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Violenza e diritto: storia di Sofia fra convivenza forzata e separazione Cronaca, Società

Prato –  Sofia (nome di fantasia) si è vista negare dal giudice del Tribunale di Prato, pochi giorni fa, l’assegnazione della casa coniugale, una camera e cucina, in regime di separazione, pur avendo denunciato il comportamento violento del marito. Anni di soprusi e sopraffazioni.

“Quest’uomo mi ha letteralmente rovinato la vita – dice tra le lacrime Sofia – in tutti i sensi. Fin dal primo momento lui e la sua famiglia, appena fidanzati, io avevo appena sedici anni, si  sono impegnati a rendermela un inferno quando mi rifiutavo di ragionare con il loro cervello…..ma ero troppo giovane per capire e volevo andare via di casa, scappare da una mamma violenta che mi picchiava per qualsiasi cosa…appena sposati quest’uomo ha compiuto la sua prima azione criminale nei miei confronti, non dicendomi che aveva la sifilide. Me ne sono accorta dopo diversi anni), quando accusata di non saper mettere al mondo dei figli, ci siamo entrambi rivolti ai medici per i controlli. Arrivano dopo anni di cure molto dolorose, nel giro di tre anni, due bambini, ma Angelo mio marito (nome di fantasia) all’improvviso cominciò a mia insaputa,a frequentare una setta religiosa che gli fece il lavaggio del cervello al punto che per lui la nostra  famiglia non esisteva più. Quando un giorno glielo dissi,perse  letteralmente il controllo e cominciò ad urlare,a spaccare tutto ciò che gli capitava a tiro,terrorizzando me i bambini e mi accusò di essere il diavolo”.

Il racconto di Sofia prosegue: “Da quel giorno in poi, per amore dei miei figli, cominciai a far finta di niente e a sopportare in silenzio le sue stranezze, comportandomi in modo esemplare, per dare una parvenza di serenità alla mia disgraziata famiglia, mentre lui faceva debiti ovunque.
Ora però i figli sono grandi, indipendenti, ma la mia vita è un inferno continuo, Angelo mi accusa di qualsiasi cosa e in casa mi aggredisce incolpandomi se non trova quello che cerca. La mia esistenza per colpa sua è un incubo, da 10 anni prendo degli ansiolitici, perché tutto questo stress mi ha provocato aritmia cardiaca,vorrei solo vivere in pace gli anni che mi restano perché vivere con la paura è vivere a metà”.

 

avvocata

La vicenda viene commentata dall’avvocato Anna Edy Pacini: “Nell’assegnazione della casa coniugale di una coppia separanda” –  dice  -“qualora non ci siano i figli, viene a mancare il termine preferenziale dell’affidamento o della convivenza di figli. L’assegnazione in questo caso deve necessariamente fondarsi solo sulla considerazione della situazione economica delle parti in causa e in questo caso i coniugi sono in locazione e hanno redditi uguali. Nel corso del procedimento si dovrà ‘provare’ la pericolosità del marito e anche la sua possibilità di poter usufruire di altro immobile a lui pervenuto per successione ‘mortis causa’,pro quota. A mio parere – conclude l’avvocato Pacini,- questa è una lacuna del nostro ordinamento, che ad oggi neppure la Cassazione ha ‘tentato’ di risolvere”.

Foto: Anna Edy Pacini

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