energee3
logo stamptoscana
Edizioni Thedotcompany

Violenza sulle donne: anche a Prato “una stanza tutta per sé” Cronaca

Prato – È  forte e chiaro il messaggio contro la violenza alle donne, vittime sempre più spesso di drammi privati che  si consumano anche all’interno delle mura domestiche la cui motivazione è  da ricercarsi  nelle disparità tra i sessi e i ruoli loro connessi, ma soprattutto nell’incapacità del patners, degli ex,d ei parenti o amici di famiglia, di risolvere le incomprensioni senza ricorrere all’uso della forza.

Dalla violenza psicologica (parole e azioni, come insulti, minacce e isolamento  che che minano e mettono in pericolo l’identità e l’autostima), alla violenza fisica, a quella a sfondo sessuale, alla violenza economica e domestica, a fianco delle donne maltrattate del territorio pratese, si sono fatte avanti l’associazione femminile del Soroptimist International che con il club di Prato in collaborazione con il Comando Provinciale dei Carabinieri di Prato, inaugurerà, in occasione del trentacinquennale del Club, alla presenza delle cariche Soroptimiste nazionali e locali, delle autorità civili e religiose della città, martedì 28 giugno,”Una stanza tutta per sè”, (la quinta in Italia nell’ambito di un progetto nazionale) per l’audizione delle donne vittime di violenza.

Un’iniziativa  che prende il nome da un famoso saggio della scrittrice inglese Virginia Woolf, per mettere a disposizione, all’interno delle caserme italiane, un luogo accogliente ma al tempo stesso riservato, per tutte quelle donne che,avendo subito soprusi vogliono farsi ascoltare dalle forze dell’ordine, con riservatezza e in un ambiente il più possibile protetto. Si tratta soprattutto di offrire una maggiore attenzione rivolta e, alla donna vittima di abuso che denuncia e  testimonia  la drammaticità dei fatti, ma anche a quegli  operatori che si potranno muovere con sensibilità nell’ascoltare le donne fortemente provate per farle sentire meno sole.

Sono questi i tempi della consapevolezza sulla recrudescenza del fenomeno “femminicidio”, con interventi sempre più incisivi anche di chi afferma che è giunta l’ora, che si scrivano nuove regole di relazioni, perché le leggi ci sono e per quanto migliorabili non sono sufficienti a garantire l’invulnerabilità  della donna che aspira a una nuova affermazione di sé; bisogna intervenire,e in fretta,soprattutto sull’educazione a vivere un rapporto come un’ unione fra due individui liberi, basata sul rispetto reciproco e l’uguaglianza e non sulla volontà unilaterale di uno solo, a danno del più debole.

Spazio, dunque, sin da piccoli, a una nuova cultura dei sentimenti, per mettere da parte quella malsana e atavica  idea  del rapporto fra un uomo e una donna, che vivono una  relazione gerarchica nella quale c’è un “dominus” che agisce indisturbato verso il quale la donna è subordinata,e automa senza volontà. Infatti solo innescando  un cambiamento culturale, che comporti il rifiuto di quel pregiudizio e delle  opinioni ancora troppo diffuse nella società che tendono a sminuire la gravità delle violenze subite, e spingendo, anzi,le donne abusate a denunciare, (attualmente è il solo e unico mezzo attraverso il quale si può fermare chi compie violenza sulle donne e fa loro del male), si può mettere la parola fine ai rapporti malati d’amore, per dare poi alla donna  una nuova consapevolezza di sé, con opportunità di relazioni basate sull’amore, rinnovata fiducia e  rispetto.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »