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Usb, richiedenti asilo senza casa, “Rimbalzati fra gli uffici pubblici” Breaking news, Cronaca

Firenze – La denuncia parte dall’Unione sindacale di base ed ha per oggetto la situazione in cui dichiarano di essersi trovati un gruppo di cittadini pakistani che si sono attivati per la richiesta di diritto d’asilo. 

Un gruppo di pakistani dunque, che sono giunti allo sportello di consulenza del sindacato di base con 5 esponenti, in rappresentanza di circa una trentina di persone. E la storia che raccontano, attraverso la traduzione di un mediatore, riportata nel comunicato dall’Usb, è la seguente.

Intanto si tratta di un gruppo di “richiedenti via terra” il che in gergo, come spiegano dall’Usb, significa “che hanno raggiunto l’Italia non sui barconi, ma dalla terraferma. Sono arrivati da Trieste e da lì hanno raggiunto Firenze, dove ci sono dei connazionali che conoscono e già inseriti nel programma di accoglienza”.

Ma qualcosa non funziona. “Sono da due mesi a Firenze – si legge nella nota – ed hanno attivato la procedura di richiesta di protezione internazionale, secondo la normativa. Sono stati identificati dalla Questura secondo la procedura, compreso il fotosegnalamento, la documentazione inerente alla richiesta di asilo è stata trasmessa alla Prefettura alla quale compete proseguire  il percorso di assistenza e di collocazione nei CAS”. Tutto nella norma?

“L’opportunità di fare richiesta di protezione è un diritto sancito dalla Convenzione di Ginevra -ricordano dall’Usb – ma ad oggi la Prefettura sta impedendo a queste persone di formalizzare la richiesta di protezione  rimbalzandoseli con la Questura”.

Equivoco? Disguido? “Queste persone ci hanno mostrato un foglietto con sopra riportato indirizzo e numero telefonico dell’Albergo Popolare  – dicono di nuovo dall’Usb – a cui si sono rivolti sperando di ottenere un posto per dormire e per potersi lavare. Anche qui hanno avuto un rifiuto di accoglienza in quanto, giustamente,  non avevano i requisiti per essere ospitati. Da più di un mese queste persone dormono per strada”.

Tirando le fila, “ci appare molto strano e preoccupante questo “scaricabarile” tra Prefettura e Questura, che sta producendo un stato di abbandono totale di queste persone in cerca di protezione internazionale, come se l’attuale Governo in carica avesse già modificato da più di due mesi la legislazione in merito all’accoglienza – concludono dall’Unione sindacale di base – ci auguriamo che si tratti solo di uno spiacevole equivoco, che però chiediamo con forza che venga a breve risolto. Pertanto USB  chiede di poter attivare in tempi brevi un incontro per chiarire le procedure per l’accoglienza, nel rispetto della Costituzione e dei diritti internazionali, ma soprattutto, della dignità della persona”.

Della questione dei pakistani si sono occupati, nei giorni scorsi, anche i volontari di Medu, che riferiscono come, nel corso delle visite mediche della clinica mobile dell’associazione di medici, “le persone appaiono impaurite e preoccupate, riferiscono di avere già subito ispezioni da parte delle forze dell’ordine nelle piazze in cui dormono, con richiesta di spostamento, e molestie e violenze da parte di alcuni spacciatori della zona”. Medu riferisce di aver provveduto a segnalare i casi anche ai servizi sociali territoriali nei giorni scorsi. “Nel frattempo – informano da Medu -le persone in questione hanno già fatto diversi accessi al pronto soccorso in stato di forte debilitazione, dovuta alla mancanza di sonno, cibo e alle precarie condizioni igienico-sanitarie in cui sono costretti a vivere attualmente”.

“Appare opportuno – si legge nella nota diffusa da Medici per i Diritti Umani – evidenziare alle istituzioni competenti e coinvolte che da una parte l’art. 3 del D.Lgs 25/2008 dispone che “L’ufficio di polizia di frontiera e la questura sono competenti a ricevere la domanda, secondo quanto previsto dall’articolo 26 (..)”, ovvero personalmente presentata dal richiedente alla frontiera o nel luogo di dimora dello stesso (art. 26, co. 1, D.Lgs. 25/2008) e, contestualmente, dall’altra parte l’art. 1 del D.Lgs. 142/2015 stabilisce che l’accesso alle misure di accoglienza deve essere garantito fin dal momento della manifestazione della volontà di chiedere protezione internazionale e che le misure di accoglienza si applicano anche ai richiedenti asilo sottoposti alla procedura di determinazione dello Stato membro competente ad esaminare la domanda di protezione internazionale”.

Conclusioni: “È evidente, dunque, che nessuna limitazione, preclusione e distinzione è prevista dalla legge in base alle modalità di ingresso sul territorio nazionale del richiedente e al momento della manifestazione della volontà di richiedere la protezione internazionale, sia per quanto attiene all’accesso alla procedura che alle misure di accoglienza”.

 

 

 

 

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