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Voglio dire quello che ho visto a Roma. Prima della follia Società

Era da tanto che non partecipavo ad una manifestazione. La rabbia che provavo dentro verso una politica che sceglie di non affrontare i problemi e la cui maggior preoccupazione, oramai è dimostrato, è quella di mantenere salvo il loro posto di “non-lavoro” era arrivata ad un livello talmente alto da convincermi ad andare a manifestare a Roma, insieme a tanti altri milioni di persone nel mondo che avrebbero fatto lo stesso. Speravo che saremmo stati tanti e, soprattutto, speravo tra questi tanti di vedere tantissimi giovani. E’ così è stato.
E’ di questo che mi preme parlare. L’azione violenta, distruttiva, travolgente di poche centinaia di imbecilli invasati si è sfogata anche contro i manifestanti pacifici, danneggiandoli fisicamente, oltre che danneggiando l’immagine e il senso di una manifestazione così numerose. Credo che questo sia sufficiente a far capire che la rabbia nei confronti di questi esseri sia diventata molto maggiore di quella provata nei confronti di un potere che non ascolta.
Perché ieri la politica sarebbe stata costretta ad ascoltarci. Non aveva scuse. Perché non eravamo soli a protestare in piazza. Con noi c’erano altre centinaia di città nel mondo, tantissimi altri coetanei. E c’erano anche persone che speravano che qualcosa si muovesse per poter rilanciare, amplificato, il messaggio della giornata.
I quotidiani non si sono neanche degnati di riportare il numero dei manifestanti. Io non sono bravo a contare la gente, ma posso scommettere che almeno 300.000 persone c’erano.
E’ stata una manifestazione strana, perché non c’erano grandi slogan. Su tutti, ovviamente, il celeberrimo “Noi la crisi non la paghiamo” e, sui vari camion che aprivano i vari spezzoni del corteo, c’erano arringatori che parlavano di diritto al lavoro, allo studio, di banche che ci hanno rapinato e di magnati della finanza che pensano solo al denaro, senza pensare invece a chi di questo denaro necessita per vivere.
C’era un po’ di demagogia, dunque, come in tutte le manifestazioni che si rispettino. Ma la cosa incredibile è che non era questa ad aver riunito le persone. Perché quelle persone in marcia, assomigliavano più a me, che ai tanti grillini, no-tav o popoli viola. Erano persone non abituate alla protesta, ma con una gran voglia di gridare. Forse fino a ieri non erano neanche mai scese in piazza, ma sono state costrette a farlo dalle continue provocazioni di un governo che si diverte ad insultare, oltre che a non ascoltare; costrette dalla continua precarietà di vita; costrette dalle umiliazioni che ogni giorno subiscono, nel mondo dell’università, della scuola, del contratto a progetto, del sindacato, della rappresentanza politica dimenticata e del dibattito politico sterile e autoreferenziale, dell’industria che non ha coraggio, del lavoro senza tutele o sottopagato, della professionalità non riconosciuta.
Io ero lì, assieme a tanta altra gente molto simile a me, per sfogare la mia rabbia contro un sistema che non guarda al futuro, che si preoccupa solo di politiche palliative, per accompagnarci tutti ad una morte dolce, dimenticandosi di chi ha voglia di vivere e di vivere a lungo e intensamente.
Io, ieri, prima di tutti gli scontri, ho visto questo. Ed è questo che ho voglia di trasmettere a chi lì non c’era e non ha potuto vedere il corteo pacifico delle centinaia di migliaia di persone, perché in tv passavano solo le immagini dei disastri e incidenti.
Fanno rabbia, gli incappucciati che catturano l’attenzione solo su di loro. Fanno rabbia perché quel mondo politico che stavamo contestando in piazza adesso parlerà solo di loro, naturalmente stando attento a precisare che “non erano tutti, ma solo poche centinaia”. Un numero sufficiente, però, per continuare ad ignorare le motivazioni della manifestazione pacifica.
Ironia della sorte, l’unico che ha risposto al nostro grido di attenzione è stata la persona più contestata del corteo. Quel Mario Draghi che afferma "Se siamo arrabbiati noi per la crisi, figuriamoci loro che sono giovani, che hanno venti o trent'anni e sono senza prospettive".
Personalmente, ho solo voglia di ringraziarlo. L’unica persona, assieme al Presidente Napolitano, che ha provato a parlare di giovani e del loro futuro. Che ha richiesto decisamente un intervento politico per affrontare le questioni di sviluppo economico.
Certo, molti manifestanti, forse, mi contesteranno che è anche il rappresentante di un’economia che invitaalla riduzione della spesa pubblica e del numero dei dipendenti pubblici,all’innalzamento dell’età pensionabile, a forme di contrattazione sindacale non più nazionali ma locali. Non voglio esprimere qui la mia opinione in merito, ma in un periodo di crisi, che la classe politica non ha il coraggio di affrontare, chi ha almeno il coraggio di lanciare delle prospettive, di rilevare problemi e portarli all’attenzione di tutti, di sfidare i governi ad agire ha tutto il mio rispetto e la mia stima.

E poi…e poi tutto finisce così. Con ragazzi incappucciati che approfittano della massa di manifestanti per nascondersi, devastando vetrine e incendiando auto sul percorso. Persone (ma quanto mi costa definirle tali) che non hanno alcuna riflessione dietro che gli permetta di giustificare la loro violenza e che sono scesi in piazza con l’unico preciso intento di distruggere. Perché se veramente avessero voluto contestare, non avrebbero usato la piazza di arrivo del corteo per accendere una guerriglia urbana ma avrebbero avuto il coraggio di dirigersi verso i palazzi del potere, ovviamente più presidiati dalla polizia. Ma sono stati vigliacchi anche in questo.
C’è chi dice, anche all’interno del mio pullman, che non fossero persone organizzate, ma che tra di loro ci fossero gli “incazzati veri”, come ad esempio la gente di Terzigno. Io non ci credo. Non erano migliaia e, come detto, se davvero vuoi manifestare un dissenso violento, non scegli di prendertela con le cose, ma con le persone. E non scegli di prendertela coi poliziotti, ma con i rappresentanti politici.
Per me sono stati e rimarranno degli invasati, dei folli dotati di una follia hitleriana, contro cui provo un profondo odio per aver rovinato una manifestazione e un messaggio dotato di una potenza mondiale e per aver dato, ancora una volta, il pretesto a questo governo di poter cambiare gli argomenti del dibattito dalla crisi di un governo, legata alla crisi di un’economia, all’assalto di 4 imbecilli che hanno devastato e violentato una città che si era anche dimostrata accogliente.
Certo, i dubbi poi ti vengono: perché quando il blocco nero ha raggiunto i fori imperiali la polizia non li ha bloccati, nonostante ci fossero centinaia di poliziotti schierati proprio in quel punto? Perché ha lasciato che si recassero indisturbati, in assetto di guerra, verso piazza San Giovanni, nonostante fossero isolati dal resto del corteo?  E perché nonostante le dichiarazioni di alcuni politici come Alemanno che dice “Erano mesi che sul web c'erano indicazioni che dovevano venire” questi individui non sono stati boccati prima che arrivassero o, almeno, appena hanno iniziato a bruciare auto?
E’ un’idea a cui non voglio arrendermi perché io continuo ad avere fiducia nella forza della democrazia, nella Costituzione Italiana, nell’azione delle Istituzioni quando queste sono rappresentate da persone sagge o, almeno, disposte ad ascoltare urla di sofferenza. E il corteo di ieri questo l’ha dimostrato, ha dimostrato ancora una volta che per far passare messaggi il modo migliore non è la violenza. Perché la violenza, anche quando reclama giustizia, è sempre un atto da condannare e siccome è facile di tutta l’erba un fascio, assieme alla violenza si condanna anche il messaggio che l’ha ispirata.
Pur oscurata da questi tristi eventi, per me la giornata è stata significativa. Temevo che i giovani, i giovani veri, i ventenni, non avessero più voglia di scendere in piazza, fossero talmente provati dal clima di rassegnazione da non avere neanche la forza di farlo. La giornata, invece, mi ha rincuorato almeno su questo. La voglia di farsi sentire c’è. Forse è ancora una voglia frammentata, formata da singole individualità, come singole erano le entità che hanno aderito al corteo (alcuni partiti, alcuni sindacati, alcune organizzazioni studentesche, alcuni comitati locali) ma c’è.
Forse è l’ora che qualcuno si faccia portatore di un messaggio di rappresentanza difficile, che si faccia carico di ascoltare e amplificare le richieste di giovani e non giovani che erano presenti nel corteo, e che in tutta Italia seguivano i manifestanti pacifici.
E forse è anche l’ora che un movimento giovanile scelga di autorappresentarsi, scelga di ridare fiducia alle istituzioni e alla politica, facendosi carico in prima persona della rappresentanza della sofferenza urlata ieri.
All’1% di classe dirigente, contrapposto al 99% di popolazione indignata, chiedo di mettersi di parte e di lasciarci costruire il nostro futuro. Perché siamo in grado e abbiamo voglia di farlo.

Cristian Del Campo

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