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Venezia 2018: apre la storia di Neil Armstrong, primo uomo sulla luna Cinema

Venezia – E’ il Lido  delle grandi occasioni quello che dal 29 agosto all’8 settembre ospiterà la 75esima edizione della Mostra del cinema di Venezia, diretta da Alberto Barbera (il poster ufficiale del Festival 2018  è di Lorenzo Mattotti) e che avrà come padrino l’attore Michele Riondino, mentre a presiedere la giuria sarà il regista Guillermo Del Toro a cui spetterà il compito di scegliere il Leone d’oro. Intanto già sono stati assegnati due Leoni d’oro alla carriera rispettivamente al regista David Cronenberg e all’attrice Vanessa Redgrave.

Il film che aprirà quest’anno la Mostra organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta sarà e non a caso,”First Man” di Damien Chazelle  scritto da Josh Singer (The Life of Neil).

La notizia è arrivata lo scorso luglio in concomitanza del 49esimo anniversario dello sbarco sulla luna dell’astronauta  americano Neil Armstrong che scendendo dalla scaletta dell’astronave Apollo 11, fece  la prima passeggiata sul satellite in diretta mondiale. Da allora ad oggi il ricordo di quell’importante avvenimento che ha tenuto l’umanità intera con il fiato sospeso, ha dimostrato che scoprire la luna è stato senz’altro un “bene”, ma anche  “la conquista dello spazio” come la definì allora nell’Angelus domenicale Papa Paolo VI.

Il film americano First Man, la storia di Neil Armstrong ha il volto dell’attore  Ryan Gosling vincitore del suo primo Golden Globe  per l’interpretazione nel film musicale “La La Land”, lo stesso film per il quale ha ricevuto anche la sua seconda candidatura al premio Oscar come migliore attore protagonista. Tra le attrici donne spicca invece il nome di Claire Foy.

ceccarelli

Ne parliamo con il critico cinematografico Alessandro Ceccarelli giornalista milanese, redattore di Dazebaonews.

A quanto pare coppia vincente non si cambia, se in questo film ritroviamo  nuovamente lo stesso regista insieme all’attore protagonista del grande successo “La la Land”.

“E’ nella tipica logica della major di Hollywood, il cui unico fine è il rientro economico-finanziario. Ricordiamo che tra i produttori spiccano Dreamworks e Amblin di Steven Spielberg, Frank Marshall, David Geffen e Kathleen Kennedy. La presenza del due volte premio Oscar Spielberg è comunque garanzia di qualità e rigore visivo-storico del film.”

La Luna ha sempre affascinato tanti registi di ieri ed anche di oggi essa è infatti il satellite più rappresentato nella storia del cinema. Quale sarebbe dunque  la novità in questo film?

R: “Beh, diciamo che vedendo “First man”, non si può non ricordare l’avvincente e drammatico “Apollo 13” (1995) di Ron Howard. I due film possono essere comparati per almeno due aspetti. Il primo è quello della precisa ricostruzione storiografica, tipica delle grandi produzioni hollywoodiane che devono in qualche modo mitizzare le grandi imprese spaziali degli Stati Uniti. Quindi eccellenti effetti speciali, cast con i divi del momento e una efficace colonna sonora che contribuisca alle emozioni e alla retorica. Nel film di Ron Howard ricordiamo la performance di Tom Hanks mentre in “First man” spicca uno dei migliori attori statunitensi degli ultimi dieci anni: il poliedrico ed espressivo Ryan Gosling.”

Nel film si narra storia dell’astronauta Neil Amstrong e di un periodo della sua vita dal 1961 al 1969, che coincise con il suo ingresso nel Programma Apollo 11. Cosa ne pensa di quelle voci chiaramente infondate secondo  le quali l’atterraggio sulla luna del 1969  è stata una messa in scena cinematografica per via della “guerra fredda?”

R: “Gli anni Sessanta dopo l’assassinio di Kennedy (il presidente che avviò il programma Apollo), furono drammatici: la guerra del Vietnam, le rivendicazioni degli afroamericani e lo scontro politico-militare fra le due superpotenze, ovvero la “Guerra fredda”. La gara spaziale per la conquista della Luna fu molto sentita soprattutto dagli Stati Uniti, che erano stati clamorosamente battuti per il lancio del primo satellite (il russo Sputnik nel 1957) e per il primo astronauta in orbita (Gagarin nel 1961). L’impegno finanziario e tecnologico della Nasa e del Pentagono fu di immense proporzioni. La ridicola tesi che la missione Apollo fu una finzione mi sembra irrealistica e quindi non commentabile. Ricordo però un bel film del 1978, “Capricorn one” del regista Peter Hyams in cui si raccontava come il governo americano creò in studio un falso sbarco su Marte.”

Si ricorda l’emozione che provò alle parole “Ha toccato!”, del giornalista Rai Tito Stagno che accompagnò le prime immagini dell’allunaggio, il 20 luglio 1969, e di quando Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, a bordo della navicella Apollo 11, misero piede sulla luna?

R: “Avevo cinque anni, ricordo solo che la mia famiglia si trovava in Friuli, ospite di un mio zio che allora lavorava per le Poste. Eravamo riuniti davanti ad un grosso televisore in bianco e nero per assistere ad un avvenimento epocale.”

Un’ultima domanda secondo lei questo film ha i requisiti per portare a casa un importante riconoscimento di critica  e di pubblico?

R:”Si, ha tutte le credenziali per incontrare i favori della critica e del pubblico.

 

 

Foto: il poster ufficiale del Festival 2018 di Lorenzo Mattotti

sotto:  Alessandro Ceccarelli

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