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Vinicio Capossela: Marinai, Profeti e Balene Spettacoli

Dieci costole. Giunte come mani consumate in preghiera. La balena è un ventre ossuto. Una mangiatoia del mare che accarezza una ciurma di musicisti-pesce con le squame sul frac, e infesta gli occhi del capitano, un Achab con cappello da Napoleone bucaniere e voce rimasta in strada diverse notti. La caccia si è asciugata, ma il suo fantasma respira ancora.
La prima data del nuovo tour europeo di Vinicio Capossela, giovedì 26 aprile al Teatro Politeama Pratese, è un’onda che entra nella coda ed esce dalla bocca dell’ultimo lavoro del cantautore, “Marinai, Profeti e Balene”. Organizzato da Fonderia Cultart, con il patrocinio del Comune di Prato ed il sostegno del Roteract Club pratese, servirà a far nascere uno spazio culturale dal recupero dell'Ex Chiesa di San Giovanni.
Le nebbie della risacca inondano la sala fino al soffitto. Gli occhi toccano la sospensione dell’incredibilità invocata dal palco. “Se crediamo al Fondo Monetario Internazionale – crepita Capossela nel microfono – perché non dovremmo credere a Moby Dick? Siamo tutti sulla stessa barca. Tutti quelli che Noé non ha voluto a bordo”.
Lord Jim, Billy Budd, L’Ulisse di Dante. Cantati e suonati da una big band che si insinua nei gorghi più nascosti delle loro vite d’acqua e sale. Fiati, theremin, banjo, chitarre, batteria ed altre diavolerie. Un teatro canzone randagio che porta a compimento distanze moderne e ancestrali.
C’è pure il night, basta scendere nel sottoscala dei flutti. In cartellone la sirenetta Pryntyl e il Polpo d’amor, una serenata per tentacoli e strass.
Sbrilluccichio che specchia la volta celeste. Scorre indietro il lucernario, la notte spalanca un occhio sul Politeama. Anche lei vuole vedere Capossela che canta Le Pleiadi, le stelle che rischiarano l'inizio della stagione buona per navigare. Soffia benevolo il vento della primavera e spinge all’insù i nasi di tutto il teatro.
Seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino. Come Peter Pan, Capossela dimostra che per librarsi nell’aperto del mare bisogna credere al cielo, perché c’è anche quando è coperto dal soffitto dello sguardo.
Il concerto scivola via, fino ad attraccare nelle hit. Il ballo di San Vito, Camminante, Ultimo amore.
“Il bar non ti porta ricordi, ma tutti i ricordi ti portano al bar”. In porto il marinaio fa promesse di birra alle labbra che incontra. Finiti i boccali, le Sirene, carillon dell’abbandono, lo richiamano in mare.
Una donna è più imprendibile di una balena. Se non sai gettare l’ancora nella spuma della sua attesa.

Matteo Brighenti
 

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