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Violenza domestica, la psicologa: la banalità quotidiana del male Cronaca

Pontedera  – Violenza di genere, violenza domestica, la banalità quotidiana del male. Purtroppo se ne parla costantemente. Purtroppo non se ne parla mai abbastanza. Purtroppo spesso se ne parla male (e i mass media, dicono gli esperti, ci mettono del loro). «La violenza domestica si nutre di meccanismi psicologici che nascono all’interno della coppia ma si annida nella cultura: nei libri, nelle fiabe, nelle immagini pubblicitarie, nelle leggi, nei programmi tv e nel linguaggio di un Paese», spiega Martina Francalanci, pisana, da tre anni psicologa volontaria presso il Centro Aiuto Donna Lilith delle PPAARR Empoli.

Laurea a Bologna, un’importante esperienza come ricercatrice scientifica in Brasile. Poi la decisione di rientrare in Italia, «perché è qui che, nonostante tutte le difficoltà che si incontrano, voglio fare il mio lavoro». Corsi di formazione sulla violenza di genere per poter fare la volontaria, poi corsi sulla gestione delle emergenze nella rete antiviolenza della ASL 11, poi una specializzazione in Psicologia giuridica e Criminologia. «Ma la formazione più importante si fa sul campo, a stretto contatto con le donne: non esistono corsi di laurea o specializzazioni in grado di insegnarti quello che impari da loro, con loro». Ciò che trova stimolante della psicologia è «poter lavorare in aree diverse di questa disciplina: la clinica, la ricerca, la prevenzione e la formazione; e poter collaborare con le colleghe e altre figure professionali. I casi che affrontiamo ogni giorno sono estremamente complessi: è indispensabile farlo attraverso approcci capaci di connettere più competenze».

 

Martina Francalanci

Martina Francalanci

Bisogna stare attenti ai messaggi che lanciano i mass media, dice. «In tv, per esempio, si sentono dire cose pericolose. Recentemente un volto noto del piccolo schermo ha asserito che “ci sono uomini che per troppa gelosia , per troppo amore, fanno cose che non vorrebbero fare”. Non è così. Il raptus non esiste. Gli uomini non perdono il controllo improvvisamente: gli omicidi li pianificano. In quei momenti sono lucidi, quindi capaci di intendere e volere: appellarsi alla follia per spiegare il loro gesto è un errore. E poi, attenzione alla gelosia: per il senso comune sarà anche indicatore di amore, ma per gli addetti ai lavori è un indicatore di rischio che può mettere in allerta riguardo a una relazione pericolosa»

Anche riguardo al consumo di alcool e droghe, spiega Martina, «c’è confusione: anche questo rappresenta un indicatore di pericolo nella coppia ma non gli si può ascrivere la causa della violenza. Un altro errore che viene comunemente fatto è confondere una relazione conflittuale con una relazione violenta: il conflitto fa parte di ogni tipo di rapporto ma i due partecipanti sono e si sentono sullo stesso piano, avviene uno scambio di opinioni  e pensieri se pur in modo acceso; nella violenza questa reciprocità non esiste, le parole, le offese, gli urli e l’aggressività fisica (se arriva) servono per ristabilire il disequilibrio e quindi il potere. La logica di questi uomini è “controllo oppure vengo controllato”. Troppo spesso l’amore e la violenza vengono confusi».

 Nel tempo di una generazione «sono cambiate molte, troppe cose e tra i genitori – che spesso si trovano a dover lavorare fuori tutto il giorno – i nonni e i giovani si è creato un gap generazionale che va ben oltre gli anni effettivamente intercorsi. I bambini e i ragazzi passano molto tempo da soli davanti  alla tv o al pc, esposti a scene di violenza o a racconti di casi di cronaca nera ricchi di dettagli inutili e raccapriccianti, ciò porta ad una desensibilizzazione che ha come conseguenze una calo nel controllo dell’aggressività e dell’empatia, una capacità di sentire “come se” fossi l’altro che manca per esempio nei bulli/bulle e negli uomini violenti».

Tutto ciò, se unito ad un indebolimento dell’autorità, «può condurre ad esiti pericolosi. La scuola oggi incontra non poche difficoltà in quanto riveste indubbiamente un ruolo educativo sempre più importante senza che vi siano a volte le risorse economiche e professionali adeguate, anche se molte scuole si stanno attrezzando per fronteggiare cambiamenti e avversità come dimostrano lo sportello di ascolto psicologico che seguo per la gestione dei conflitti per genitori e insegnanti e il corso di formazione per insegnanti sulla gestione della classe all’Istituto Comprensivo Buonarroti di Ponte a Egola. C’è bisogno che famiglie, scuola, istituzioni e la società in generale creino un’alleanza  per poter dare risposte concrete e veloci alle problematiche di nuova generazione».

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