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Vino, la Toscana il brand italiano numero uno Economia

‘’La Toscana è nei vini il brand più forte che ha l’Italia. E’ un marchio notissimo anche all’estero,  un marchio che prende quasi il sopravvento sull’immagine stessa della regione’’. A non avere dubbi che la Toscana sia ’’il brand numero uno’’  della penisola è  Federico Castellucci, il direttore dell’OIV, l’organizzazione internazionale del vino e della vigna che riunisce i 44 principali paesi produttori e consumatori  del mondo, che si è anche rallegrato delle nuove iniziative prese da produttori  della regione. ‘’Aggiungono ‘diamanti alla corona del brand’ ci ha detto a margine della presentazione a Parigi della congiuntura vitivinicola mondiale.

L’Italia, secondo gli ultimi dati di quella che può essere definita l’ONU del vino e della vigna, resta il primo produttore mondiale di vino al mondo, con previsioni di produzione  di 40,829 milioni di ettolitri nonostante un ulteriore calo del 3%, davanti a Francia, che accusa però un meno 19% e Spagna (-6%). Globalmente il calo mondiale della produzione è del 6% sia a causa della riduzione delle superifici coltivate a vigna che delle condizioni climatiche. Le previsioni della produzione di vino per il 2012 sono comprese tra i 243,5 e i 252,9 milioni di ettolitri, ‘un livello di produzione vinificata molto basso’’. Tra i paesi dell’UE solo la produzione di Portogallo e Grecia è in aumento. Nell’emisfero sud ci attende invece a una produzione record in Cile (+15,5% a 10,6 milioni di ettolitri) e a un forte amento in Sudafrica (4% a 10 milioni i ettolitri).

‘’La vendemmia si annuncia scarsa anche perché in tre anni sono state  estirpate in Europa, su sollecitazione di Bruxelles, 175.00 ettari di vigna. Per dare un’idea,   basta sapere che in Germania la superficie coltivata a vigne è di 95.000 ettari’’ sottolinea Castellucci che  si attende così a un aumento dei prezzi di base.
Quanto ai consumi,  la tendenza è  alla stabilità dopo il lieve incremento registrato l’anno scorso. ‘’A registrare un qualche aumento non sono i mercati maturi, ma paesi come la Corea, il Canada, la Russia e la Cina’’ precisa Castellucci. Le previsioni dell’organizzazione che dirige  dal 2OO4 oscillano tra i 249 e 235 milioni di ettolitri. ‘’La congiuntura, rileva l’OIV,  genera incertezze per quello che riguarda la ripresa che si sperava dopo il 2010’’. Prosegue intanto l’internalizzazione dei mercati, anche se , avverte l’OIV, è più per ragioni logistiche che per estensione geografica della domande.

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