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Vittorio Sgarbi e Sara Manfuso a Palazzo Vecchio per il finissage di Tiziano Bonanni Breaking news, Cultura

Firenze –Nell’ultima occasione per visitare la mostra di Tiziano Bonanni, oggi 5 settembre 2019 si è svolto un finale speciale per l’artista fiorentino. Durante il finissage erano presenti, come ospiti d’onore, nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, luogo dell’esposizione “Identity 1,618 | 1989-2019 Dalla Caduta del muro di Berlino all’intelligenza artificiale “ il critico d’arte Vittorio Sgarbi, Sara Manfuso, presidente dell’associazione #IocCosì e il dottor Giuseppe Spinelli, presidente di ATT, che, insieme a Tommaso Sacchi assessore alla cultura del Comune di Firenze, e Nicola Nuti critico d’arte e curatore della mostra hanno presentato Tiziano Bonanni e il suo lavoro artistico durante un percorso lungo trent’anni.

Alla fine della serata, grazie alla generosa donazione di Bonanni di un’opera esposta, dedicata a Madre Teresa intitolata “Come sassolini gettati nel mare” del 2017, la casa d’aste Maison Bibelot ha aperto un’asta online a favore dell’ATT Associazione Tumori Toscana che festeggia venti anni di attività.

Un grande pubblico ha accolto gli ospiti. Dopo la presentazione di Tommaso Sacchi è stata la volta di Vittorio Sgarbi. Molto colpito dal testo introduttivo del catalogo, scritto personalmente dall’artista, che racconta il suo modo di vivere, di percepire e fare arte. Sgarbi commenta le belle riflessioni sottolineando come “… un artista che è visibilmente contemporaneo e gioca anche con strumenti che sono esterni alla pittura, vedere che nel disegno, tra la verità, il corpo vero, la caricatura c’è un ritorno alla figura umana. È un qualcosa che indica che è finito il tempo del non essere in cui la figura si nega, ciò che non vogliamo, e ricomincia il tempo dell’essere. Dell’essere uomo in un momento difficile…”. E continua spiegando le origini di Bonanni, figlio di un macellaio, il suo rapporto con il colore rosso, con i corpi degli animali e del loro sangue che rivede ancora sulle pareti del negozio di macelleria del padre, ora adibito a suo atelier professionale. Continua il discorso sulla poetica di Tiziano Bonanni ricordando “… un pittore che manifesta frammenti, rotture, sbarre, elementi tipici di una situazione critica di un uomo che ha vissuto e vive il nostro secolo e nel secolo breve che abbiamo alle spalle, il dramma, convive però, vedendo la mostra, con il fatto che lui si misura con la persona, la donna, l’uomo, il suo sguardo, il suo pensiero e gioca con una contaminazione di mezzi con cui oggi l’artista, non soltanto la pittura usa, ma può usare la combustione, la plastica, il sacco, in questo caso usa elementi metallici, e sempre uno sguardo, un volto. L’idea che l’uomo deve riconoscersi nell’uomo. La pittura è un’espressione dell’umanità”. 

Interessante la domanda che Sara Manfuso rivolge a Sgarbi sull’idea di donna che emerge nelle opere di Bonanni. Vittorio Sgarbi evidenzia come l’artista rappresenta tante diverse donne con diverse condizioni, come quella dell’amore, della violenza patita, del confronto con l’uomo, senza perseguire una tipologia a priori. Prevale l’idea di una violenza sotterranea della società nei confronti della donna, ma allo stesso tempo, nelle opere, compare una donna che resiste, che si difende. Una visione complessa e variegata con diversi strati di umanità dell’uomo e della donna e la realtà presuppone che siano tutti visibili.

Tra gli interventi particolarmente significativi per definire il  profilo artistico di Tiziano Bonanni c’è la testimonianza di Nicola Nuti, il curatore della mostra a Palazzo Vecchio: “Tiziano l’ho conosciuto più di vent’anni fa. Faceva una pittura con corpi etnici. Un corpo molto evidente anche matericamente. Da allora non ci siamo più visti. Ho seguito il suo lavoro da lontano, poi improvvisamente è nata l’idea di questa mostra. Così l’ho ricontattato. Ho visto lo studio. Ho visto quella che era prima la macelleria del padre, la sua moto rossa, la sua Guzzi. Ho capito quanto la sua pittura fosse legata anche all’elemento memoriale. Memorie personali che diventano memorie storiche. Con gli affetti, i dolori delle perdite. C’è un’opera che Tiziano ha fatto con dei quaderni ritrovati in una cassa. Erano di un bambino che poi è morto durante la seconda guerra mondiale. Il padre aveva tenuto questa cassa e poi Bonanni l’ha trovata. Questa liaison di ricordi che diventano un’opera d’arte. Il ricordo è oggettivo all’opera d’arte… La cosa che mi ha colpito di più è questa sua capacità di mantenere una presa su una struttura figurativa, molto solida, però allo stesso tempo framezzarla insieme ad altri materiali”.

Tiziano Bonanni, fra i principali esponenti della scena artistica contemporanea, è pittore, scultore, grafico, designer ed insegnante: è presidente e direttore di RST Art Academy, scuola di formazione e specializzazione nelle arti del disegno e della pittura con sede a Scandicci, in provincia di Firenze, dal 1997. 

 

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