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Verso le elezioni: grazie Monti, ora pensiamo all’occupazione Opinion leader

Ora che l'esperienza di Monti si sta concludendo forse si può anche essere un po' più distaccati e si può forse dare un giudizio meno “partigiano”. Il Governo Monti è stata una “risorsa” vera per il paese. In un momento in cui la credibilità internazionale ed interna dei gruppi dirigenti, ed in particolare di quelli politico-istituzionali, era scesa a livello di guardia, l'ingresso di Monti è stato un elemento di rottura, e di cambiamento, salutare.
Il Presidente e i suoi Ministri, anche se non tutti in verità e certamente non tutti i sottosegretari che hanno risentito più dei Ministri dell'influenza dei partiti, hanno portato una ventata di aria nuova nelle Istituzioni italiane. Si può discutere dei contenuti delle scelte fatte. E anche degli errori messi in campo in poco più di un anno di esperienza. Ma alcuni elementi di novità, e di buona novità, devono essere sottolineati. Anche perché saranno certamente un punto di riferimento e una base di confronto per i Governi futuri del paese, qualunque sia il Presidente e qualunque sia la maggioranza che risulterà vincente alle prossime elezioni.

La prima vera novità è il clima educato e formalmente distinto degli uomini di Governo. Il Presidente del Consiglio e i suoi Ministri ci sono apparsi, di nuovo dopo tanto tempo, non degli uomini comuni ma dei rappresentanti della classe dirigente del paese. Una nota di distinzione, direi di eleganza istituzionale, che da tanto tempo non si vedeva. Nelle scelte del Governo Monti ci sono, ed era inevitabile, tanti errori e tante distorsioni dovute alla ibrida maggioranza parlamentare ma mai c'è stata alcuna vena di populismo e di demagogia tesa più a raccogliere consensi che a risolvere problemi. Come purtroppo è invece accaduto con i Governi che si sono succeduti nel paese dal dopoguerra ad oggi, pur con alcune limitate eccezioni, e con una caduta verticale negli ultimi quindici anni ad opera del Presidente Berlusconi.

Un Governo che ha parlato molto all'intelligenza del paese e poco alla sua pancia. E che nonostante questo ha mantenuto, in una situazione difficilissima come quella italiana, un consenso abbastanza importante se confrontato a quello di un qualsiasi ipotetico altro Governo che si fosse realizzato a seguito di nuove elezioni.

La seconda novità è quella relativa all'orizzonte temporale che si è posta l'opera di Governo e che è andato ben oltre l'immediatezza politica che generalmente interessa i governanti dediti esclusivamente alla captatio benevolentiae dell'opinione pubblica. Nei provvedimenti che sono stati presi ed anche in quelli programmati, ma che non sempre hanno visto una realizzazione effettiva, si è sentita la presenza di un Governo che guardava al futuro. Che non faceva riferimento al qui ed ora della politica a breve ma che traguardava alcuni risultati alle dinamiche del sistema nel medio e lungo periodo. Magari in qualche caso si è sbagliata l'analisi, può essere poi che i provvedimenti  non fossero quelli giusti ma sempre si è sentita la volontà di andare oltre all'oggi e di pensare ad una ricostruzione del paese per metterlo di nuovo in linea con le esigenze del futuro. Questo è un elemento importante se si pensa che per troppo tempo i Governi del paese hanno dato l'impressione, e non solo quella, di pensare solo a “passare la nottata”. Instillando nell'opinione pubblica, e quindi negli agenti economici e sociali, l'idea che i costi e i benefici di una azione si dovessero traguardare solo al breve periodo e che non avesse più importanza l'investimento, economico, sociale e morale, di lunga durata.

La terza novità è stata quella della competenza. E' un tema spinoso, questo, nella discussione politica. E cioè se la politica sia di per sé una competenza trasversale e non abbia bisogno di essere accompagnata da competenze tecniche. Che appunto si trovano invece nell'area tecnica a supporto della politica. Ma dopo anni di caduta tendenziale di ogni competenza politica degli esponenti governativi, che si è accompagnata all'assenza totale di alcuna competenza specifica in qualche campo del sapere (insomma i politici sono apparsi incapaci politicamente e per di più senza né arte né parte in altri campi), ritrovare nel gruppo dirigente del paese persone colte, preparate e capaci ha reso un po' di legittimazione alle istituzioni centrali.

Il Governo Monti ci lascia questi elementi in eredità. La speranza è che non vengano considerati elementi spuri, di scarsa importanza, per riaprire le porte ad esperienze di basso livello che riportino il paese e il suo Governo a distinguersi negativamente nello scenario europeo con inevitabile perdita di credibilità nelle sedi internazionali.

Ma il Governo Monti ci lascia anche, assieme ad alcuni elementi positivi,  altri elementi critici che dipendono in parte dalla natura tecnica del Governo, e quindi sono difficilmente separabili dal tipo di esperienza realizzata, e in parte invece dalla soggettività del Presidente Monti e del suo entourage.
In particolare una certa distanza con i problemi e le ansie della popolazione italiana. La gestione dell'ansia sociale, pur a fronte di scelte che vanno nel senso di rimettere a posto un paese disastrato, non è un tema esclusivo delle forse politiche. Il Governo non può estraniarsi dal clima di difficoltà che vive il paese. E deve condividere con l'opinione pubblica un determinato clima sociale. Si può essere severi e freddi nelle analisi. Ma non nelle prognosi e ancor meno nelle terapie. Il distacco dalla malattia, al fine di capire meglio il “che fare”, non può diventare distacco con il malato e con le sue difficoltà oggettive e soggettive. Il Governo tecnico ha dimostrato, da questo punto di vista, una scarsa partecipazione alla  crisi del paese ed è sembrato troppe volte un “censore di costumi” di fronte ad un popolo mal educato alla correttezza, alla onestà e alla buona gestione della cosa pubblica. Cosa per alcuni versi giusta ma per altri versi mal indirizzata e ingiusta se non fatta valere in primis verso la classe dirigente, non solo quella politica, che è per molti versi responsabile della crisi e del decadimento, non solo economico, del paese.

E poi c'è l'elemento più discutibile della politica del Governo Monti. Ed è la riproposizione, tipica di un certo approccio economico improntato alla supply side, del primato del risanamento  finanziario del paese, come condizione ineludibile della crescita, rispetto alle politiche di intervento per lo sviluppo (politiche che  annoverano spinte dal lato della domanda, politiche industriale attive, investimenti pubblici come motore di sviluppo etc). Questa posizione, certamente dettata anche da una situazione di rapporti interni all'UE sfavorevoli a politiche di intervento attivo, ha rappresentato l'elemento di maggiore debolezza della compagine governativa montiana. E' stato il punto su cui si sono aggregate le maggiori aree di opposizione e su cui il Governo ha realizzato le peggiori performance in tema di risultati. Ed è sicuramente il punto su cui si convoglieranno la gran parte delle proposte di superamento del Governo Monti sia alla sinistra dello schieramento ma anche alla sua destra.

Lo sviluppo, la ripresa dell'occupazione, il taglio delle tasse, maggiori risorse ai comuni e nuove infrastrutture per il paese saranno certamente gli elementi su cui si formerà l'Agenda dei prossimi aspiranti Presidenti del Consiglio. Non sappiamo ancora con quale grado di credibilità e di fattibilità ed invece con quale aggiunta di proposizioni populiste, demagogiche e velleitarie. Staremo a vedere. Dispiace solo che un Governo tecnico, serio e preparato come il Governo Monti, non abbia voluto o saputo cimentarsi su questo obiettivo rifiutando la teoria e la pratica dei “due tempi” (prima il risanamento poi la crescita) a cui si riduce di fatto la teoria economica che punta esclusivamente alle energie salvifiche degli “agenti economici”. I famosi “animal spirtis” di cui si è vista poca traccia e presenza nel paese.

Noi non abbandoniamo la speranza di un nuovo Governo che sappia mettere assieme lo stile e gli obiettivi del Governo Monti (la famosa Agenda Monti) con la giusta e sacrosanta attenzione alla ripresa dello sviluppo e dell'occupazione senza la quale non c'è  futuro per l'Italia. Con il rischio di una depressione endemica e lo spostamento dell'opinione pubblica verso quel populismo e quel nichilismo sociale che hanno rappresentato i peggiori nemici del Governo Monti.

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