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Verso le elezioni: la forza della bistecca, la fragilità della ragione Opinion leader

I timori però non vengono da lontano, tipo pericolo di neofascismo o di anarchia demagogica foriera di soluzioni antidemocratiche. No, la preoccupazione è molto contemporanea, molto nuovo millennio. Consegnando all’Europa un’Italia ingovernabile, con le due estreme populistiche, Berlusconi e Grillo, forti e dunque arroganti e sempre più avvitate nella “bistecca subito” (Berlusconi) o nel “cadano tutte le teste” (Beppe Grillo), siamo destinati a volare direttamente nelle mani di un commissario di nomina Bruxelles o, peggio ancora, a lasciare l’euro con tanti saluti a un Paese che ha tentato di diventare moderno ed invece è orgoglioso di far parte del meraviglioso gruppo degli Stati Bananas. Professionisti felici della bancarotta.

La febbre per Grillo cresce, mentre quella per Berlusconi non si sa quanto sia posticcia, e noi siamo qui a domandarci chi abbia mai consigliato Bersani e Monti nelle loro strategie di comunicazione elettorale. Cominciamo dal segretario del Pd, tutto ragionamento, onestà, petizione dei diritti e degli affetti. Cosa mai significano frasi del tipo “se vinciamo con il 51% agiremo come se avessimo il 49%”? Certo l’Italia ha bisogno di unità di intenti, ma chi vota per il Pd ha bisogno di sapere che quel partito prende in mano i problemi e li risolve: con la sua ricetta. Quale?  Sì, le proposte ci sono e sono precise, ma quali messaggi sono davvero passati all’opinione pubblica, se non quelle delle correzioni alla pressione fiscale che non resistono di fronte all’incredibile sfacciataggine di chi manda lettere promettendo che la restituzione dell’Imu avverrà pronta cassa, a scheda ancora calda. E le politiche del lavoro, quali saranno, andando oltre anche qui la correzione fiscale? Il problema è che Bersani si trova stretto fra l’alleato amato ma scomodo Vendola, e l’inevitabile coalizione con il centro di Mario Monti, che su certi temi e certe riforme non vuole neanche mettersi a discutere né con Vendola né con la Camusso. L’annuncio poi che si farà una legge sul conflitto di interessi, il falso in bilancio e il taglio dei parlamentari fa parte del “basic” della politica di centrosinistra, la cui assenza nei venti anni trascorsi, accentua il nervosismo degli elettori: “Sarà davvero la volta buona?”

Monti da parte sua ha mostrato tutti i difetti di chi ha fatto più che altro il professore e che ha lavorato come premier in una situazione di emergenza dove le mosse erano obbligate e il lavoro, quello vero, quello che rimette il Paese in carreggiata, è ancora tutto da fare. Monti ha il carisma timido dello studioso, con il carico di tutte le cautele che un’intelligenza vigile e autocritica non riesce a mettere da parte nemmeno di fronte alle imposture e alle insidie verbali di avversari molto più astuti di lui. “Gli italiani sanno giudicare”, ripete continuamente; ma lo sapranno davvero di fronte all’ennesimo, spudorato schieramento mediatico berlusconiano?  La sensazione è che ci siamo trovati di fronte a due diverse campagne elettorali in questi due mesi: una all’europea, quella di Bersani, Monti e anche di Vendola. E un’altra, invece, giocata sulla rabbia e l’emozione, sugli interessi elementari della gente che più soffre i disagi della crisi.
Con tutto ciò, udite udite, per due giorni al centro della campagna ci sono stati la mancata intervista televisiva di Grillo a Sky e il mancato confronto televisivo fra i candidati perché Berlusconi non vuole. Decidete voi chi ha vinto la battaglia della comunicazione. Noi siamo qui a fare gli scongiuri nella speranza davvero che gli italiani sappiano capire che stavolta ne va davvero del loro futuro.

 

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