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Vini, il “Bursôn” della Romagna “affina” le armi e sfida il Brunello Cronaca

Bagnacavallo (Ravenna) – C’è qualcosa, che si sta preparando nelle terre di Romagna e che riguarda anche la Toscana. Anzi, soprattutto la Toscana. A dirla tutta, riguarda in primo luogo il vino forse più conosciuto della Toscana, vale a dire il principe, il Brunello di Montalcino. E il perché è presto detto: un altro principe, non da meno per storia e lignaggio ma sicuramente meno conosciuto, sta affinando (è il caso di dirlo) le armi per provocare a tenzone il rosso più prestigioso di Toscana.

Una disfida di vini, ovviamente, e lo sfidante romagnolo è il Bursôn. Un vino che ha vinto, solo per fermarci ai riconoscimenti del 2015, ben sei medaglie alla ventunesima edizione del Concours Mondial de Bruxelles, uno dei concorsi enologici più importanti e prestigiosi del Mondo. Francia, Spagna e Germania, ma sono una quarantina le nazioni partecipanti con oltre 8mila vini. Il Bursôn del Consorzio “Il Bagnacavallo” ha meritato 1 Gran Medaglia d’Oro (il premio più importante del concorso), 1 Medaglia d’Oro e 4 Medaglie d’Argento. Per inciso, la Gran Medaglia d’Oro (Bursôn 2009 della Tenuta Uccellina di Russi) è stata anche l’unica dell’Emilia Romagna.

burson 2Si tratta di un vitigno antico, giunto sull’orlo dell’anonimato e della dispersione in campagne così complesse che sarebbe difficile mettere in fila tutti i vitigni che ancora si celano nel loro grembo; si tratta della Romagna triplice, di acqua (palude-mare), di terra (la pianura), di roccia e argilla (colline-Appennino). Un vino su cui il Consorzio “Il Bagnacavallo”, capeggiato da un maestro riconosciuto come l’enologo Sergio Ragazzini, rinforzato dalla presenza di Daniele Longanesi, il discendente di colui che recuperò il vitigno del Bursôn (uva Longanesi) dall’albero in cui era attaccato, vicino al suo capanno da caccia (Antonio Longanesi, quasi centenario, capostipite del ramo famigliare denominato dal suo soprannome, appunto, “Bursôn” ), rinvigorito dal coraggio e dalla voglia di innovazione che ha contraddistinto una piccola valorosa schiera di produttori del luogo, sono state profuse tutte le competenze, i saperi, la passione, la capacità di ricominciare senza scoraggiarsi. Un vino che rispecchia non solo la complessità della terra a livello fisico, ma anche quella a livello antropologico: si tratta infatti di un connubio, avvenuto non senza battaglie, deportazioni, pacificazioni forzate, fra l’elemento romano e il substrato celtico delle origini. E il Bursôn in un certo senso rende giustizia a queste due correnti sotterranee che si avviluppano nella psicologia collettiva della Romagna: un vino dalla struttura consistente e irruente da “vino del sud”, insieme a un’eleganza degna di una grande civiltà agricola e soprattutto vinicola. Velluto e acciaio, insomma. Del resto, la  zona del “disciplinare” è quel luogo che ha visto da un lato la nascita del grande capitano di ventura, fondatore di una delle famiglie più importanti della storia italiana,  Muzio Attendolo detto lo Sforza, dall’altro del brigante più celebrato di Romagna, Stefano Pelloni. Il Passatore, per intendersi. 

burson 5Giornata bellissima, quella di sabato scorso, con la presenza dei produttori, sebbene impegnati nella vendemmia, e dei rappresentanti del Consorzio di Bagnacavallo a far le veci di padrone di casa nella figura di Sergio Ragazzini, che ha condotto l’evento. Degustazione “verticale” (stesso vino, differenti annate) dell’Etichetta Nera, con vini delle cantine degli associati, alcuni introvabili sul mercato. A condurre la degustazione, un maestro a tutti gli effetti di questa delicatissima e difficile arte, il noto sommelier  dell’Ais Giorgio Amadei. Presente la sindaca di Bagnacavallo Eleonora Proni che oltre a portare i saluti delle istituzioni ha premiato i vincitori del concorso giornalistico che premia ogni anno tre finalisti che abbiano scritto o raccontato in immagini e servizi televisivi il Bursôn, “Il Bursôn e il suo territorio”.

Ma il punto vero cui è arrivato questo vino è stato messo in evidenza quando, nelle straordinarie sale dell’Antico convento di San Francesco in cui si è tenuto l’evento,  è stata lanciata nuovamente la grande sfida. Principe contro Principe?Non sappiamo se il più blasonato accetterà il guanto di sfida – dicono dal Consorzio – ma la nostra “scommessa” è questa: una degustazione in territorio neutro, alla cieca”. Temerarietà romagnola, o grande consapevolezza del proprio valore? Se il guanto verrà raccolto, staremo a vedere.  

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