. Di fatto, in ottemperanza al principio che la conferenza “partecipata” sia necessaria solo nei casi in cui le previsioni urbanistiche comportano consumo effettivo di nuovo suolo inedificato o rispondano a necessità di tutela del territorio, la modifica oggi in aula escluderebbe dalla conferenza alcune fattispecie, fra cui l’ampliamento di opere pubbliche esistenti, gli interventi attinenti alla difesa idraulica e idrogeologica, le varianti ai piani strutturali non contenenti previsioni localizzative ed altre ancora, mentre le previsioni urbanistiche di trasformazione previste dai programmi pluriennali di miglioramento agricolo ambientale saranno assoggettate alla conferenza di copianificazione soltanto se relative ad interventi di ristrutturazione urbanistica che comportino la perdita della destinazione d’uso agricola.

Ma il cuore forte della nuova disciplina che verrà votata oggi in consiglio riguarda appunto la rivisitazione della disciplina che riguarda il territorio rurale. Infatti tale operazione ha portato alla ribalta, come ricorda Meucci, “anche esigenze espresse non solo dai comuni ma anche dagli stessi operatori agricoli, di cui è necessario incentivare il radicamento sul territorio”.

Fra le modifiche più significative, quelle che riguardano la disciplina degli annessi, in particolare per quelli che, per la loro realizzazione, non abbisognano di alcun programma aziendale preventivo. In questo caso, le modifiche consentirebbero, ad esempio, alle aziende di piccole dimensioni che non raggiungono i minimi stabiliti per legge e che rivestono grande importanza in particolare per i presidi montani, di realizzare annessi non soggetti al rispetto delle superfici minime fondiarie in quanto non correlabili alle dimensioni del fondo a servizio di attività quali, tanto per esemplificare, l’allevamento intensivo di bestiame o la trasformazione e vendita diretta dei prodotti del fondo.

Dunque, fra semplificazione della normativa, salvaguardia e limiti, soluzione di nodi procedurali, la nuova legge 74 diventa qualcosa di collegato al passato, ma anche profondamente nuovo. “Si può parlare a buon diritto di una “rigenerazione”, con riguardo in particolare alle zone rurali, che discenderà da questa legge, che ha fatto proprie le critiche avanzate anche da operatori agricoli. Ad esempio, al fine di potenziare e rafforzare soprattutto i centri rurali, l’applicazione concreta della 65/2014 ha messo in luce la necessità di inserire ancora altre semplificazioni in grado di favorire gli interventi da parte degli operatori del settore agricolo. In particolare, si fa riferimento alla realizzazione di diverse tipologie di annessi agricoli e all’utilizzo di immobili a destinazione industriale o commerciale per lo svolgimento dell’attività agricola”.

Del resto, proprio per agevolare il più possibile il radicamento delle aziende agricole sul territorio, anche in ambienti particolarmente difficili come quelli montani di cui la Toscana è ricca, è necessario, ribadisce Meucci,  “Dare la possibilità alle famiglie e alle imprese agricole di svolgere una propria attività”.

“Da un lato – spiega  – si vuole dare la possibilità alle famiglie che si occupano di agricoltura di rimanere sul territorio dando luogo alla loro attività di presidio, dall’altro non si vuole tuttavia sacrificare il territorio stesso a esigenze del tutto diverse e incoerenti col ruolo di presidio del paesaggio e del territorio svolto dall’agricoltura in Toscana”.

Se uno dei grandi caratteri di questa legge è il riportare in “equilibrio” varie esigenze contrapposte, dall’altro proprio il termine equilibrio torna nell’affrontare uno snodo fondamentale con cui si sono dovute confrontare le commissioni. “Si può semplificare, magari tagliando procedimenti che almeno sulla carta appaiono troppo lunghi (termini temporali, ad esempio), senza tagliare di conseguenza il principio fondamentale, in particolare quando si parla di territorio, della partecipazione? Un punto su cui abbiamo dovuto lavorare molto, ricercando un equilibrio che a volte non è stato facile”. E oggi, la prova dell’aula.

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