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Usa: il capitolo Trump è tutt’altro che chiuso Opinion leader

Pisa – Un mese dopo l’investitura ufficiale Joe Biden annuncia che per gli USA è giunto il tempo di voltare pagina. Chiudere il capitolo Trump, l’unico presidente ad aver cestinato due impeachment in un mandato. Con il verdetto pronunciato pochi giorni fa nell’aula del Senato al Campidoglio – nello stesso palazzo che il 6 Gennaio un’orda trumpiana ha vandalizzato – è caduta l’imputazione di messa in stato d’accusa per istigazione alla rivolta.

Senza una fronda dei senatori repubblicani non c’era modo di far passare il procedimento. Nell’articolare la difesa gli avvocati hanno contemplato l’incostituzionalità dell’atto, non essendo l’imputato in carica, configurando un clima di caccia alle streghe nell’agone politico. In entrambi i casi ci si è appellati a due mezze verità, e alla tenuta della fedeltà alla linea di partito, soprattutto per dare un segnale di compattezza dopo la passata batosta elettorale.

Tuttavia, tra le fila dei conservatori è andata delineandosi una spaccatura interna. Schierati da una parte il potente senatore e leader Mitch McConnell e dall’altra il miliardario Trump. Rispettivamente i vertici dell’organigramma dei repubblicani. McConnell gode del supporto di una larga fetta dei dirigenti e l’ex presidente mantiene invece il consenso della base. Fino a ieri alleati e oggi ai ferri corti.

A dissotterrare l’ascia di guerra è stato il senatore del Kentucky, ammonendo che la responsabilità morale di Trump per gli avvenimenti di Capitol Hill potrebbe avere presto un risvolto penale. Trump, poco diplomaticamente, ha replicato apostrofando McConnell come “un dilettante, cupo e triste”.

Avvisaglie di una battaglia dall’esito incerto e dove non sono escluse future dolorose scissioni. Dal 20 Gennaio l’ex inquilino della Casa Bianca è tornato ad essere un normale cittadino o “quasi”. E in quanto tale passibile di essere giudicato da un tribunale. Il problema di portare Trump al banco degli imputati è l’esposizione mediatica che potrebbe sfruttare, presentandosi come vittima di un subdolo complotto.

Questo teme soprattutto Joe Biden, che è apparso spesso in disaccordo con la strategia dei democratici di procedere alla richiesta di impeachment. Avrebbe preferito, in un momento così “fragile” per la democrazia statunitense, promuovere l’immagine della riconciliazione, distorcere l’attenzione da Trump, evitare di rallentare l’avvio della sua agenda e proseguire sia con il piano di vaccinazione di massa che con le nomine della nuova amministrazione, che questo “processo” lampo aveva congelato in un limbo.

Per Biden è stato tempo perso inutilmente. Le monarchie da secoli usano la locuzione “Il re è morto, lunga vita al re!” per proclamare la morte del sovrano, e in contemporanea annunciare il successore al trono. Trump è vivo e vegeto, non ha abdicato, ha scelto di trincerarsi nel lusso della sua villa in Florida. Per ora è uscito di scena. I senatori repubblicani gli hanno fatto un ultimo regalo graziandolo, ma forse è tutt’altro che un gesto di solidarietà o devozione.

 

Alfredo De Girolamo    Enrico Catassi

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