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Vaglia, Corona (lista civica): “Davanti al Covid, tutta l’Europa è sovranista” Breaking news, Politica

Firenze – Il casus belli è la decisione, da parte della città metropolitana, di utilizzare un hotel, precisamente l’hotel Giotto, posto nel centro di Bivigliano, per ospitare alcune famiglie di immigrati sottoposte a quarantena. Una decisione che ha sollevato il malcontento della popolazione e che ha provocato una nota della lista civica Insieme, presente in consiglio comunale.

In generale sugli effetti della pandemia da coronavirus che attanaglia il nostro Paese, abbiamo posto alcune domande all’imprenditore Sandro Corona, consigliere comunale di Vaglia, esponente della lista civica Insieme, che, per 4 anni, dal 2015 al 2019, ha svolto il ruolo di presidente della pro loco mugellana.

D. Qual è il motivo per cui a Bivigliano la decisione di ricoverare in quarantena le famiglie all’hotel Giotto ha suscitato malcontento, come ha rappresentato anche il gruppo politico cui appartiene?

R. “A priori non sono contrario a questo centro, ma rilevo che questa sede dista di pochi metri dagli unici tre negozi rimasti aperti in queste settimane,  nonché da una Rsa. Dunque, riteniamo che questa vicinanza potrebbe essere pericolosa per la comunità, anche se comunque abbiamo saputo che ci sarà un presidio da parte di un operatore socio sanitario sulle 24 ore. Inoltre, questa è una decisione che è giunta senza dare ascolto alle richieste di confronto che pure erano state avanzate dall’amministrazione comunale alla città metropolitana”.

D. Ritiene anche lei che la pandemia attuale porti a un cambiamento dei rapporti sociali ed economici del Paese?

R. “Senza dubbio. Si tratta dell sciagura più grande che ha investito non solo l’Italia ma tutto il mondo con un impatto tragico, che farà senz’altro ripensare le strutture stesse della democrazia occidentale. Inoltre, la forbice sociale, che era già larga precedentemente, con la pandemia rischia di segnare una differenza abissale fra classi medio basse e il ceto produttivo socialmente più rilevante, per intenderci la “upper class”. Una situazione che alza senz’altro la tensione sociale. D’altro canto, ciò che mi ha stupito della politica nazionale e sovranazionale è come tutti i governi d’Europa abbiano sottovalutato il virus, che ha creato confusione e incredulità, mentre la classe politica non è stata in grado di intervenire immediatamente. Ora è il momento del riscatto della politica e di dimostrare la sua capacità (o incapacità) di governare situazioni imprevedibili e apparentemente insolubili”.

D. L’impatto economico più verosimilmente disastroso, in particolare per i territori toscani, della pandemia sarà quello sul turismo. Visto il suo impegno nel settore, ha qualche idea su come ricominciare?

R. “Dire che il turismo sia uno dei campi su cui l’impatto della pandemia sarà più forte, in un Paese come l’Italia e su una regione come la Toscana, è quasi banale. Analizzando le prime disposizioni di politica economica da parte del governo, i primi provvedimenti sono stati naturali, dallo spostare le date dei mutui alla possibilità di utilizzare la cig anche per gli imprenditori con meno di 5 dipendenti. L’asticella ora si alza, e bisogna emettere liquidità che scorra verso la classe imprenditoriale medio bassa, artigiani, piccoli imprenditori. E non solo è necessario versare  liquidità, ma la banca deve dare il denaro senza chiedere garanzie che l’imprenditore non può dare. Questo farà la differenza. Poi, per quanto riguarda le tutele, è ovvio che per salvare il futuro del Paese bisogna pensare alle partite Iva, ai lavoratori con contratti di somministrazione, ecc. Ma anche ad evitare l’ulteriore dispersione del Made in Italy, e tutelare i grandi marchi italiani.

D.  Un profilo sottolineato dalle vicende di questi giorni e da lei stesso accennato, è  la scarsa tutela, in tempi di neoliberismo, di cui gode la classe lavoratrice, in particolare lavoratori con contratti atipici, a somministrazione o a chiamata. Di conseguenza, anche fra gli economisti, in molti stanno recuperando l’idea della necessità di un nuovo ruolo per lo Stato. Pensa sia proponibile una tale svolta?

R. “A questo punto, è necessario farsene una ragione: bisogna ripensare totalmente il ruolo dello stato sociale, ricominciando a costruire una forte presenza statale che assicuri anche quelle tutele che si sono dimostrate necessarie in tempi di improvvisi cambiamenti, dovuti a fattori imprevedibili, come la pandemia attuale. Su queste vicende, un sistema neoliberista, con un spiccata propensione per l’individualismo e la predominanza della finanza, ha dimostrato la sua incapacità di tutelare le popolazioni. A questo punto, l’Europa si è dimostrata non più di un club finanziario, capace solo di erigere barriere, col risultato di farci ritrovare, alla fine, di fronte al Cvoid-19, tutti sovranisti”.

Foto: Sandro Corona

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