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Via de’ Pepi, il Tar accoglie il ricorso: “Alloggi popolari” Breaking news, Cronaca

Firenze – Il Tar accoglie il ricorso dell’assegnatario di via de’ Pepi, assistito dai legali Maurizio Milana e Gianni Mannucci e apre una nuova fase nella vicenda della vendita al fondo immobiliare Invimit degli alloggi dell’area. La questione scoppia nel momento in cui il Comune di Firenze, con delibera votata in consiglio comunale il 27 dicembre 2017 , approvata con solo 4 voti contrari, quelli del consigliere Miriam amato e del gruppo di Firenze riparte a Sinistra, Tommaso Grassi, Giacomo Trombi e Donella Verdi, decide di vendere  a un fondo immobiliare (Invimit) un blocco di 61 alloggi, una parte di quali sita appunto nella via alle spalle di Santa Croce. Il vero problema, al di là della vendita, risiede nella loro natura: sono o non sono alloggi popolari, vale a dire, fanno parte del patrimonio Erp del Comune? 

Domanda per nulla oziosa; infatti, se si trattasse di alloggi Erp, pur essendo possibile la vendita, cambiano le procedure e soprattutto cambia la destinazione degli eventuali introiti, che sono “legati” al loro utilizzo sempre all’interno dell’edilizia popolare. Un punto giuridico che cambia totalmente le carte in tavola. La sentenza del 17 gennaio 2018 del Tribunale amministrativo mette paletto fermo: l’immobile di cui il ricorrente è assegnatario appartiene al patrimonio dell’edilizia popolare..

Il primo punto esaminato è se le modalità di acquisizione dell’immobile sito in via de’ Pepi configurino i requisiti necessari per affermarne la natura popolare, punto contestato dall’amministrazione comunale che invece nel aveva dichiarato la natura non Erp.  Intanto è necessaria una premessa, vale a dire che  “l’art. 1 della L. n. 560/1993 ricomprende, nell’ambito dell’edilizia residenziale pubblica, tutti gli immobili acquisiti, realizzati o recuperati, “a totale carico o con concorso o con contributo dello Stato, della regione o di enti pubblici territoriali …”. Con una formulazione analoga (si legge nella sentenza) anche l’art. 2 della L. reg. 96/96, vigente prima dell’entrata in vigore della L. reg. 5/2014, prevedeva che per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica dovessero intendersi quelli “in qualunque tempo acquisiti, realizzati o recuperati dallo Stato, da Enti Pubblici Territoriali, nonché dalle Aziende Territoriali di Edilizia Residenziale, a totale carico o con concorso o contributo dello Stato, della Regione e di Enti Pubblici Territoriali, nonché a quelli acquisiti, realizzati o recuperati da Enti Pubblici non economici comunque utilizzati per le finalità sociali proprie della Edilizia Residenziale Pubblica”.

Dunque, quali sono i presupposti affinché un immobile possa essere ascritto alla categoria “Erp”? “E’ evidente che dal connaturato disposto della normativa nazionale e regionale si ricava che i presupposti affinché un immobile possa essere ascritto nella categoria” ERP”, sono individuabili, nell’effettiva spendita di fondi pubblici per l’acquisto o il recupero degli stessi immobili e, nel contempo, nell’esistenza di un’effettiva destinazione degli stessi al perseguimento di una finalità sociale propria dell’edilizia residenziale pubblica”.

E i requisiti, dicono i giudici, “sussistono nel caso di specie”. Intanto, è stato assegnato “in applicazione della L. reg. 96/96 e, ciò, considerando che l’Amministrazione comunale conferma che il ricorrente era risultato in possesso dei titoli per usufruire dell’utilizzo di un alloggio di proprietà comunale e destinato all’edilizia pubblica e, ciò, a partire dal 13 gennaio 1998”.

Ma l’immobile è stato acquistato o no con fondi comunali? Sul punto, “è necessario rilevare che malgrado le sollecitazioni di questo Tribunale, dirette ad ottenere l’esibizione di tutta la documentazione utile per precisare la destinazione dell’immobile, l’Amministrazione ha ritenuto di non depositare copia dell’atto diretto a dimostrare l’avvenuta cessione. Nella relazione depositata, così come nelle successive memorie, il Comune di Firenze afferma che l’alloggio in questione non è stato acquistato con fondi “ERP”, ma è pervenuto nel patrimonio di quest’ultimo, negli anni tra il 1939 ed il 1942, a seguito di un esproprio o di una cessione bonaria di immobili destinati alla demolizione”.

Ma, argomenta la sentenza, in giudizio è stata depositata “una dichiarazione a firma del dirigente responsabile che sembra contraddire tale affermazione”, nella parte in cui il funzionario comunale “attesta che la provenienza dell’alloggio sia da ricondurre ad un atto di compravendita rogato in data 14 giugno 1940”. Tirando le fila, “le conclusioni dell’Amministrazione non sono univoche circa il titolo di trasmissione della proprietà, non risultando accertato se l’alloggio di cui si tratta sia stato acquisito a seguito della sottoscrizione di un contratto di compravendita (e quindi mediante la spendita di soldi pubblici) o, ancora, durante l’esplicarsi di un procedimento espropriativo, che pure presuppone il pagamento di un indennizzo a carico dell’Amministrazione espropriante”.

Se la questione risulta non chiara su questo punto, tuttavia risulta accertato “che lo stesso immobile sia stato oggetto di un’attività di ripristino con l’utilizzo degli stessi fondi comunali, fattispecie di per sé sufficiente a qualificare come “ERP” l’alloggio di via Pepi, 41, ai sensi della disciplina nazionale e regionale sopra ricordate”.

Infatti la documentazione prodotta porta a “desumere che l’immobile necessitava di ingenti attività di recupero, con la conseguente necessità di provvedere ad un “ripristino funzionale dei locali, al recupero di una serie di unità immobiliari decenti ed abitabili, nel complesso della più generale opera di restauro”, alloggi che risultavano privi di fognature e di impianti idrici ed elettrici”. Tant’è vero che esiste, tenuto conto dello stato in cui versavano gli alloggi, una delibera, del 15 luglio 1980, con cui “il Comitato Edilizia Residenziale aveva approvato il quadro economico per interventi di edilizia residenziale pubblica per gli immobili di Via dei Pepi, Via di Mezzo, via Fiesolana e via Pietrapiana”.

Non solo. A confermare il sostanziale rifacimento cui è stato oggetto l’immobile, esiste anche una “relazione tecnica prot. 802/1989, nell’ambito della quale sono menzionate le somme spese per i ponteggi di tutti gli immobili del “quadrilatero”, del quale costituisce parte integrante l’alloggio di cui si tratta”. Infine, ci sono anche le delibere comunali del 1990 n. 3025/2191 e 4857/1029, da cui si evince, come si legge nel dispoto della sentenza, “che il Comune aveva approvato i lavori svolti ed aveva chiesto ulteriori fondi regionali e che, nel contempo, aveva indetto nel 1995 un ulteriore bando sempre per i lavori del quadrilatero”. Conclusione dei giudici: “Non è peraltro credibile la tesi del Comune, laddove sostiene che un immobile ceduto nel 1940 e nella situazione sopra descritta, non sia stato mai oggetto di lavori di rifacimento, idonei a renderlo abitabile e suscettibile di essere assegnato ad un soggetto in possesso dei presupposti per risultare assegnatario di un immobile “ERP”.”.

E se l’immobile fosse stato escluso dai lavori di rifacimento di cui sopra? “Nemmeno l’Amministrazione ha depositato una documentazione idonea a dimostrare che proprio l’alloggio di cui si tratta sia stato escluso dai lavori che hanno interessato l’intero quadrilatero”. E anche le argomentazioni prodotte dal comune e dirette a sostenere “che non sussiste la qualificazione “ERP” dell’alloggio, in quanto quest’ultimo sarebbe stato oggetto di semplici lavori di “manutenzione”, senza essere stato oggetto di ristrutturazione”, dicono i giudici, “sono da respingere”, in quanto le numerose delibere “certificano la volontà dell’Amministrazione di procedere a lavori di rifacimento dell’intero quadrilatero”. Irrilevante anche la circostanza che tali lavori siano stati eseguiti “in tutto o in parte”. Anche perché la stessa presenza delle delibere ” dimostra quanto meno la volontà del Comune di considerare l’immobile quale facente parte dell’edilizia residenziale pubblica”.

Inoltre, l’applicazione al caso specifico della legge regionale 5/2014, dove si fa riferimento alla “necessità di verificare l’esistenza del requisito della “spendita di fondi ERP” per classificare gli immobili”, non può comunque essere fatta, in quanto l’alloggio di via Pepi “era stato acquisito e ristrutturato in un periodo antecedente all’entrata in vigore” della legge. E quindi, inapplicabile. Ma se non bastasse, un’ulteriore conferma della natura Erp dell’immobile è costituita, secondo il Tribunale, dal fatto che “nell’allegato al bilancio del 1994 sono indicati gli immobili soggettialla L.R.T. 25/1989 (la legge regionale sull’Edilizia Residenziale Pubblica precedente alla L. reg. 96/1996) e tra questi ultimi sono ricompresi gli alloggi di via dei Pepi”.

Ma se l’assegnazione del ricorrente fosse stata “temporanea” e non definitiva, come sostenuto dall’Amministrazione? Intanto, si legge nel disposto della sentenza, “non sussiste alcuna evidenza di detta affermazione” ma “nel provvedimento di assegnazione si precisa che quest’ultima viene disposta “in via definitiva”, convertendo l’assegnazione provvisoria già sancita dalla precedente ordinanza n. 7104 dell’8 ottobre 1996”.

Dunque, tirando le fila: “l’aver considerato l’immobile nell’ambito dell’edilizia residenziale pubblica fin dal 1998, ponendo in essere un comportamento concludente anche mediante l’adozione di un’assegnazione definitiva dell’alloggio”, dimostra che il Comune considerava inqequivocabilmente quell’immobile come edilizia popolare,  volontà che non può essere “superata dall’adozione di un successivo piano di dismissione”.

Conclusione: risulta “evidente  evidente il difetto di istruttoria in cui è incorsa l’Amministrazione comunale che, nell’inserire l’alloggio di cui si tratta tra gli immobili non “ERP”, non ha considerato l’utilizzo pregresso e la destinazione impressa a quest’ultimo mediante l’adozione di comportamenti univocamente diretti ad operare una determinata classificazione”.

Tornando al dato politico, la domanda, come si diceva in altri tempi, sorge spontanea: quanti tra gli alloggi venduti ad Ivimit risultano avere le stesse caratteristiche di quelli di via de’ Pepi?E se a seguito della sentenza altri soggetti impugnassero la delibera di vendita a Ivimit, che conseguenze ci sarebbero sull’intera operazione di vendita, per la quale risulta essere già stato fatto il relativo rogito notarile?

foto gianni (1)

maurizio milana

foto: i due legali, Gianni Manucci e Maurizio Milana

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