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Volkswagen, prima parte: ricadute su componentistica toscana si vedranno fra sei mesi Economia

Firenze –  Può sembrare poco, praticamente una nicchia. La componentistica toscana in effetti rappresenta appena lo 0,7% (210 milioni) sugli oltre 31 miliardi di esportazione regionale. Non è un distretto, ha imprese di medio grandi dimensioni ed è dunque un mondo “resistente”. Ma l’esposizione verso il gruppo Volkswagen non è poca roba: oltre 100 milioni di euro, di cui l’80% in Germania. E se dovesse concretizzarsi lo scenario peggiore per il gruppo tedesco – 18 miliardi di multe, class action in giro per il mondo, 15 miliardi per il ritiro dei veicoli – la terra potrebbe tremare anche in Toscana. I tempi? «Le possibili conseguenze si vedranno fra circa sei mesi, quando assisteremo agli effetti a catena degli ordinativi di oggi» dice Simone Bertini, ricercatore dell’Irpet, Altre regioni italiane sono sicuramente più esposte della Toscana ad un’eventuale crisi verticale di Volkswagen. Secondo i dati Anfia (associazione industrie automobilistiche) nel 2014 il reparto componentistica italiano esporta 19,2 miliardi nel mondo, di cui 1,5 miliardi destinati al gruppo tedesco. Sarebbe un bel trauma per tutto il settore, proprio ora che la componentistica nazionale aveva recuperato i livelli precrisi!

 

Anche in Toscana è stato così: la componentistica si è rigenerata. Storicamente legata al gruppo Fiat, come è ovvio, per molte imprese «la crisi del gruppo italiano è stata la molla per spingere sull’acceleratore dell’internazionalizzazione». Ad oggi sono rimaste in piedi una sessantina di unità locali, concentrate soprattutto nell’area di Livorno, Pisa e Firenze. Con specializzazioni produttive marcate, alta tecnologia, medio grandi dimensioni, forte propensione all’export. «Se la crisi del gruppo tedesco investe solo il diesel, la componentistica toscana può uscirne bene – continua Bertini – ma se invece, come sembra, è colpita l’immagine aggregata e il marchio, tutta la linea produttiva potrebbe risentirne». Senza contare il fatto che all’interno della catena di fornitura qualche impresa tedesca comincia a zoppicare, da noi la conseguenza è immediatamente intuibile. Appuntamento alla prossima primavera.

 

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