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Valanga di richieste per i contributi affitto straordinari, centralino Sunia in tilt Breaking news, Cronaca

Firenze – Contributi affitto per covid, alluvione di richieste e telefonate per informazioni: centralino in tilt stamattina al Sunia. E anche dagli uffici comunali alla casa filtrano notizie dello tsunami che l’apertura del bando, avvenuta ieri, ha provocato: tantissime persone (si parla già di mille richieste) che chiedono informazioni e che soprattutto chiedono se riescono a rientrare nei requisiti. Altissimo il numero delle richieste anche per Asia – Usb, che confermano l’alta attenzione che ha scatenato questo nuovo bando.

 Il rischio?  Quello che gli aiuti non riescano a raggiungere tutti o almeno buona parte di coloro che ne hanno realmente bisogno. A lanciare l’allarme, oltre alle organizzazioni sindacali di base, sono anche le associazioni sul territorio e una parte degli stessi utenti. Fra cui, in particolare, i lavoratori poveri, vale a dire quella fascia di persone che, pur lavorando, non riesce ad accedere al limite stabilito dalla legge per la richiesta di contributo straordinario all’affitto.

Se la questione riguarda in prima battuta l’imbuto dei requisiti per accedere ai contributi, l’altro problema è senz’altro l’esiguità delle risorse, almeno per quanto riguarda Firenze: se davvero le richieste fossero già un migliaio al secondo giorno di bando, contando che i soldi dei contributi vanno dai 150 ai 300 mensili, il budget del Comune (un milione e rotti), potrebbe già essere se non esaurito, pesantemente assorbito. Ma da dove provengono i soldi?

Intanto, l’erogazione proviene dalla Regione Toscana, che con delibera n.442 del 31 marzo 2020 stabilisce che, per affrontare l’emergenza dovuta al diffondersi del contagio dell’infezione Covid-19, che “sta producendo enormi danni economici che si traducono immediatamente in una drastica riduzione del reddito per un gran numero di soggetti e di nuclei familiari”, sia necessario mettere in campo uno strumento straordinario. Strumento che si sostanzia in un bando di contributo straordinario all’affitto, considerando il fatto che la riduzione drastica e improvvisa del reddito possa mettere le famiglie conduttrici di alloggi in locazione nella difficoltà o nell’impossibilità di corrispondere il canone di locazione, col rischio di giungere a morosità e di conseguenza a rischi diffusi di sfratto.

Le risorse messe in campo sono quelle utilizzate ordinariamente per il sostegno al pagamento dei canoni di locazione. Vale a dire, come si legge nella delibera regionale,  1.910.845,37 euro, che provengono dal capitolo n. 21034 “Risorse regionali per l’integrazione dei canoni di locazione” per un importo pari a € 1.580.537,81; dal capitolo n. 21071 “Misure di sostegno alla locazione finalizzate alla prevenzione degli sfratti finanziate con risorse regionali” per un importo pari a € 330.307,56. Inoltre, la delibera regionale consente ai comuni capoluogo di provincia e ai comuni ad alta tensione abitativa di destinare a tale misura le risorse del “Fondo nazionale morosità” non utilizzate nel corso del 2019, e già destinate dai comuni stessi all’integrazione per l’annualità 2020 del Fondo per l’integrazione dei canoni di locazione, oltre ai residui non utilizzati del Fondo nazionale Morosità che già sono nelle loro disponibilità, compresa quota parte delle risorse del “Fondo nazionale morosità” erogate con decreto 3866 del 5.3.2020.  come si specifica nell’allegato A della delibera 442, le risorse  del Fondo nazionale morosità 2019 non utilizzate, che sono già state destinate dagli stessi comuni alla integrazione del Fondo nazionale affitti 2020 sono pari a 2.951.178,76 euro. In più, sempre per i comuni capoluogo o ad alta tensione abitativa (Ata), sono contemplati i residui  non utilizzati del fondo nazionale morosità, già nella loro disponibilità, che variano da Comune a Comune. Per i comuni non capoluogo e non Ata, è prevista la possibilità di accedere alle risorse già presenti sul bilancio regionale come integrazione regionale del Fondo nazionale affitti, che complessivamente, come già reso noto, ammontano a 1.910.845,37 euro.

Al Comune di Firenze dunque spettano 1.008.000,00 euro, che derivano dal residuo morosità destinato al contributo ai canoni di locazione del 2020. Infatti, per quanto riguarda la voce fondo per morosità incolpevole, il comune di Firenze non ha impiegato abbastanza risorse per far scattare la premialità connessa. In altre parole, non essendo riuscito a impegnare buona parte (almeno il 75%) delle risorse assegnate per i contributi alle famiglie sotto sfratto per morosità incolpevole, non ha residui ulteriori da impiegare. Del resto, la vicenda fiorentina rese a suo tempo evidente che il limite di erogazione del contributo, 12 mila euro, rendeva l’aiuto abbastanza inutile per le famiglie, in quanto a Firenze era pressoché impossibile trovare proprietari che si “accontentassero” delle cifre messe a disposizione dall’ente pubblico. Il panorama di canoni altissimi della città ne fu in parte responsabile, rendendo troppo misera la cifra a disposizione per “invogliare” i proprietari, dal momento che l’aiuto massimo di 300 auro al mese era spesso solo un terzo dell’ammontare del canone mensile. Troppo poco per rassicurare i proprietari. Storia diversa, invece, per quanto riguardava le altre città toscane, fra cui Pisa, o Livorno, che impiegarono buona parte delle cifre assegnate, riuscendo così a centrare la premialità e riottenendo cifre importanti che nel momento attuale dell’emergenza possono essere utilizzate in aggiunta a quelle derivanti dal fondo ordinario per i contributi all’affitto.

Dunque, pochi soldi relativamente alla platea fiorentina, che il coronavirus ha ulteriormente allargato. Oltre a ciò, un altro punto critico è quello dei requisiti. Infatti i requisiti per l’accesso sono dettati dalla regione, e ricalcano esattamente quelli del contributo affitto ordinario. Eccoli: residenza anagrafica nell’immobile con riferimento al quale si richiede il contributo; titolarità di un regolare contratto di locazione a uso abitativo, regolarmente registrato, riferito all’alloggio in cui hanno la residenza;  assenza di titolarità di diritti di proprietà o usufrutto, di uso o abitazione su alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare, ubicato a distanza pari o inferiore a 50 Km dal comune in cui è presentata la domanda; valore ISE (Indicatore della Situazione Economica), calcolato ai sensi del DPCM 5 dicembre 2013 n.159 e successive modificazioni e integrazioni, non superiore a Euro 28.684,36 per l’anno 2019; diminuzione del reddito del nucleo familiare in misura non inferiore al 40% (quaranta per cento) per cause riconducibili all’emergenza epidemiologica da Covid-19, rispetto alle corrispondenti mensilità dell’anno 2019. Tale riduzione potrà essere riferita sia a redditi da lavoro dipendente (riduzione orario di lavoro, cassa integrazione, ecc.), sia a redditi da lavoro autonomo (con particolare riferimento alle categorie ATECO la cui attività è sospesa a seguito dei provvedimenti del governo), sia a redditi di lavoro con contratti non a tempo indeterminato di qualsiasi tipologia; non cumulabilità del contributo con quello per l’autonomia dei giovani della Misura GiovaniSì relativo al canone di locazione di alloggio autonomo.

Inoltre, per quanto riguarda il possesso dei requisiti, è prevista l’autocertificazione, che dovrà essere poi integrata dalla documentazione richiesta, e potrà essere verificata dal Comune stesso presso cui la richiesta è stata avanzata. Il contributo straordinario sarà calcolato sulla base del 50% (cinquanta per cento) del canone di locazione e, comunque, in misura non superiore a 300 euro al mese per i comuni capoluogo e ad Alta Tensione Abitativa, e 250 euro al mese per gli altri comuni. Il contributo corrisponde a 3 mensilità successive a partire da aprile 2020 e sarà corrisposto mensilmente, al permanere delle condizioni di accesso al contributo stesso.

Requisiti che d’altro canto rischiano di non essere stringenti per quanto riguarda la copertura del bisogno. Il perché è presto spiegato: se nella documentazione vengono previsti i lavoratori che possono dimostrare la diminuzione di reddito presentando un contratto di lavoro, sebbene atipico, non si riesce a intercettare quei lavoratori che per esempio hanno un tot di ore pagate ex contratto e un altro tot conglobato nel cosiddetto “fuoribusta”. Il problema riguarda non solo i lavoratori del turismo, ma come fanno notare dall’Usb, un’altissima fetta del terziario. Non parliamo dei lavoratori al nero, o di quelli a chiamata, o di tutte le varie fattispecie che specialmente nel settore turistico, il più sviluppato in città, sono tristemente note. Insomma anche in questo caso, ricordano i Cobas,  tornano i problemi già riscontrati, con effetti ancora più immediati, nell’attribuzione dei buoni spesa. Con la particolarità che, anche in questo caso, la situazione fiorentina sembra peggiore rispetto agli altri comuni, che essendo riusciti a cumulare più risorse spendibili, riescono a coprire più nuclei e più bisogni.

Foto: Luca Grillandini

 

 

 

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