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Villa Ceci dopo l’alluvione, Legambiente: “Adesso il parco pubblico” Ambiente

Marina di Carrara (MS)- Meglio tardi che mai. Gli amministratori comunali, dopo l’ennesima alluvione, quella del 5 novembre, fanno retromarcia: in questi giorni, il vicesindaco Vannucci e il sindaco Zubbani sono tornati sulla questione “Villa Ceci”, affermando che nel nuovo Regolamento urbanistico cancelleranno le previsioni edificatorie contenute nel Piano strutturale . Legambiente chiede garanzie definitive sull’area: “L’inedificabilità di Villa Ceci deve essere introdotta nel Piano strutturale”, ossia nello strumento urbanistico di indirizzo. E propone un percorso finanziario per l’acquisizione dell’area e la sua trasformazione in parco pubblico: i proventi pubblici non riscossi dal Comune per l’estrazione del marmo, e la compartecipazione finanziaria della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, già proposta dall’associazione ambientalista nel 2002 .

“Che l’area Ceci fosse in gran parte classificata a pericolosità idraulica molto elevata – ricorda Legambiente Carrara impegnata da tempo sulla questione della destinazione d’uso di Villa Ceci a Marina di Carrara, nel commentare l’impegno preso dal sindaco di togliere le previsioni edificatorie a Villa Ceci presenti nel Regolamento urbanistico – l’avevamo evidenziato anche nelle nostre osservazioni al Piano strutturale, che furono respinte, con le quali chiedevamo di togliere le previsioni edificatorie dalla unità territorialer (UTOE) interessata”.  “Gli amministratori hanno desistito dall’edificazione solo vedendo Villa Ceci ripetutamente allagata – continua Legambiente, prendendo atto che, in caso di alluvione, un’area ad elevata pericolosità idraulica si riempe d’acqua, mettendo a rischio i futuri 1371 nuovi insediati, mentre non potrebbe più funzionare come cassa d’espansione naturale e limitare i danni per le aree circostanti”.

La via maestra è segnata dall’evidenza degli eventi dannosi come i ripetuti allagamenti: cambiare l’impostazione e le previsioni del piano strutturale per l’area Ceci. “Utilizzare il Regolamento urbanistico, non assicura che in un futuro, anche prossimo,  quando cioè sarà cessata l’eco dell’alluvione, esso venga modificato per armonizzarlo col Piano strutturale e consentire di nuovo l’edificazione in Villa Ceci. Il Regolamento urbanistico – fa rilevare Legambiente  – può essere cambiato direttamente con una semplice seduta del Consiglio comunale mentre il Piano strutturale, per essere variato, richiede un iter più lungo, dovendo passare anche al vaglio della Regione. Dunque, per darci qualche sicurezza in più, l’inedificabilità di Villa Ceci deve essere introdotta nel Piano strutturale.

“Passo successivo per realizzare un parco pubblico, è acquisire i terreni che tornerebbero a terreni agricoli, decisa l’inedificabilità nel  Piano strutturale –  continua Legambiente – , ma con quali soldi? La soluzione proposta dall’associazione ambientalista è quella di utilizzare i proventi pubblici del settore marmifero mai riscossi dal Comune: “Abbiamo più volte sottolineato quanto denaro perda il Comune continuando a non far pagare alcun canone ad una parte consistente del proprio patrimonio, i cosiddetti beni estimati, come se queste cave fossero proprietà personale di alcune famiglie. Basterebbe prendere atto della sentenza della Corte costituzionale e dei numerosi pareri legali acquisiti nel tempo dal Comune – spiega Laegambiente – , perché nelle casse comunali entrassero molti più soldi. Lo stesso accadrebbe se l’Amministrazione mettesse finalmente le concessioni all’asta e, nel frattempo, adeguasse al valore reale di mercato del marmo le ridicole tariffe sin qui applicate”.

La proposta-appello alla Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, di compartecipare all’acquisto di Villa Ceci e contribuire a regalare alla cittadinanza il futuro Parco. Già nel 2002 Legambiente propose alla Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, con l’appoggio di Italia Nostra e WWF, di finanziare un “Progetto di acquisizione, restauro e valorizzazione di Villa Ceci e del suo parco”, che conteneva le linee guida per la realizzazione del parco urbano (in sinergia con il Comune) . La proposta non fu presa in considerazione. Pare però che la stessa Fondazione voglia ora investire per acquisire l’area dell’hotel Mediterraneo e realizzarvi una struttura alberghiera, dalla dubbia remuneratività. “Un obiettivo – segnala Legambiente – non proprio della mission delle fondazioni” che  potrebbe invece compartecipare all’acquisto di Villa Ceci, contribuendo così ad un investimento pubblico per regalare alla cittadinanza il futuro Parco.

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