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Vendita case del Comune, presidio in via de’ Pepi: “La partita non è chiusa” Breaking news, Cronaca

Firenze – Il problema è complesso. Lo slogan “Le case del Comune non si vendono” su cui si prepara il presidio che venerdì 12 gennaio, a partire dalle 16, si terrà all’angolo fra via de’Pepi e via Pietrapiana a Firenze, non è che una parte del nodo che si stringe sulle vendite che il Comune di Firenze ha messo in atto su di un gruppo di abitazioni che, secondo quanto sostenuto dai Cobas fiorentini, dai movimenti e dalla sinistra cittadina, non solo non avrebbero dovuto essere della partita, in un momento di particolare emergenza nell’emergenza abitativa, ma sono anche state “svendute” creando una serie di conseguenze negative per la città.

Il punto è ben spiegato dai Cobas, che pongono il quesito partendo proprio dalle modalità della vendita e dagli eventuali “guadagni” che l’amministrazione comunale si propone di fare sugli immobili venduti. “Come  rispondereste a un agente immobiliare che si presenta a casa vostra e vi chiede di vendergli la casa in cambio di un terzo del valore subito e il resto in quote di un fondo di investimento che non puoi vendere prima di venti anni e che alla scadenza non ti garantisce il rimborso delle quote?”, è la domanda di fondo della protesta organizzata da Cobas, cittadini, movimenti e sinistra. Immaginiamo le risposte, dicono dal sindacato, e sicuramente non sarebbero risposte accondiscendenti. 

Tuttavia, le condizioni di vendita accettate dal Comune per i 61 alloggi del suo patrimonio immobiliare parrebbero proprio queste,  passate in consiglio comunale il 27 dicembre 2017 con l’approvazione della delibera relativa, passata con 4 voti contrari, quello di Alternativa Libera (Miriam Amato) e Firenze riparte a Sinistra (Grassi, Trombi e Verdi).
Andando nel merito del provvedimento, i 61 alloggi sono stati venduti a un fondo immobiliare (Invimit) per 4 milioni di euro (il che, fanno il conto i Cobas, significa circa 60mila euro ad appartamento) mentre il resto verrà pagato in quote del Fondo immobiliare. Vale a dire, i restanti 9 milioni, come spiegano dal sindacato di base “potranno essere riscossi solo tra 20 anni”. In altre parole, dato che si tratta di un “fondo chiuso” di durata ventennale, prima di quella data non sarà possibile ricapitalizzare le quote.
Se l’operazione si presenta, secondo gli organizzatori del presidio di venerdì, discutibile dal punto di vista finanziario, lo è ancora di più per quanto riguarda le conseguenze. Infatti, per dare il via all’operazione, l’amministrazione ha dovuto “svuotare” le case. Ciò significa che, dal momento che la maggior parte delle case era assegnata ed abitata, gli abitanti degli alloggi posti in vendita sono stati trasferiti, senza richiederne il parere, in altri alloggi popolari. Un’operazione che, al di là del fatto che gli inquilini non hanno avuto possibilità di scelta, ha visto gli alloggi in cui sono stati trasferiti necessariamente sottratti alla lista delle famiglie in attesa dell’assegnazione. Il tutto in un momento in cui gli sfratti che mensilmente vengono eseguiti a Firenze sono centinaia, per la maggioranza per morosità, a testimonianza del difficilissimo frangente economico sociale in cui sono gettate le famiglie stesse.
Tornando agli immobili in questione, solo un gruppo di case fra quelle vendute erano effettivamente vuote e bisognose di una radicale ricostruzione, quelle di via Beata Umiliana al Galluzzo.  Queste case, costruite con i fondi dell’edilizia residenziale pubblica, come ricordano i Cobas, erano state prese in considerazione dalla Regione Toscana, che aveva autorizzato il Comune alla vendita “per non meno di due milioni e mezzo di euro”, mentre la vendita effettiva è avvenuta per 900mila euro. 
Nel caso poi di via Beata Umiliana e degli alloggi di via del Romito, i proventi della vendita hanno un vincolo di destinazione preciso: per le abitazioni di via Beata Umiliana i soldi ricavati  vanno destinati all’edilizia residenziale pubblica, mentre per via del Romito la destinazione è condizionata alla spesa per i servizi sociali. 
Ma sarà possibile, alla luce delle modalità con cui è avvenuta la vendita stessa? Secondo gli organizzatori del presidio di venerdì, no: “In entrambi i casi – spiegano i Cobas fiorentini – non sarà possibile adempiere a questa prescrizione di legge perché sia  i ricavati immediati che quelli futuri non potranno essere vincolati a nessuna voce specifica del bilancio ma vanno per legge alla riduzione del debito pubblico. Nel nostro caso – aggiungono in polemica netta con l’amministrazione – a tappare i buchi di bilancio comunale”.
Intanto, come rendono noto i Cobas, “il rogito notarile è stato fatto il giorno stesso di approvazione della delibera”. Un elemento che potrebbe far pensare alla volontà, da parte dell’amministrazione, di mettere un punto e a capo a tutta la faccenda il più celermente possibile.
“Ma la partita non è chiusa – ricordano gli esponenti dei Cobas – pende infatti un ricorso al TAR fatto da un inquilino di via dei Pepi e sono stati depositati 2 esposti, sia in Procura che alla Corte dei Conti, sulle numerose incongruità normative di questa operazione”.
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