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Villa Le Maschere, presidio e sciopero, trovato l’accordo Breaking news, Cronaca

Barberino del Mugello – Presidio e sciopero del primo giorno dell’anno a Villa Le Maschere, il prestigioso resort a cinque stelle di Barberino del Mugello: presenti, tutti i lavoratori addetti ai servizi di facchinaggio e pulizia camere, compatibilmente con la bassa stagione, 12 persone fra cui anche una rappresentanza dei colleghi stagionali di Poggio de’ Medici.  Oggi, dopo un primo “stop” al cancello della struttura, i dipendenti hanno portato la protesta davanti all’entrata principale della Villa. Gli operatori hanno poi chiesto un incontro con i rappresentanti del Gruppo alberghiero che regge le sorti sia di Villa Le Maschere che di Poggio de’ Medici, ottenendolo. Incontro proficuo, dal momento che le richieste dei lavoratori sono state accolte, in particolare quella che aveva fatto saltare il tentativo di accordo precedente, vale a dire il fissare una data entro cui la proprietà si impegnava a procedere ai pagamenti. “L’accordo prevede che dal 7 gennaio il committente cominci a verificare le nostre richieste, cominciando ad elargire almeno degli acconti”.

In realtà, nella vicenda manca il terzo giocatore, vale a dire la ditta bolognese che aveva rilevato l’appalto per la gestione delle pulizie e facchinaggio delle strutture. Era stato proprio l’avvicendamento fra questa ditta e quella precedente a fare emergere una serie di problemi nel rapporto con i lavoratori, fra cui il peggioramento delle condizioni economiche. Infatti, come spiegano gli stessi operatori, che pur mobilitandosi dal basso sono sostenuti dalla Cgil, “i “paletti” della gara non erano stati affatto rispettati”. Fra i punti più critici, il cambio di contratto che si era verificato, scavalcando quello precedente che era il contratto del turismo. Una battaglia questa che era stata poi vinta dai lavoratori, e la ditta era dovuta tornare al vecchio contratto turistico anche in seguito alle pressioni del committente.

Il fatto che la ditta sia “sparita”, se non per fornire gli orari di lavoro, fa crescere le difficoltà anche per quanto riguarda la messa in atto dell’accordo odierno. Infatti, il committente ha richiesto, per fare “i conti” di quanto deve essere corrisposto per quanto riguarda stipendi arretrati, tredicesime e, per i lavoratori stagionali di Poggio de’ Medici, anche trattamento di fine rapporto, le buste paga e tutte “le pezze” che servono i questi casi. Peccato però, come riferiscono i lavoratori, che le buste paga che la ditta doveva fornire, ovviamente, mancando i pagamenti, non ci sono. Per questo si è giunti a concordare un acconto “subito” (a partire dal 7 gennaio), per poi mettere in atto le verifiche. L’accordo, sottolineano dal presidio, riguarda anche i lavoratori di Poggio de’ Medici: era infatti questa un’altra delle richieste contenute nel vecchio tentativo di accordo, quello che non era andato a buon fine. Inoltre, lavoratori e committente si sono impegnati a mantenere aperto il dialogo anche nei mesi a venire, per evitare, dicono gli addetti ai servizi, di dover scioperare tutti i mesi per richiedere la retribuzione del proprio lavoro, dal momento che la ditta che ha vinto l’appalto ad ora non dà segni di vita. Dunque, fino a quando non si sarà risolto il rapporto fra committente e appaltatore, magari con il subentro di una nuova ditta, il problema rischia di ripresentarsi sempre.

“Del resto – ricordano gli operatori – proprio il comportamento della ditta che ha vinto l’appalto, col tentativo di corrodere i diritti del lavoro, ha provocato l’effetto contrario, ricompattandoci nelle rivendicazioni”. Insomma, in altre parole, l’effetto è stato quello di indurre i lavoratori a prendere in mano la situazione aumentando la propria consapevolezza. Con l’emergere delle istanze del lavoro, partite dal basso, e con l’appoggio della Cgil  le rivendicazioni sono state così organizzate fino ad arrivare all’1-2 di questi giorni.

Alcuni punti, tuttavia, rimangono critici, come denunciano gli operatori. Ad esempio, la mezz’ora di pausa prevista per, ad esempio, mangiare un panino, è spesso interrotta da richieste di intervento immediato sui servizi, col risultato che l’addetto può rimanere senza mangiare senza tirare il respiro. L’orario è di otto ore e mezzo, e il “mezzo” è la mezz’ora prevista di pausa. Oppure, altro esempio, la consuetudine di richiedere lo svolgimento di attività non connesse alle mansioni specifiche, nello stesso lavoratore. Tutti nodi cui se ne assommano altri, che di fatto rimangono questioni aperte.

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