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Vent’anni di video arte cinese al Pecci Cultura

Lo staff del Centro Pecci ha incontrato quello del Museo Minsheng a Shanghai nel 2010, in occasione dell’Expo, ha raccontato il direttore Marco Bazzini, durante la presentazione della prossima mostra che l’istituzione pratese dedica a giorni, alla video arte cinese. Allora a Shanghai si mostravano 30 anni di pittura cinese recente, ma non si trovarono le condizioni per il trasporto delle opere a Prato, per cui si è poi deciso di importare, invece, questo tipo di arte digitale che in Cina è piuttosto giovane. Infatti, ha spiegato la vicedirettrice del museo e curatrice della mostra Guo Xiaoyan, il primo video nella storia dell’arte cinese è del 1989, si intitola 30×30 e lo firma Zhang Peili. La retrospettiva, che presenta 40 video al Pecci di Prato e due nella sede di Milano, sarà articolata in 4 sezioni che spiegano le tematiche del periodo in cui sono stati realizzati: 1988-1993, critica dei media e riflessione biopolitica; 1994-1999, l’analisi grammaticale e la formazione del video; 2000-2005, coscienza, poetica e sensibilità nella pratica dei nuovi media; e infine, 2006-2011, limiti: l’immagine in movimento si diversifica. La presentazione della manifestazione, avvenuta in Regione, è stata caratterizzata da grandi dichiarazioni di impegno tra la comunità pratese – rappresentata dal sindaco Roberto Cenni, che è anche il presidente del Pecci – e la comunità cinese, di cui si è fatto portavoce il delegato consolare signor Wang Jian. Infatti la cronaca ci racconta di rapporti non proprio idilliaci, anzi, di veri e proprio conflitti, specie per illegalità, sottolineati anche da Cenni, nel ricordare la figura del precedente presidente imprenditore, Valdemaro Beccaglia, che è stato promotore avveduto di una politica culturale di avvicinamento e di maggiore conoscenza reciproca. Che la Cina ha una gran voglia di confrontarsi con la cultura occidentale, lo ha ripetuto la curatrice Xiaoyan. “Sono felice di essere a Firenze, città del Rinascimento. La Cina ha visto la sua rinascita culturale a partire dal 1976 (cioè l’anno della morte di Mao Zedong), da lì è iniziata la nuova era, e col 1979, alla conclusione della rivoluzione culturale, è cominciata la nuova cultura e la nuova arte cinese, di cui la società cinese sente un grande bisogno”. Da quanto abbiamo sentito, gli artisti cinesi conoscono la nostra arte contemporanea e l’ammirano: l’arte in movimento (quella del video) si è sviluppata in ritardo in Cina rispetto all’Italia, però è molto impegnata “a rispecchiare la critica alla società e alla politica, ed è molto vicina al popolo. Gli artisti hanno l’obiettivo di rendere più armonioso lo sviluppo della società”. I video che dal 21 aprile ci saranno mostrati a Prato, pare raccontino proprio questo concetto di unione tra famiglia, paese e mondo, e mostrino  il grande impegno messo dagli artisti nella crescita culturale, mentre reclamano attenzione verso il loro pensiero. Le immagini in movimento di alcuni dei video artisti proposti sono a noi già note, e diventate famose attraverso recenti Biennali veneziane, come il mondo virtuale dell’immaginifica Cao Fei, oppure le raffinatte atmosfere in bianco e nero di Yang Fudong (nella foto). Siamo perciò assai curiosi di scoprire le vari fasi della ricerca della “vivace corrente dell’arte cinese dell’immagine”.

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