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Violenza e crisi economica, Libia di nuovo nel caos Opinion leader, Politica

Firenze – Negli ultimi giorni la Libia è nuovamente sprofondata nel caos della violenza, decine di vittime e centinaia di feriti negli scontri tra miliziani che hanno investito la capitale Tripoli.

Dimostrazione di un contesto oramai irrimediabilmente degenerato da quando nel lontano marzo 2011 la NATO – sotto le forti pressioni di Parigi – decise di intervenire nel Sahel. Contribuendo con i suoi bombardamenti in modo significativo agli esiti della ribellione contro la dittatura di Gheddafi. Purtroppo, dalle ceneri del regime invece di democrazia e libertà è sorto un paese in mano a signori della guerra. Nel corso di questi anni il conflitto è evoluto sia in termini militari che geopolitici.

La guerra civile, seppur “tribale”, ha lasciato il posto ad un conflitto sofisticato su scala internazionale. Nuovi attori si sono affacciati nel palcoscenico libico, tra questi Turchia e Russia, richiamati da un solo vero interesse: il controllo delle abbondanti risorse naturali. Impresa, comunque non facile, soprattutto dal momento che le forze in campo sembrano bilanciarsi equamente. L’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Haftar, appoggiato fino ad oggi da Putin e al-Sisi, ha dimostrato di non essere in grado di imporsi sul governo di Accordo Nazionale (GNA), sostenuto dall’ONU e da Erdogan.

La tregua che avrebbe dovuto accompagnare le elezioni previste per lo scorso dicembre è malamente naufragata, trascinandosi dietro anche la possibilità di tornare al voto. Percorso reso ancora più difficile da quando la camera di Tobruk ha nominato in sostituzione del premier Abdulhamid Dbeibah il rivale Fathi Bashagha, che ha insediato a Sirte il proprio esecutivo. Aprendo una lotta interna ai potenti clan di Misurata, sfociata in due governi simultaneamente in carica, che non si riconoscono a vicenda. All’origine dei recenti scontri ci sarebbe infatti il tentativo di Bashaga di rovesciare Dbeibah.

La faida interna si lega alla peggior crisi economica, con aumento dei prezzi dei generi alimentari, scarsità di carburante (in uno dei maggiori produttori di idrocarburi) e continue interruzioni elettriche. A questi fattori va aggiunto la presenza diffusa di mercenari stranieri. Soldati ben equipaggiati e preparati: tuareg, squadriglie di russi appartenenti al gruppo Wagner, ma anche siriani, egiziani, turchi. I mercenari esistono fin dai tempi antichi. La grande insurrezione libica contro Cartagine del 242-237 a.C, di cui abbiamo un’ampia ricostruzione dello storico Polibio, ne è un classico esempio. Episodio conosciuto secondo la più tradizionale denominazione storiografica come guerra dei mercenari.

Quando proprio i soldati di ventura si ammutinarono unendosi alla popolazione locale nella ribellione ai punici. Una guerra che fu caratterizzata da straordinarie crudeltà da ambo le parti. Anche se l’avversione maggiore di Polibio era per il crescente fenomeno degli avventurieri: una massa ingovernabile di barbari che allora si contrapponeva alla “civilizzazione”. E oggi alla pace e alla stabilità della Libia.

Alfredo De Girolamo       Enrico Catassi

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