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Via alla campagna: il sogno di Nardella per la nuova Firenze Opinion leader, Politica

Firenze – Nella tradizionale Sala Rossa del Palazzo dei congressi, Dario Nardella ha aperto la campagna elettorale per puntare ad essere di nuovo il Sindaco di Firenze anche per i prossimi cinque anni. La sala è gremita (circa tremila persone) e aleggia uno spirito di consenso sulla persona e sull’operato di Nardella Sindaco.

Certo prevedibile in una sala di stretti sostenitori ma che, specialmente negli ultimi tempi di “vacche magre” per il centrosinistra italiano, non appare scontato. Nardella non è un istrione come Renzi, e in quanto tale non suscita quegli amori e odi viscerali tipici del suo predecessore, ma parla con un giusto equilibrio alla testa e al cuore dei militanti con una proprietà di linguaggio e di portamento che appare nettamente migliorata in seguito all’esperienza condotta in questi cinque anni di Sindaco di Firenze.

Avremo modo di parlare in seguito, quando la campagna sarà più nel vivo della sfida con le altre forze politiche, di programmi e di contenuti. Sia di quelli che stanno nella “sacca” delle cose fatte e che possono essere presentate in quanto tali ai cittadini. Sia di quelli che stanno nella “sacca” delle cose da fare e che quindi sono la base su cui chiedere ai cittadini un rinnovo di fiducia per una ulteriore sindacatura.

Qui vogliamo soltanto parlare dell’impressione che si ricava da questa prima presenza del Sindaco uscente nella campagna ufficiale per l’elezione del nuovo Sindaco della città. Mettiamo in testa le cose  come rappresentazione di messaggi su cui si può fondare e rafforzare il consenso di Nardella.

Il primo messaggio è quello relativo al “sogno”. Cioè alla presentazione di una Firenze che non c’è. Possibile, forse, ma sicuramente auspicabile. Appunto da sogno. L’immagine dell’Arno con le barchette e con i bagnanti (e qui siamo ad un “sogno” molto possibile) e della città percorsa da macchine volanti (e qui siamo più sul fantascientifico alla “blade runner”, ma non si sa mai!) è un elemento di forza che non va sottovalutato.

Noi tutti vogliamo città ben governate nella gestione dei servizi tradizionali e delle funzioni tradizionali del Comune. Ma non può e non deve mancare da parte di chi governa una città moderna la sfida della “smartness” che si coniuga in tanti modi ma da cui non può mancare il binomio virtuoso che si crea fra utilizzo intelligente della tecnologia e il miglioramento della qualità della vita. Anche affrontando strade e modelli operativi ad oggi impensabili.

Il secondo messaggio è quello relativo alla progettazione di “pezzi di città” che rinnovano la struttura urbanistica e funzionale creando nello stesso tempo spazi di bellezza e di nuovo arredo urbano. Firenze è una bella città. Ma come tutte le grandi e medie città ha parti obsolete, abbandonate a sé stesse, o parti di cattiva fattura che spesso danno il senso della marginalità e dell’esclusione che vanno modificate. Ripensando nuove funzioni e nuove modalità d’uso ma nello stesso tempo ricostruendo nuove bellezze e nuove ricuciture urbane che servono a migliorare la struttura, la fruibilità e la godibilità della città da parte dei cittadini.

Il terzo messaggio viene dalla lettura della dinamica demografica della città, con il forte invecchiamento della popolazione, che si sposa alla prestazione di servizi che devono essere sempre di più intelligenti e innovativi. Cioè si tratta di legare un fenomeno in sé problematico, come lo sono tanti elementi tipici della criticità sociale delle città, a risposte non tradizionali che riescono a creare con l’innovazione nuove qualità di risposta, nuove opportunità di lavoro e nuove identità urbane.

La “città di Montedomini”, che non sarà più solo e prevalentemente una grande “casa di riposo” ma che cercherà di rispondere allo stesso problema con un differente approccio di tipo urbanistico, sociale e culturale, è un esempio ben riuscito di questa tipologia di messaggio “vincente”di nuovo welfare.

Ci sarebbe un quarto messaggio che ha certamente un potere evocativo significativo sia di cose già fatte, e fatte bene, sia di cose da fare. Ed è la conclusione del progetto Tranvia fiorentina. Con quella promessa di coinvolgimento della popolazione nella progettazione futura che lascia ben sperare in termini di consenso ai lavori. Ma oramai è un tema “pivot” che fa parte della immagine programmatica sostanziale di Nardella che non appare il caso di ricordare con più di una semplice citazione.

In coda invece vorremmo mettere alcune, poche, cose che ci sono parse meno riuscite nello svolgimento del racconto di Nardella.

Si tratta di due cose che, per quanto riguarda chi scrive, sono in gran parte condivisibili ma che, viste in termini di messaggio che arrivano ai cittadini non “sostenitori a prescindere”, possono distogliere una parte di consenso.

Il primo elemento è relativo al rapporto fra Governo centrale e Firenze. E’ vero che una serie di “partite aperte”, che l’attuale Governo fa fatica a chiudere per contrasti al proprio interno, potrebbero far parlare di una sfida alla città. Viene bene dire che il Governo gialloverde mina lo sviluppo di Firenze perché è guidato dal centrosinistra.

Ma forse, se studiamo i singoli argomenti e le diverse posizioni nel Governo centrale ci accorgiamo che queste rappresentano tradizionali posizionamenti politici sulle singole partite e meno, forse per nulla, atteggiamenti “punitivi” verso la città. E allora un eccesso di “vittimismo” potrebbe allontanare una parte dell’elettorato che sostiene l’attuale Governo ma che da’ invece un giudizio positivo, o almeno non negativo, sull’amministrazione cittadina. E tutti sappiamo bene come i giudizi non negativi siano importanti nella eventuale fase del ballottaggio elettorale.

Il secondo elemento, che in parte richiama temi già visti in precedenza, è quello relativo al contrasto politico su singoli temi di carattere nazionale dell’attuale Governo. Nella presentazione di Nardella, è stato toccato il tema del Reddito di cittadinanza. Ma poteva accadere con altri provvedimenti a forte valenza politica.

Ebbene, dal momento che dalle elezioni regionali di questi mesi appare in maniera evidente la minore forza del M5s allorquando si tratta di tematiche amministrative rispetto alla dinamica politica nazionale, risulta del tutto evidente che una campagna elettorale “tutta amministrativa” con scarsi richiami al livello politico nazionale non può che favorire Nardella e l’alleanza di centrosinistra.

Ed è quindi evidente come sia obiettivo di Nardella puntare sul giudizio amministrativo e sui problemi della città lasciando al livello nazionale del PD e del centrosinistra nel suo complesso la discussione sui temi nazionali e di carattere politico europeo. L’impressione che nella fase attuale il centrosinistra sia più credibile e affidabile nel governo amministrativo ed invece ancora più in affanno sui temi nazionali ed europei non può non essere tenuta in considerazione nella campagna elettorale per il Sindaco di Firenze.

Nardella ha dimostrato di avere frecce nel suo arco. Punti su quelle. Sono di certo più efficaci e più capaci di ampliare il consenso o almeno il non dissenso.

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