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Viaggio a Cuba: l’impatto con la povertà Società

E così, spesso, mi ritrovo ancora a fantasticare, incantato come un serpente di fronte al proprio fachiro, su quella che è stata una delle esperienze più particolari e costruttive della mia vita.
Durante gli 8.600 Km del viaggio d'andata gli argomenti dei miei “compagni di viaggio” erano costantemente e inevitabilmente i quattro di cui avevo letto e sentito anche in Italia: donne, spiagge, musica, sigari. E, ancora una volta, a 10.000 metri di quota come a casa, mi ripetevo che “non può esistere solo questo”.
La mia filosofia di vita, infatti, mi porta a viaggiare con lo scopo di fare dell'esperienza una ricchezza personale. Niente villaggi turistici, quindi, niente visite guidate e soprattutto, nel caso di Cuba, niente “jineteras”, le tanto chiacchierate ragazze facili che ti guardano, chiamano, ammiccano seducenti (così come chiama, con violenza, la fame che stanno molto probabilmente provando in quel momento) e che si concedono al turista per mera necessità economica.
La povertà in quel di Cuba, infatti, è il primo fattore che colpisce il visitatore una volta giunto sul posto. Se è vero, infatti, che sanità e istruzione sono di buon livello, è altrettanto palese lo stato di decadimento in cui la città si trova e che dona all'ambiente uno stile retrò, affascinante per i turisti ma meno per gli autoctoni i quali, immagino, vivrebbero volentieri in condizioni di vita migliori visto il salario medio di 15-20 € al mese, se va bene.
Dettagli sui quali i turisti italiani si informano dettagliatamente prima di partire. Come no.
La necessità di cibo è il primo pensiero della popolazione cubana. “Dai da mangiare a un cubano e potrebbe anche uccidere per te”, mi diceva una signora sulla sessantina con la quale mi ero fermato a parlare. I brividi.
Per “risolvere” questo problema, lo Stato concede alla gente una scorta di cibo mensile che è possibile acquistare grazie a una tessera (cose già viste anche in Italia) denominata “Libreta de Abastecimientos”. Per alcuni, coloro che sostengono a occhi chiusi il governo, tale razione è sufficiente. Per altri, quelli che di chiuso hanno solo lo stomaco, non aiuta nemmeno a sopravvivere.
I cubani sono gente straordinaria. Nonostante la fame e la povertà sono gentili, educati fieri e molto umili anche se, negli ultimi anni hanno dovuto per forza di cose abbassarsi a espedienti poco virtuosi per poter soddisfare il bisogno primario di ogni individuo: mangiare. Il sorriso sulle labbra è una prerogativa che ho trovato in molte persone anche se non bisogna immaginarsi feste a ogni angolo della strada e musica caraibica da ogni finestra. C'è poco da festeggiare, immagino.

Alessio Leta 

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