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Utility: l’unico settore industriale che genera posti di lavoro Economia

Firenze – Quello delle Utility è  l’unico settore industriale che in Toscana negli anni della crisi 2009 – 2012 ha visto crescere l’occupazione (+2,6%) , mentre i livelli nazionali diminuivano sensibilmente  (-2,2 nel 2012 rispetto al 2009) e quelli toscani segnavano il passo (+0,3%). Ma c’è un altro dato estremamente positivo relativo alla qualità di questa occupazione: il 95% degli occupati ha un contratto a tempo indeterminato, di fronte a un marginale 0,5% dei contratti a progetto. “Di fatto – commenta Andrea Sbandati, direttore di Confservizi Cispel Toscana – le nostre aziende sono già al passo con il Jobs Act che punta a rendere tutte le assunzioni a tempo indeterminato a tutele crescenti”.

Questi sono alcuni dei dati contenuti in un’indagine sull’occupazione nelle aziende di Servizi pubblici locali in Toscana che Confservizi  Cispel ha condotto insieme a Ires Toscana, l’ufficio studi della Cgil, e che verrà discussa lunedì 15 dicembre (Sala del Monte dei Paschi di Siena, via de’Pecori, 6/8 ore 10) con la partecipazione del vice ministro dell’Economia e delle Finanze, Enrico Morando. Hanno contribuito alla ricerca 38 imprese che operano nel servizio idrico, nella gestione della raccolta e del ciclo dei rifiuti urbani, nel trasporto pubblico locale e nella produzione e distribuzione di energia. 

L’indagine intende mandare un preciso messaggio al Governo Renzi. I servizi pubblici in Italia non possono essere visti indistintamente come un unico settore assistito “mangiasoldi”, nel quale è difficile mettere le mani e le forbici, ma devono essere promossi sopratutto per il contributo che danno alla creazione di nuovi posti di lavoro. In Toscana, ad esempio, questa industria è costituita da aziende che hanno costantemente cercato e in gran parte realizzato efficienza, non solo salvaguardando, ma anche incrementando l’occupazione.  E lo hanno fatto non attraverso situazioni di “gonfiamento elettorale”, cioè di assunzioni politiche al di fuori della logica economica dell’azienda, ma con  gestioni  sostanzialmente e nella maggioranza de casi, virtuose.

In poche parole – dicono i responsabili aziendali – nei servizi pubblici non ci sono “esuberi”, anche se la fase di razionalizzazione e di fusione di alcuni dei servizi pubblici, in particolare quello dei trasporti, potrebbe portare  a qualche riduzione pilotata di personale. E saranno eventualmente questi i casi per i quali potrà scattare il nuove welfare previsto dal Jobs Act e cioè l’accompagnamento del lavoratore a una nuova occupazione attraverso la formazione.

Le Utility toscane sentono insomma tutto il diritto di sollecitare tutti, decisori politici, operatori del settore e parti sociali, a cambiare il loro punto di vista: “Servono non solo regole nuove volte a eliminare le disfunzioni del sistema – scrive Alfredo De Girolamo nella presentazione dell’indagine – ma anche una nuova angolazione visuale che porti al centro del progetto lo sviluppo e il benessere delle comunità locali”.

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