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Viaggio in Toscana sui beni sequestrati alle mafie Breaking news, Cronaca

Firenze – Una marcia sui luoghi dei beni confiscati alle mafie e alla criminalità organizzata, numerosi anche in Toscana: 450 particelle di immobili e 47 aziende all’ultimo censimento, sessantanove e due rispettivamente già affidati e gli altri ancora in gestione dell’agenzia nazionale. 

L’iniziativa è promossa dall’associazione “Libera Toscana” ed è stata presentata oggi a Palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della Regione, con l’assessore alla legalità Vittorio Bugli. Per Libera c’era il coordinatore toscano don Andrea Bigalli, l’avvocato Giovanni Pagano che è il referente per l’associazione toscana dei beni confiscati e Nicola Pedretti. L’obiettivo è doppio: parlare delle mafie e non considerarle qualcosa di troppo lontano. La Toscana, come spesso ripeteva il magistrato Antonino Caponnetto, non è infatti terra di mafia ma la mafia c’è. Inoltre c’è l’esigenza di richiamare l’attenzione sui beni stessi. In caso di confisca la legislazione italiana ne prevede infatti il riutilizzo sociale, che è uno strumento di prevenzione importante, ma anch e in Toscana questo si è rivelato spesso di difficile attuazione. Invece in questo modo da costo il bene può diventare uno strumento di sviluppo, economico e sociale. “Se lo riutilizzi … conviene” è lo slogan: una via da preferirsi, secondo Libera, al vendere per far cassa. “Da qui l’idea del tour – spiega Bigalli – in cui racconteremo anche quattro storie di esempi positivi”. 

“Sono due obiettivi che ci trovano pienamente d’accordo e su cui, da parecchio tempo, come Regione siamo impegnati – sottolinea l’assessore alla presidenza e alla legalità della Toscana, Vittorio Bugli – . Accelerare e ampliare la possibilità di utilizzare concretamente i beni e le aziende confiscate alla criminalità organizzata per finalità sociali, istituzionali e produttive sarebbe un segnale forte e significativo verso il Paese”. Per Suvignano, tenuta nei comuni di Monteroni d’Arbia e Murlo in provincia di Siena, bene simbolo delle confische in Toscana, sono passati undici anni dal sequestro, anche se “ora – confida l’assessore – ci siamo quasi”. Ed anche altri beni si stanno avviando alla gestione. “Il 25 maggio – dice – l’agenzia nazionale ha convocato una conferenza di servizi. E’ un primo segnale”. “La democrazia – interviene Bigalli – si costruisce sulla tutela dei beni comuni e, tra questi, anche dei beni confiscati”. 

“Condivisa – prosegue Bugli – è anche la necessità che delle mafie si parli, soprattutto ai più giovani. Parlarne sempre e ad alta voce è un altro modo per contrastare la cultura mafiosa e l’illegalità”. La Regione ha sostenuto da questo punto di vista i campi estivi in Sicilia e Calabria sui terreni strappati alla criminalità. Contribuisce alla formazione di coscienze attive con quella ‘casa della memoria’ che è il Centro di documentazione e legalità democratica che si trova all’ultimo piano di Palazzo Strozzi Sacrati, affacciato su piazza Duomo a Firenze: un archivio della Regione sui misteri e i poteri occulti, le stragi, l’eversione e appunto anch e la mafia e la criminalità organizzata in Italia. Uno spazio frequentato anche dalle scuole. Inoltre l’anno scorso, nel 2017, ha commissionato alla Normale di Pisa un rapporto su mafie e corruzione, altro strumento per imparare a leggere con attenzione dove nella realtà mafia e criminalità si possono annidare. A breve dovrebbe uscire il secondo. 

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