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Vita e morte di Gaetano Bresci, l’anarchico che uccise un re Cinema

Firenze – Al cinema La Compagnia di via Cavour (10 novembre alle ore 19,00) ci sarà la prima nazionale di l’Anarchico venuto dall’America.  Questo film documentario di Gabriele Cecconi è stato realizzato con il contributo di Toscana Film Commission (in collaborazione con Direzione generale Cinema del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e con Sensi Contemporanei per il Cinema) e racconta la vita e la morte di Gaetano Bresci, l’anarchico toscano che tornò da Paterson (New Jersey) per uccidere il re Umberto I, il 29 luglio 1900 a Monza, sparandogli tre colpi di revolver.

Il film si sofferma sulle tappe principali della vita privata e politica di Bresci e approfondisce in particolare i motivi che lo costrinsero ad emigrare in America e quelli che lo convinsero a tornare in Italia, abbandonando la moglie Sophie e l’amata figlia Madeleine.

Il documentario indaga (con riprese esclusive e inedite all’Archivio Centrale dello Stato di Roma e al Penitenziario borbonico dell’isola di Santo Stefano) anche sulla morte di Bresci nel maggio 1901, quando il detenuto più sorvegliato d’Italia fu trovato impiccato con un asciugamano alle sbarre della sua cella. Quali furono davvero le cause della sua morte? Suicida secondo la versione ufficiale, o “suicidato” come ormai ritengono tutti gli storici e i giornalisti che si sono occupati del caso?

A tutt’oggi non esiste nessun documentario né film di finzione su Gaetano Bresci – sottolinea Cecconi – a causa del perdurare della rimozione storica di questo drammatico avvenimento che ha cambiato la storia d’Italia, una “damnatio memoriae” che dura ancora adesso e che è del tutto antistorica.

Il gesto di Bresci fece scalpore all’epoca e fu riportato da tutti i giornali del mondo; in seguito si è cercato di nasconderlo, di dimenticarlo. Questo film documentario vuole rimuovere questa rimozione, raccontando dove e come visse, prima e dopo il regicidio, approfondendo le motivazioni politiche del suo gesto, nella convinzione che il cinema debba raccontare storie scomode, poco conosciute, che nessuno ha mai raccontato.

“L’intendimento del film non è quello di esaltarlo o di condannarlo, ma di capire e di raccontare, nella maniera più obiettiva possibile, la sua vita pubblica e quella privata, la sua formazione anarchica e i suoi amori, non tacendo né i pregi né i difetti, che emergono numerosi soprattutto nei suoi rapporti con le donne – dice il regista –  L’approccio non è stato politico – ideologico ma esclusivamente e rigorosamente storico, evitando condanne o esaltazioni che non aiutano a comprendere la realtà”.

 

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