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Vino in Cina, Coldiretti suona l’allarme dazi Economia

Vini italiani in Cina? Arriva una prima doccia fredda, rappresentata dai dazi che la Cina intenderebbe introdurre per "tamponare" il boom del vino europeo in entrata nel paese. Che è in buona parte italiano e in buona parte toscano. Sembrava infatti andare tutto a gonfie vele: se nel primo bimestre le esportazioni italiane di vino in Cina avevano segnato un aumento record del 42% (dati Coldiretti), la Toscana aveva "goduto" del sole dell'export vinario in modo assoluto: se nel 2011 c'era stato l'exploit dei vini bianchi a denominazione, per cui la Cina era diventata in tre anni il terzo mercato di sbocco con l'11% del commercio estero toscano, nel 2012 erano stati i rossi a raggiungere livelli da record con una crescita del +28% da gennaio a ottobre, in soldoni oltre 6,5 milioni di euro di export che hanno trasformato la Cina nell'ottavo mercato per i rossi toscani. La Toscana si era così segnalata nel 2012 come una delle principali regioni italiane esportatrici di vino in Cina.

L'allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione della conclusione del convegno  Cantine Aperte non può perciò non preoccupare l'Italia e la Toscana in particolare. Ma cosa spinge la Cina ad innalzare una barriera nei confronti dell'import europeo di vino? Da un lato, la preoccupazione cinese risiede nell'aumento delle importazioni che si configura all'8%, pari a un valore di 3,4 milioni di ettolitri nel 2012, ma dall'altro la preoccupazione maggiore sembra riguardare la produzione interna, che la Cina ora intende tutelare con l'avvio di una indagine antidumping nei confronti del vino di provenienza europea. Importazione che, nei primi due mesi del 2013, rappresenta il 58,7% del totale delle importazioni secondo quanto segnalano organi di stampa cinesi.

"La decisione – si legge in una nota di Coldirettinascerebbe da una pressante richiesta dei produttori di vino cinesi che, attraverso la Chinese Alcoholic Drinks Association, lamentano che i vini europei arrivano in Cina a prezzi molto bassi tramite sussidi continentali, andando ad inficiare il mercato del prodotto interno. La mossa cinese – spiega la Coldiretti – è considerata da molti una sorta di ritorsione nei confronti della decisione dell'Unione europea di indagare per misure antidumping, i produttori cinesi dei pannelli solari importati in Europa. Si tratta in ogni caso – afferma la Coldiretti – di un duro colpo per la produzione vitivinicola europea che è costretta a fare i conti con consumi che sono cresciuti leggermente solo in Francia, sono stabili in Germania, Portogallo e Grecia mentre calano, oltre che in Italia, anche in Spagna di ben 60 milioni di litri in un anno".

Del resto, se si guarda al nostro mercato interno si tocca con mano il generale calo di consumi conseguenti all'impoverimento delle famiglie italiane. Coldiretti illustra i dati: il crollo del conusmo nazionale di vino segna un record negativo del 22% in dieci anni, (consumo sceso al minimo storico dall'Unità d'Italia) con appena 22,6 milioni di ettolitri. Niente rispetto ai 29 milioni di ettolitri bevuti negli Stati Uniti e ai 30,3 milioni di ettolitri del primato mondiale francese. Una situazione, quella del consumo interno, destinata a peggiorare, spiega Coldiretti, "dal primo luglio, quando, se non interverranno modifiche, l'Imposta di valore aggiunto passerà dal 21 al 22 per cento su alcuni prodotti", tra cui appunto il vino.
A salvare il bilancio del settore, finora, le esportazioni, come attesta l'associazione, che ricorda: "L'Italia detiene il primato a livello mondiale e ha fatto segnare un aumento del 15 per cento nel primo bimestre del 2013 dopo aver fatto segnare il record di 4,7 miliardi nel 2012". Ma forse la frontiera cinese potrebbe riservare brutte soprese, soprattutto per la Toscana.

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