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“Il Viaggiatore Immobile” sulla strada ferma di Paolo Staccioli Cultura

Terrafino di Empoli (Firenze) – E’ tardo pomeriggio e il distretto industriale di Terrafino di Empoli è avvolto da leggera nebbia. Le fabbriche chiuse sono tanti parallelepipedi inanimati e inquietanti. Cariatidi del nostro secolo “sorreggono” quel poco di industria che ottimi imprenditori riescono ancora a portare avanti.

Ma la sorpresa è dietro l’angolo, la CIEMMECI FASHION (iniziali dei tre fondatori: Ciampolini, Maltinti e Capezzuoli) è illuminata e festeggia il Natale 2014 con un evento eccellente: la mostra “Il Viaggiatore Immobile” del maestro Paolo Staccioli. (Scandicci 1943, dove vive e lavora).

Fuori il buio , dentro uno sfolgorio di luci, di cristalli. Un’architettura raffinata, lineare che crea un’aura di immaterialità dove le opere di Staccioli fanno da ponte fra arte, artigianato, alta tecnologia e creatività. Finalmente un tutto in cui il linguaggio artistico incontra nel cammino metaforico e metafisico del “Viaggiatore immobile” l’industria e la manifattura.

Appropriandoci delle parole del prof. De Simonis (antropologo): “Una iniziativa che sollecita a ripensare diversamente il rapporto arte e industria. Una iniziativa che dimostra l’inconsistenza storica, intellettuale, etica e pratica di questa falsa opposizione che pura perdura nel senso comune”

Azienda leader nel settore della pelletteria e pellicceria la CIEMMECI ha una storia appassionante che ben si compenetra con l’altrettanto appassionante e fascinoso percorso dell’Artista.

Il mito di “l’ultimo messaggero” trasla il pensiero all’energia innovativa, alla capacità di trasformazione del linguaggio, dell’arte, dell’oggetto (riciclo).

Chiave d’accesso all’immaginario dell’artista è l’opera “ Un Sognatore”, quasi metaforico autoritratto, dichiarazione di poetica del sogno. A quel sogno “ … appartengono tutti i suoi personaggi, accomunati da una segreta potenza d’incantamento, qualcosa di infantile e ancestrale che tocca nel profondo e sfugge a ogni analisi critica e formale…” ( Beatrice Paolozzi Strozzi)

In questi spazi splendidi fino al 15 marzo 2015 si ripercorrono le tappe fondamentali della carriera artistica di Paolo Staccioli. Un’espressività che affonda le radici nella terra e nella storia antica richiamata da simbologie Etrusche che si miscelano e si compattano con valenze biografiche e affettive.

I suoi cavalli, prima dipinti, poi modellati nella ceramica e nel bronzo si arricchiscono di decorazioni pittoriche, di smalti, di “lustri” metallici. Ma, soprattutto, non sono più soli. La fantasia dell’artista prende corpo in personaggi fiabeschi, piccole e fantastiche marionette che abitano le opere.

In “Torri”, in “Autoritratto” ed in altri capolavori spuntano impertinenti e colorati sulla sommità dei pinnacoli o escono dalla testa dell’autore stesso. “Viaggiatori a riposo” è posizionato nel giardino all’entrata dell’edificio e sulla grande sfera sembrano rilassarsi soddisfatte quattro figurine celesti plasticamente sedute

I riflessi ottici e poetici che scaturiscono dalle opere sono delicati, captano l’attenzione del visitatore e lo trasportano in un clima evocativo e surreale …un clima da sogno.

Parafrasando la celeberrima frase di Goya, “Il sonno della ragione genera mostri” possiamo dire con De Simonis che in questo caso “Il sogno della Regione genera mostre”.

 

Nella foto il maestro Paolo Staccioli (da Met)

 

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