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Via Arnoldi, ripartono i cantieri Cronaca

I cantieri ripartono, e infittisce il mistero sull’affaire di via Arnoldi, vale a dire quel gruppo di appartamenti (46) che l’impresa Giudici sta portando a termine fianco a fianco al ritrovamento di un’antica villa romana (il cui perimetro finisce giusto giusto sul confine con le nuove abitazioni) di un pozzo medioevale e di reperti della media età del bronzo. L’area si trova all’interno del parco delle colline fiorentine, una zona in cui fino ai permessi concessi all’impresa Giudici non si poteva neanche sopraelevare un tetto, ma, soprattutto, in una particella di terreno che non gode del passaggio, dal momento che via Arnoldi è strada privata.
Un forte freno, quest’ultimo, alla costruzione delle nuove case, orginariamente all’interno del progetto “ventimila case in affitto”, che prevedeva accordi coi privati che potevano costruire lasciando una quota degli appartamenti all’edilizia agevolata, vale a dire a canoni “popolari”.
Dopo varie peripezie, che tuttavia non hanno mai fermato a lungo i cantieri (compresa un’indagine tutt’ora in corso da parte della procura della Repubblica) nell’agosto scorso il Comune decretò la sospensione dei lavori in base alla mancanza della proprietà dei terreni che avrebbero consentito il passaggio dei mezzi al cantiere prima, e successivamente, alle auto delle 46 famiglie che vi andranno ad abitare. Passaggio molto importante e pesante, tant’è vero che è previsto, ovviamente, un parcheggio.
La sospensione era di circa 45 giorni, e doveva consentire all’impresa di presentare qualcosa che attestasse il suo diritto di proprietà sul passaggio. Elemento, a dire il vero, piuttosto singolare, visto che si tratta di una delle condizioni per rilasciare i permessi di edificazione qualora un soggetto si rivolga al comune per ottenerli. La singolarità sta nel fatto che l’impresa Giudici ottenne la concessione edilizia sin dal 2005. Ciò farebbe supporre che l’amministrazione che allora si occupò della vicenda permessi ritenne che la mancanza di tale requisito non fosse poi molto importante per la concessione degli stessi. Un conto che tuttavia non tornò da subito, tant’è vero che il comitato di cittadini che sorse immediatamente per opporsi a quello che ritenevano uno sfregio a una zona tutelata, come prima forma di lotta scelse proprio quella di chiudere l’accesso di via Arnoldi.
Intanto, mentre la vicenda conosceva un ricorso al Tar che si chiudeva con una sentenza che dava ragione ai cittadini, poi un appello al Consiglio di Stato che dava invece ragione all’impresa, mentre i cantieri proseguivano e la Procura della Repubblica cominciava le indagini, nell’agosto scorso gli uffici del Comune ripresero in considerazione la mancanza della proprietà delle particelle di terreno che avrebbero consentito all’impresa di passare con i mezzi pesanti (camion e quant’altro) necessari ai cantieri. L’ordinanza di sospensione dei  lavori (la numero 614 del 25 agosto 2011) disponeva l’interruzione dei cantieri per  45 giorni “entro i quali si deve presentare documentazione che attesti  diritto di passaggio su via Arnoldi  e  accesso a via di Soffiano”. Una documentazione che, evidentemente, prima non era stata richiesta e che soprattutto non poteva essere addotta, dal momento che l’ordinanza comunale di sblocco dei lavori, la numero 686 del 3 ottobre 2011 dichiara che l’impresa ha presentato: la copia di atto di compravendita del primo tratto di via Arnoldi registrato a Firenze il 29 settembre 2011; copia di atto di costituzione di servitù sul secondo tratto di via Arnoldi registrato il 4 agosto 2011.              
Un vero e proprio colpo di scena, dunque, che infittisce il mistero senza risolverlo. Bisogna infatti supporre che, a distanza di circa 6 anni dalla concessione edilizia e ad oltre un anno dall’avvio del cantiere vero  e proprio, un requisito fondamentale  come la possibilità di accesso all’area da via di Soffiano possa essere validamente addotto a cantieri quasi terminati. In altre parole, sorprende che un atto che doveva essere consegnato e un requisito che doveva essere acquisito al momento del rilascio della prima concessione, sia stato richiesto e consegnato solo a edifici quasi completamente ultimati senza porre almeno un problema di correttezza per quanto riguarda le concessioni precedenti,  rilasciate in assenza del requisito stesso. Insomma, un vero e proprio caso di pratica … “aperta”.

 

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