energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Vent’anni fa… il PDS. E oggi? Cultura

Oltre quaranta presentazioni in tutta Italia, da Torino alla Sicilia, e tanti “compagni” di viaggio trovati e ritrovati. 22 mesi “a spasso” per lo stivale con l'intento di farsi conoscere e aprire nuove prospettive di dibattito. Un libro preciso e non scontato che da Occhetto a Bersani ricostruisce la storia degli errori, dei vizi e, forse, di qualche perfettibile virtù della sinistra italiana, che della caduta di Berlusconi non è stata artefice ma che, in compenso, ha contribuito con le sue defaillance alla “venuta” del magnate brianzolo. Questa, sostanzialmente, la radiografia di “Vent'anni dopo la Bolognina”, l'ultimo libro dell'On. Prof. Valdo Spini, che ha concluso in questi giorni il suo lungo ciclo di presentazioni. E se in Consiglio comunale a Firenze il Pd strizza l'occhio a Fli e divide l'Idv, mentre a livello nazionale boccheggia tra la semi-scolorita foto di Vasto e la tentazione casiniana, sembra il caso di chiedere proprio all'autore di questo libro, uno che di sinistra se ne dovrebbe intendere, qualche parere sulla questione.

Onorevole Spini, un libro sulla sinistra italiana. Di problemi ne abbiamo tanti. Ne voleva aggiungere uno in più?
Il libro si chiama Vent'anni dopo la Bolognina per dare l'idea di un punto di partenza. Il suo vero protagonista è la sinistra nella Seconda Repubblica. Nella Prima Repubblica socialisti e comunisti assieme avevano il 40% dei suffragi. Dopo le vittorie di Rutelli e Bassolino alle amministrative sembrava destinata a governare il paese. E invece…
E invece?
E invece il protagonista di questi ultimi venti anni è stato Berlusconi. Siamo pieni di ottimi libri che ci spiegano la sua potenza mediatica e finanziaria, vere basi del suo successo, ma abbiamo scarsità di testi che ci indichino quali possono essere stati gli errori della sinistra.
Rivangare i bei tempi andati?
No, non è così. Prendiamo il presidente del Consiglio Monti. In questi giorni è uscita una sua dichiarazione con la quale si vanta del fatto che nel suo governo non ci sia nessuno che sia stato eletto da qualche parte. Non comprendo questa posizione. Non si può discriminare chi in questi anni, nel bene e nel male, si è misurato con le difficoltà della situazione italiana. Certo degli errori, soprattutto a sinistra, ci sono stati.
Qualche esempio?
I sondaggi ci dicono che il 40% degli italiani non sa che cosa votare e se andrà a votare in caso di elezioni. Evidentemente una certa superficialità con cui si è ricercato un nuovismo disperato, cambiando solamente nomi e formule ma senza proporre alternative concrete, non ha giovato alla sinistra, che oggi di quello stesso governo Monti si trova a reggere il peso precipuo senza sapere se domani ne otterrà benefici.
Ma la sinistra italiana qualcosa di buono la sinistra avrà pur fatto. Vent'anni dopo la Bolognina si salva qualcosa?
Salvare il profondo radicamento del Pci per trasformarlo in un moderno partito socialdemocratico. Sì, è stato un tentativo che ho portato avanti anche io e che mi ha visto sconfitto assieme ad altri. Ma le cose ci hanno dato ragione perché il mini-compromesso storico sta finendo per far perdere ogni giorno al Pd un ciuffo di voti a vantaggio di Di Pietro o di Sel.
Ma allora meglio Vasto o Casini?
Ma né l'una né l'altra. Il Terzo Polo non accetterebbe mai una subalternità al Pd, mentre i voti differenti che l'Idv sta dando al governo Monti e le posizioni distanti di Vendola da quest'ultimo rivelano che se il Pd non si rilancia autonomamente rischia di rimanere a metà del guado, non-protagonista in nessuna delle due situazioni.
Sul Corriere della sera parla di un differente ruolo che il presidente della Repubblica ha avuto in questa crisi, affermando che il suo rapporto con il capo del Governo è simile a quello esistente in Francia fra capo dello Stato e Primo Ministro. Monti è il ministro dell'Economia del governo Napolitano?
Forse per carattere o per scelta Monti gioca una parte di grande tecnico. Non è che non faccia valutazioni politiche ma sta evitando di fare sintesi politiche. Cosa che invece sta facendo il presidente della Repubblica nelle sue pronunce sulla coesione sociale, nazionale e politica. In questo senso sta operando “alla francese”.
Con che riforme adattare la real politik alle istituzioni?
La prima cosa da fare è sempre quella di eliminare il conflitto di interessi, perché non ci possiamo permettere un Berlusconi nel ruolo che attualmente sta giocando Napolitano. Scarterei poi il premierato ma d'altro canto non credo si possa arrivare ad un presidente della Repubblica che sfiduci il Primo Ministro. Penso però che il capo dello Stato debba avere più importanza nella formazione del governo e che non sia un semplice “passa carte” come invece l'attuale legge elettorale vorrebbe.
Concludendo… cosa c'è a sinistra vent'anni dopo la Bolognina?
C'è tutta un'area di persone che è scontenta dell'offerta politica attuale, che vuole riforme democratiche vere. Quest'area mi si è presentata davanti nel giro di presentazioni del mio libro itinerante. Il secondo step è quello di fare un nuovo libro non sui passati vent'anni ma sul presente e sul futuro che dia una continuazione al dibattito che si è creato.
Un libro… un progetto politico… o un partito?
Intanto cerchiamo di fare un libro. Il progetto politico deve camminare sulle gambe degli uomini e non può dipendere solo da me.
Grazie.
Prego.
 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »