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Vacanze made in Italy, il “buon mangiare” non conosce rivali e la Toscana è “regina” Economia

Qual è secondo voi la marcia in più che decide se un territorio sarà più o meno appetibile dai turisti nostrani o stranieri? Offerte culturali, divertimenti o bellezze paesaggistiche? Sembra proprio di no, dal momento che la preferenza scatta, come sottolinea una ricerca di Coldiretti, sull'onda del buon mangiare. E' l'offerta enogastronomica delle regioni italiane infatti a mettere “il carico da 11” sulla bilancia dei gusti dei turisti, italiani o stranieri non fa differenza. E in questa disputa all'ultima forchetta, ben si batte la Toscana, che con 463 specialità alimentari censite (quasi il 10% di tutte quelle nazionali) si porta a casa l'alloro della prima della classe. Ma si difendono bene anche la Campania, con  387 specialità, e il Lazio con 384.

Tuttavia, è tutta l'Italia che in campo di turismo enogastronomico si batte con numeri da record. Salgono infatti nel 2013 a 4698 le specialità alimentari presenti sul territorio nazionale che sono state ottenute secondo regole tradizionali immutate nel tempo per almeno 25 anni. E' l'analisi della Coldiretti sul censimento dei prodotti agroalimentari tradizionali delle regioni nel 2013, aggiornato con la pubblicazione della tredicesima revisione sulla Gazzetta Ufficiale, a dare i numeri.  I prodotti censiti erano 4671 lo scorso anno, ma rispetto al 2000, quando è iniziato il lavoro di catalogazione a livello regionale, sono più che raddoppiati se si prende in considerazione il 2013. Una spinta dovuta, come osserva Coldiretti, alla crescita innegabile del turismo enogastronomico italiano, tant'è vero che, secondo l'analisi di Coldiretti, più di un italiano su tre, vale a dire il 35%, ritiene che il successo della vacanza dipenda dal cibo.  Un ingrediente fatto di tradizioni locali e antiche usanze che batte la visita a musei e mostre, (29 per cento), lo shopping (16 per cento), la ricerca di nuove amicizie (12 per cento), lo sport (6 per cento) e il gioco d'azzardo (2 per cento).

Ed è proprio questo il motivo che spinge l'Italia ad essere il leader mondiale nel turismo enogastronomico con oltre 24 miliardi di euro spesi dai turisti nazionali ed esteri, che nel bel paese consumano pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi. E che  acquistano prodotti tipici: secondo Coldiretti la spesa destinata alla tavola è di circa un terzo (33 per cento) della spesa di italiani e stranieri in vacanza in Italia. Il mangiare e bere è il vero valore aggiunto delle vacanze Made in Italy.

Se poi facciamo “la conta”, il risultato riempie senz'altro d'orgoglio i toscani che con quasi il 10 per cento dei prodotti alimentari tradizionali censiti sul territorio nazionale si trovano in cima al podio.  Segue la Campania con 387 specialità e il Lazio con 384. giungono poi il Veneto con 371, il Piemonte con 341 prodotti,  l'Emilia Romagna con 307 specialità e la Liguria, che che può contare su 295 prodotti. Arriva poi  la Calabria con 269 prodotti tipici censiti, la Lombardia con 246, la Sicilia con 234, la Puglia con 232, la Sardegna con 181, il Molise con 159, il Friuli-Venezia Giulia con 153, le Marche con 150, l'Abruzzo con 147, la provincia autonoma di Trento con 109, quella di Bolzano con 92, la Basilicata con 77, l'Umbria con 69 e la Val d'Aosta con 32.

Fra le specialità regionali prevalenti, che spesso devono la loro  sopravvivenza  all'impegno degli imprenditori agricoli nel recupero delle tradizioni, si trovano i 1438 diversi tipi di pane, pasta e biscotti prodotti nelle nostre regioni seguiti da 1304 verdure fresche e lavorate, 764 salami, prosciutti, carni fresche e insaccati di diverso genere, 472 formaggi, 174 piatti composto o prodotti della gastronomia, 159 bevande tra analcoliche, liquori e distillati, 155 prodotti di origine animale (miele, lattiero-caseari escluso il burro, ecc.) e 147 preparazioni di pesci, molluschi, crostacei.

Dando un occhio goloso alle specialità presenti nella lista 2013, si trovano, oltre ad una consistente revisione delle specialità piemontesi, numerose new entry. Tra queste, in Campania la salsiccia rossa di Castelpoto che nell'impasto presenta oltre alla carne di maiale oltre i dodici mesi di età, il peperone sia dolce, sia piccante che conferisce il caratteristico colore rosso, in Emilia-Romagna la bomba di Canossa, un energetico dolce fatto con savoiardi reggiani e farcito con zabaione, in Friuli-Venezia Giulia il miele di Amorfa, derivato da una pianta, l'Amorpha fruticosa, che si trova per lo più nei greti di fiumi e torrenti, in Lombardia la Grappa Riserva Personale, un distillato lungamente invecchiato ottenuto dalla distillazione di pregiate vinacce provenienti da uve di Nebbiolo e Dolcetto e il luccio in bianco (ma c'è anche la versione in salsa) alla rivaltese, la cui caratteristica è che al pesce del Mincio si aggiunge il grana padano Dop grattugiato al momento, in Piemonte il fidighin (o fideghina), una mortadella di fegato cruda, in Puglia il cece nero, in Sardegna il fagiolo tianese (Tiana, nel nuorese, paese di centenari, viene considerata la capitale sarda dei fagioli bianchi pregiati), in Toscana il pecorino delle cantine di Roccalbegna (Grosseto) e nel Veneto la patata di Bolca, un tubero vulcanico dei Monti della Lessinia ottimo per la preparazione degli gnocchi.

Senza dimenticare che l'Italia, come sottolinea Coldiretti, ha anche il primato europeo nel numero di aziende biologiche e vanta inoltre la leadership nei prodotti riconosciuti a livello comunitario con 252 denominazioni di origine. Per quanto riguarda i vini,  ne troviamo 331 a denominazione di origine controllata (Doc), 59 a denominazione di origine controllata e garantita (Docg) e 118 a indicazione geografica tipica.

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