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Visita a San Miniato: l’abate scherzoso lancia grandi messaggi Cultura

Firenze – Una volta all’anno, per Santo Stefano, il monastero di San Miniato al Monte apre le porte dei suoi tesori ai visitatori. E sono tante e interessanti le cose da vedere e particolarmente divertente la visita se a guidarla è Dom Bernardo Francesco Maria Gianni, dal 13 dicembre scorso per volontà di Papa Francesco giovane nuovo abate del complesso monumentale che al di sopra del piazzale Michelangelo domina sulla città.

Dom Bernardo ha preso il posto del vecchio abate Agostino, diventato Abate emerito, visto che la carica ecclesiastica è a vita (il collega di Montecassino per esempio si è dimesso per i pasticci amministrativi e altre finezze degne di galera perché nessuno avrebbe potuto mandarlo via).

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“Per condividere questo luogo con i fedeli i monaci hanno deciso di aprirlo una volta all’anno”, esordisce Padre Francesco che ha guidato una cinquantina di persone del primo gruppo attraverso il chiostro di Michelozzo, il refettorio, gli affreschi di Paolo Uccello, la sala capitolare settecentesca  le cantine del frantoio, raccontando aneddoti, riferimenti storici, alternando battute e motti di spirito a ben  mirati messaggi che provengono dal monumento trecentesco che fu uno degli ultimi avamposti della difesa della Repubblica fiorentina contro le truppe spagnole e papaline di Cosimo de’ Medici.

Due i capisaldi della storia e della tradizione che  il monastero dei Padri Olivetani continua a trasmettere ai fiorentini, Prima di tutto la spiritualità di uno dei luoghi di preghiera che dall’alto presidiano il cuore dei fiorentini e poi il forte e convinto spirito di indipendenza dal potere che alla metà del ‘500 spinsero i monaci a combattere con i patrioti repubblicani e che oggi continuano a difendere con la loro meditazione e il loro lavoro.

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Per questo il monastero era uno dei luoghi prediletti dal sindaco Giorgio La Pira che ogni settimana si recava sulla collina e si affacciava dalle finestre della sala capitolare per guardare la sua “Città sul  monte”. A conclusione della visita Dom Francesco ha letto ai visitatori una poesia scritta da Mario Luzi: “Siamo qui per questo”, per ravvivare il sogno di La Pira, “per ravvivarne col nostri alito le braci, ché duri e si propaghi, controfuoco alla vampa devastatrice del mondo. Siamo qui per questo. Stringiamoci la mano. Sugli spalti  di pace, nel segno di San Miniato

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