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Usb, presidio in piazza della Repubblica Cronaca

 Ieri alle 18 in piazza della Repubblica si è tenuto il presidio di protesta dell’Usb (Unione Sindacato di Base) contro la prospettiva, ritenuta concreta, dell’abbandono da parte dell’autonomia nazionale in favore delle scelte della Banca Centrale Europea (Bce).
Come in altre piazze italiane, il sit-in di protesta, un piccolo ma deciso gruppo di persone si è dato appuntamento tra il caffè Gilli e la colonna dell’Abbondanza di piazza della Repubblica sfidando il clima gelido per manifestare il proprio dissenso contro il diktat imposto dall’Europa all’Italia. Il presidio è stato caratterizzato dalla vena ironica dei manifestanti che hanno allestito un allegorico sportello della banca centrale Europea dove al posto dei soldi elargiva mele e arance ai passanti e curiosi. Lasciando da parte l’ironia è necessario dire che la situazione di crisi c’è e chi rischia maggiormente sono i dipendenti pubblici a rischio di licenziamento facile . “Le soluzioni imposte dalla Bce rendono l’Italia come la Grecia paesi non più autonomi- spiega Stefano Cecchi, dipendente comunale e esponente del sindacato – in un prossimo futuro non avremo più un governo, ma un amministratore delegato della Bce che procederà a sanzionare l’Italia secondo le normative europee e i dipendenti pubblici sono quelli che dovranno, purtroppo, pagare anche per altri. I lavoratori non possono essere considerati il bancomat del Governo, che in qualsiasi momento e con qualsiasi manovra potranno essere mandati a casa. Per questo motivo, la protesta di oggi è concentrata soprattutto sulla difesa dei servizi pubblici”.
L’esternalizzazione dei servizi pubblici è, di fatto, un passo indietro nei confronti dell’esito del referendum a cui ventinove milioni di cittadini hanno posto il veto. La crisi c’è e si tocca con mano, però quello che chiedono i manifestanti è ritornare ad una politica che sia più vicina al cittadino.
Infine, la situazione cittadina: “Il Sindaco Renzi vuole mettere in mobilità cinquecento dipendenti dell’Ataf, per non parlare dei dipendenti comunali , come quelli che lavorano nell’indotto e rischiano di non percepire lo stipendio perché il primo cittadino ha contratto le spese e adesso mancano i soldi del bilancio. Purtroppo non possiamo fare previsioni per quello che potrà succedere alla fine dell’anno, quello che però possiamo dire è che ci vorrebbe una politica più morigerata e che a pagare non fossero sempre i più deboli”. La ricetta è quella proposta da più parti: una riforma elettorale in senso proporzionale. Il presidio di protesta non si fermerà con il dissenso di ieri, ma continuerà anche nei prossimi giorni.

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