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Vecchia Toscana industriale, un percorso che si fa mito Società

In un tempo non troppo lontano erano i cuori pulsanti e i polmoni sbuffanti del sistema produttivo toscano. Oggi sono vuoti cimiteri, cattedrali abbandonate, ma, a loro modo, veri e propri monumenti ad un'epoca che non esiste più. Le cartiere di Lucca e Pescia, le cave di marmo sulle alpi Apuane, le miniere delle colline metallifere, ma anche gli stabilimenti della Piaggio a Pontedera, i grandi mulini sbocciati nel corso dei secoli lungo l'Arno e le vetrerie della Valdelsa: questi alcuni dei più celebri 'siti archeologici' dell'industria toscana d'una volta, ora diventati protagonisti di una vera e propria guida turistica loro dedicata. Il libro, curato da Giuseppe Sguanci per Nte edizioni, racconta e descrive ,anche attraverso un'ampia raccolta di fotografie, 150 ex centri produttivi 'd'eccellenza', e 100 antiche fabbriche 'riconvertite' nel corso dei decenni ad altre attività. Non solo: trattandosi di una guida turistica, il testo è corredato da suggerimenti di alberghi e ristoranti, situati nelle vicinanze delle 'cattedrali', dove fermarsi a riposare o rifocillarsi nell'ambito di un tour alla scoperta della Toscana industriale di una volta. Un tour in un mondo ormai semimitico, pre delocalizzazioni e pre globalizzazione, quando le fabbriche erano centri di vita ed energia sociale e  non ancora carcasse di dinosauri. 

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