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Utility e Jobs Act: quando i lavoratori diventano una risorsa Economia

Firenze – Più del 95% del personale ha un contratto a tempo indeterminato e solo lo 0,5% contratti a progetto; fra il 2009 e il 2012 il 67% dei contratti a tempo determinato è stato stabilizzato, mentre i licenziamenti sono stati solo il 4,4% delle uscite. Nello stesso tempo l’occupazione è cresciuta del 2,6% a fronte una diminuzione del 2,2% al livello nazionale. La formazione, infine, è fatta all’interno con particolare attenzione a qualificare sempre di più i dipendenti.

Parrebbe di trovarsi in piena era di applicazione del Job Acts, e invece stiamo parlando delle aziende toscane dei settori industriali delle utility e cioè dell’acqua, dell’energia, dei rifiuti e dei trasporti. Una indagine condotta da Confservizi Cispel Toscana insieme a Ires Toscana che ha coinvolto 38 aziende per un totale di 11.534 lavoratori ha messo in evidenza un comportamento virtuoso che non era atteso da chi non conosce il mondo dei servizi pubblici della regione.

A seguire infatti il dibattito nazionale sui servizi pubblici locali, con progetti di riforma frammentari e soprattutto basati su tagli lineari e indiscriminati, non viene in mente il fatto che chi ha lavorato duramente in questi anni per recuperare margini importanti di efficienza sta raccogliendone i frutti fornendo un contributo alla lotta contra la disoccupazione e il precariato strutturale, funzionando in modo economicamente sano da ammortizzatore sociale.

Se n’è parlato oggi nel corso di un seminario organizzato da Confservizi Cispel Toscana con l’intervento di Arturo Maresca, esperto di diritto del lavoro, che ha commentato i dati anche alla luce dell’imminente approvazione dei decreti di attuazione della legge delega Jobs Act. Si comincerà in tempi strettissimi con quello relativo al contratto a tempo indeterminato “a tutele crescenti”. Lo schema legislativo verrà inviato alle Commissioni parlamentari competenti per esprimere un parere non vincolante.  Seguiranno poi altri gruppi di decreti fino a quello che rimette ordine alle tipologie contrattuali. “Difficile comunque che si arrivi a un codice unico del lavoro semplificato”, ha detto Maresca, che ha messo in evidenza come il Jobs Act “cambi profondamente la prospettiva del diritto del lavoro”.

Finora l’esigenza della flessibilità era scaricata sui contratti flessibli, con le conseguenze drammatiche sul lavoro dei giovani, che rimangono intrappolati all’interno di contratti che non permettono di programmare una vita serena e sicura, ha spiegato il professore. Una flessibilità che peraltro si è trasformata anche in una macchina produttrice di contenziosi a danno delle stesse aziende.  Si trattava dunque di rimettere al centro il contratto a tempo indeterminato, con il quale “il lavoratore è una risorsa, aumenta la sua produttività e l’azienda investe su di lui”, ha detto Maresca.

E’ quanto dovrebbe realizzare il Job Acts, insieme a una riforma degli ammortizzatori sociali e a politiche attive del lavoro che vanno nella direzione di ammodernare il  welfare italiano mettendolo al passo con i paesi europei più avanzati. “E’ un messaggio chiaro per le nuove generazioni  che sanno purtroppo molto bene che non c’è più il posto fisso – ha commentato  Alfredo De Girolamo, presidente di Confservizi Cispel Toscana introducendo il seminario – ma questo non significa necessariamente deregulation o la giungla che c’è ora, ma significa costruire un nuovo sistema di regole e una nuova architettura del ruolo dello Stato e della Pubblica Amministrazione“.

Foto: www.loupiote.com

 

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