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Viola: dopo la creatività pasticciona si è vista la squadra giusta Sport

Firenze – Scelte incomprensibili di Sousa? Solo per chi non lo conosce. A parte il fatto che anche lo scorso campionato, alla 14sima a Sassuolo, per risparmiare alcuni titolari particolarmente sotto stress, fece giocare una squadra pressoché fotocopia di quella di ieri, con Berna esterno destro (e ridai!), con i soli Vecino e Badelj a centrocampo e con Ilicic e Borja dietro … Pepito Rossi! Naturalmente nella ripresa entrò Kalinic al posto dello smarrito Rossi (e ci fu anche la comparsata di Verdù al posto di Badelj).

Quest’anno è toccato a Zarate immolarsi in un ruolo che non sarà mai suo, come non lo sarà mai per Pepito. E dunque c’è un precedente del quale l’ineffabile non si è mai pentito (nonostante l’esito disastroso: la Fiorentina tirò in porta al quinto minuto con Borja e non tirò mai più per tutta la partita risicando un immeritato pareggio!). E dunque: a parte il fatto che la “scelta tattica” di Genova si era già verificata nel passato, bisogna però ammettere che ieri qualche segno di ravvedimento il nostro lo ha mostrato.

Addirittura nel secondo tempo ha tirato indietro Sanchez sulla linea del centrocampo disponendolo a tre (incredibile!), accorciando i reparti, e soprattutto rallentando il gioco; a quel punto più ragionato, meno frenetico, con meno lanci e affondi a perdere, e dunque, se non altro, con meno rischi sulle ripartenze avversarie. Fotografatevi mentalmente quello schema di squadra, ripensatelo ogni tanto, perché non lo rivedrete più. Sousa non si può smentire, se non ogni tanto, quando è inutile e quando non se ne accorge nessuno. Ormai il capitano affonderà con la barca che si è costruito da sé, di canne di bambù, agile e veloce, palesemente inadatta a attraversare l’oceano (secondo me, inadatta a attraversare anche un laghetto artificiale da pesca della trota), ma sicuramente, agli occhi del profeta Sousa, l’arca biblica che salverà il calcio italiano dall’insipienza e dalla noia.

Lunedì scorso, quando dalle urne è uscito il Borussia M. come avversario di Europa League, Sousa si è lasciato scappare che avrebbe preferito una squadra inglese. Non meravigliatevi, perché anche questo è un deja vu. L’anno scorso gli ridevano gli occhi dopo che il sorteggio gli aveva regalato il Tottenham. Lui sogna la Premier, sogna quel calcio tutto offesa e corsa pazza, sogna la spettacolarità degli uno contro uno nella trequarti, con il centrocampo costantemente bypassato, con il pallottoliere che frulla a segnare reti e occasioni. Da tempo temo un triste risveglio per il povero Sousa che è venuto in Italia a insegnarci “calcio europeo” (furono le sue prime parole, tra quelle decifrabili, pronunciate al suo arrivo a Firenze).

Peccato che l’Italia sia refrattaria a quel calcio (ho ricordato più volte la fine che hanno fatto di recente Benitez e De Boer), ma ancora più peccato, per lui, che da un pezzo, da quando Ranieri ha vinto la Premier con una squadra da retrocessione, sia quel “calcio europeo” a emendarsi e a cercare di imparare da quello italiano. E infatti Conte domina la Premier, succedendo a Ranieri, Ancelotti è in testa alla Bundesliga, Carrera (sì, Carrera!) è in testa al campionato russo; per non dire degli Agostinelli in Albania dopo De Biasi e dei Lippi & C alla conquista dell’Oriente (o di Prandelli chiamato al capezzale del declinante Valencia e di Montella chiamato al capezzale di un Milan che vuol tornare in Europa). Eh sì, caro Sousa! Mi pare che la tua merce oggi costi poco sul mercato, anche se puoi contare sull’endemico conservatorismo dei britannici, che forse ora cercano di riallinearsi al resto del mondo imparando dall’Italia, ma che non si abitueranno mai a un calcio diverso da quello che gli riempie gli stadi.

E dunque puoi ancora sperare di venderti bene. Ed è questo che mi turba, pensando al bene della Viola: il fatto che lui sia lì a vendersi. Credo proprio che Sousa, che continuo a pensare non abbia mai allenato la Fiorentina bensì se stesso, ora poi sia soltanto alla ricerca di pubblicità, di effetti speciali, di trovate geniali che facciano parlare di lui. Come si spiega altrimenti che quando si intravede la miracolosa possibilità di un pareggio a Milano contro l’Inter entri, nel forcing finale, il baby Joshua Perez e non Zarate, mentre ieri ha giocato titolare uno Zarate fuori ruolo (l’ennesimo) “per scelta tattica” non meglio precisata (e davvero difficile da spiegare, se non presupponendo la malafede di chi l’ha fatta)? Ma l’importante è che quelle scelte siano controintuitive, e facciano parlare! L’ho detto e lo ripeto: Sousa cascherà sempre ritto, perché se fallisce (come sta fallendo) in Italia è colpa del calcio italiano, non sua. Dirà che ha sparso perle ai porci. E la povera Viola finirà questo secondo campionato immolato alle ubbie di un incapace creativo senza sapere quanto vale davvero e senza sperare di recuperare tempo e giocatori perduti.

 

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