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Vaccini: anche in Toscana apre una scuola no-vax Cronaca, Società

Prato – Sembra che faccia sul serio una signora che in una località del Chianti, per venire incontro alle esigenze  dei genitori no-vax, abbia deciso di aprire, non senza polemiche, uno spazio alternativo agli asili di Stato, dove accogliere i piccoli non vaccinati .

La scelta  dell’”io non vaccino” è voluta dai quei genitori che si professano “vax free del ragionevole dubbio” e che per questo

non intendono sottostare agli obblighi di legge con le dieci somministrazioni obbligatorie come prescrive  la legge Lorenzin. 

In Toscana, dopo  gli appelli della Regione Toscana, risultano non in regola con gli obblighi vaccinali, 116.700, di cui 12.566 nella fascia di età 0-6 ( dati sulle coperture vaccinali della Regione Toscana aprile 2018).
A Firenze, nel mese di aprile, il Comune a 90 famiglie ha inviato la comunicazione della sospensione dall’asilo per i bimbi non vaccinati e a Prato invece il provvedimento ha riguardato otto bambini tra asili nido e materne
.
Ma il bilancio complessivo delle recenti campagne vaccinali in Toscana «è un bilancio buono», come recentemente detto dall’assessore  regionale alla salute, Stefania Saccardi: «La legge – ha spiegato – ha consentito di arrivare di nuovo a percentuali molto alte per quello che riguarda le vaccinazioni, e siamo tornati sopra il 95% sull’esavalente,  quasi al 93% per quello che riguarda il morbillo partendo dall’83%, dunque mi sembrano davvero risultati molto importanti».
Intanto una prima scuola «no vax», (anche se la presidente dell’associazione ne rifiuta l’etichetta), a quanto pare la prima in Italia, e di certo non l’ultima, ha aperto a Orbassano alle porte di Torino a febbraio di quest’anno e diverse sono le associazioni di genitori no-vax che  in tutta Italia  si stanno organizzando per aprire degli asili dedicati ai bambini non vaccinati.
La mappa di queste strutture che accolgono i piccoli in età prescolare è molto piú ampia di quanto si possa immaginare e va dagli  asili in abitazioni private trasformate in aule di scuola, a parchi dove si impara immersi nella natura,come ad esempio le “scuole nel bosco”.
Nel nostro Paese, sul fronte dei vaccini, dopo l’estesa epidemia di morbillo, che nel 2017 ha causato quasi 5.000 casi, di cui oltre 300 tra operatori sanitari, con 4 decessi, c’è  stato un cambio di passo,che ha coinciso con l’approvazione del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, convertito con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2017, n. 119, che ha aumentato il numero delle vaccinazioni obbligatorie da 4 a 10, estendendo l’obbligo a vaccinazioni raccomandate già presenti in calendario dal 1999.
La copertura nazionale però è di poco sotto la soglia  (94,5%) perché ci sono ancora aree tradizionalmente poco inclini alle vaccinazioni con  5 regioni, la provincia autonoma di Bolzano, la Sicilia, le Marche, l’Abruzzo e il Friuli Venezia Giulia, in cui si registra ancora una forte resistenza alla vaccinazione.In Italia la massima concentrazione dei no-vax è nel Vicentino, nella zona di Bassano del Grappa, e nell’area della Pedemontana. Ma ci sono dei gruppi anche a Treviso, a Mogliano Veneto, nel Veneziano, in Riviera del Brenta e nel Miranese.

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