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Vetro cavo e innovazione, primi passi guardando alla Seves Innovazione

Firenze – L’idea potrebbe essere tale da dare una svolta alla produzione di vetro cavo in Toscana, settore che, come tutti ben conoscono, con la crisi totale che ha investito la Seves, rischia di trasmigrare dalla Toscana in altre parti d’Europa. In poche parole, ciò che i due giovani inventori, portavoce di un gruppo di 14 ricercatori messi insieme fra il 2008 e il 2010 dalla Camera di Commercio propongono, come già illustrato su queste pagine, è una tecnologia innovativa capace di trasformare il classico mattone di vetro che veniva prodotto dalla fabbrica con sede a Firenze in un vettore di luce e calore, tramite un gas sigillato all’interno (che è anch’esso coperto da brevetto europeo) e il bombardamento con onde ad alta frequenza, simili, per intendersi, a quelle prodotte dal microonde di casa. Le applicazioni, come è facile intuire, possono essere le più svariate.

Se questo è il “nocciolo” della questione, tuttavia dall’idea alla sua realizzazione ce ne corre. Ciò che manca, come spiegato ieri sera in un incontro con un gruppo di lavoratori per lo più cassintegrati che hanno competenze ventennali nel settore, è da un lato la “forza lavoro”, vale a dire le maestranze qualificate per dare vita concreta alla tecnologia innovativa, e dall’altra gli investimenti. Vale a dire, chi ci mette i soldi.

Se per il secondo punto, la forza lavoro qualificata, un’assemblea dei lavoratori Seves che dovrebbe tenersi a fine mese, potrebbe anche prendere in considerazione la possibilità di dare un proprio contributo in termini di competenza professionale all’idea, per quanto riguarda “chi ci mette i soldi”, la strada è ancora in salita. Ancora, ma non del tutto. Infatti, la soluzione, almeno in parte, potrebbe venire dai bandi europei, cui “l’idea” può a buon titolo, come di fatto fa, partecipare. Altri aiuti potrebbero venire dalla Regione, sempre impegnata, come più volte ribadito dalla stessa giunta, a rafforzare le innovazioni soprattutto se nate, cresciute e applicate in Toscana.

Del resto la “bontà” dell’idea è tale che anche l’Ateneo fiorentino si è detto interessato a “saperne di più”, oltre a un primo incontro che si è già tenuto fra gli autori dell’innovazione, il sindacalista Leonardo Bolognini e alcuni docenti del polo scientifico. Un percorso cui dovrebbero seguire altri incontri. Altre tappe, in cui sono state coinvolte anche istituzioni cittadine come la vicesindaca Giachi sono già state avviate. E anche da fuori regione cominciano ad apparire le prime richieste di informazioni da parte di imprenditori privati.

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