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Venezia 75: verso il Leone d’Oro, la Germania del passato e l’attuale Messico Cinema

Venezia – Con l’avvicinarsi della serata conclusiva della 75esima edizione della Mostra dell’arte Cinematografica di Venezia, salgono notevolmente le quotazioni di Alfonso Cuarón ( Città del Messico 38 Nov. 1961 ) con il suo bellissimo film “Roma” che viene da più parte indicato come probabile vincitore del Leone d’Oro la sera di Sabato 8 settembre.

“Roma”, ( in bianco e nero ) è il film più personale mai realizzato finora dal regista e sceneggiatore messicano, narra un anno turbolento nella vita di una famiglia borghese, nella Città del Messico degli anni Settanta. Cuarón, ispirato dalle donne della sua infanzia, offre una raffinata ode al matriarcato che ha plasmato il suo mondo.

Vivido ritratto dei conflitti interni e della gerarchia sociale al tempo dei disordini politici, “Roma” segue le vicende di una giovane domestica, Cleo, e della sua collaboratrice Adela, entrambe di origine mixteca, che lavorano per una piccola famiglia nel quartiere borghese di Roma. Sofia, la madre, deve fare i conti con le prolungate assenze del marito, mentre Cleo affronta sconvolgenti notizie che minacciano di distrarla dalla cura dei quattro figli della donna, che lei ama come fossero suoi.

Mentre cercano di costruire un nuovo senso di amore e di solidarietà, in un contesto di gerarchia sociale dove classe ed etnia si intrecciano in modo perverso, Cleo e Sofia lottano in silenzio contro i cambiamenti che penetrano fin dentro la casa di famiglia, in un paese che vede la milizia sostenuta dal governo opporsi agli studenti che manifestano. Girato in un luminoso bianco e nero, “Roma” è un ritratto intimo, straziante e pieno di vita dei modi, piccoli e grandi, con cui una famiglia cerca di mantenere il proprio equilibrio in un periodo di conflitto personale, sociale e politico.

“Ci sono periodi nella storia che lasciano cicatrici nelle società, e momenti nella vita che ci trasformano come individui,” dice il regista. “Tempo e spazio ci limitano, ma allo stesso tempo definiscono chi siamo, creando inspiegabili legami con altre persone, che passano con noi per gli stessi luoghi nello stesso momento.”

“Roma è il tentativo di catturare il ricordo di avvenimenti che ho vissuto quasi cinquant’anni fa,” conclude Cuarón nel commento alla sua opera, e aggiunge: “È un’esplorazione della gerarchia sociale del Messico, paese in cui classe ed etnia sono stati finora intrecciati in modo perverso. Soprattutto, è un ritratto intimo delle donne che mi hanno cresciuto, in riconoscimento al fatto che l’amore è un mistero che trascende spazio, memoria e tempo.”

Un altro film molto quotato per il Leone d’Oro o il Premio Speciale della Giuria, è “Werk ohne Autor” del regista tedesco Florian Henckel von Donnersmarck.

Ispirato a fatti realmente accaduti, “Werk ohne Autor” attraversa tre epoche della storia tedesca narrando le vicende di Kurt, giovane studente d’arte che si innamora di Ellie, sua compagna di corso. Il padre della ragazza, il professor Seeband, rinomato medico, disapprova la scelta della figlia e promette di porre fine alla relazione. Nessuno sa però che le loro vite sono già legate da un orrendo crimine, commesso da Seeband decenni prima.

Parlando di Tennessee Williams e Marlon Brando, il regista Elia Kazan disse che il talento dei geni è la crosta sulle ferite ricevute nella loro infanzia,” dice il regista, “ciò significa che gli esseri umani hanno una capacità quasi alchemica di trasformare un trauma in qualcosa di glorioso. “Werk ohne Autor” è il tentativo di osservare questa alchimia, attraverso il prisma dei traumi storici del mio paese: la Germania.”

 

Foto: Alfonso Cuarón durante le riprese di Roma

 

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