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Via Tasi e Imu, a vantaggio di chi? Economia

Firenze – La discussione è aperta: via Tasi e Imu sulla prima casa, e siamo tutti d’accordo. Ma a vantaggio di chi andrà il taglio fiscale del governo? Discussione aperta, ma sono più forti le voci, anche della politica, che propendono per un vantaggio maggiore a carico dei più abbienti. Insomma, sarebbero i poveracci a lasciare, come al solito, “di più” sul tavolo.

Di parere diverso è la Cgia di Mestre, che calcola il “vantaggio” non solo in termini assoluti, vale a dire, in cifre di risparmio, ma anche in proporzione all’incidenza sul reddito. E’ il coordinatore dell’Uffiico Studi dell’associazione artigiana a pronunciarsi, Paolo Zabeo“Se la comparazione viene effettuata prendendo in esame il risparmio fiscale in termini assoluti non c’è alcun dubbio – dice Zabeo –  ad avvantaggiarsene maggiormente saranno i proprietari di ville, castelli e abitazioni di lusso”.

 Ed ecco perché: come spiega la nota della Cgia,per i possessori delle abitazioni di categoria A2 (tipo civile) il risparmio sarà di circa 227 euro all’anno, per quelle A3 (tipo economico) di 120 euro, mentre i possessori di una abitazione di tipo signorile o di una villa beneficeranno di un “regalo” attorno ai 1.830 euro. I proprietari di castelli, infine, potranno usufruire di un risparmio che dovrebbe sfiorare i 2.280 euro”. 

 Ebbene, secondo Zabeo, c’è un ma: fare queste valutazioni non corrisponde ai criteri di correttezza statistica, che  suggerisce che il confronto “sia eseguito prendendo come parametro di riferimento l’incidenza del risparmio sul reddito disponibile del proprietario interessato dall’abolizione delle imposte sulla prima casa. Ebbene, grazie a questo raffronto la situazione, rispetto alla precedente, si capovolge: sono le famiglie meno abbienti che beneficeranno dei risparmi più importanti”.

 Cosa vuol dire? Ecco qua. Dai dati sulla distribuzione dei proprietari di prima casa sia per fasce di reddito sia per imposta pagata, l’Ufficio Studi della Cgia mostra un altro mondo:  “per coloro che presentano un reddito fino a 10.000 euro, l’abolizione delle tasse sulla prima casa garantirà un risparmio medio di 152 euro che incide per il 3% sul reddito disponibile. Per la fascia di reddito successiva che va da 10.000 a 28.000 euro, invece, il risparmio medio sale fino a 161 euro, ma l’incidenza sul reddito scende all’1 per cento”. Dunque, ciò significa che al crescere del reddito aumenta sì il vantaggio fiscale, ma si riduce progressivamente l’incidenza sul reddito stesso. Dunque, facendo l’esempio di un reddito medio di 100.000 euro, lo sgravio “è di 362 euro, ma l’incidenza si abbassa allo 0,58 per cento”. Certo, sempre tenendo fermo che il “valore” di cento euro cambia enormemente nelle varie fasce sociali: per qualcuno fa infatti la differenza, mentre altri non se ne accorgono neppure. E questi calcoli, la statistica, non li riesce a cogliere.

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